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Progettare la memoria: strategie del digitale

12 Dicembre 2019 @ 16:00 - 13 Dicembre 2019 @ 12:15

Salerno, 12-13 dicembre 2019

Comune di Salerno – Salone dei Marmi

Il Convegno Progettare la memoria: strategie del digitale inaugura il ciclo di eventi volto a ricostruire la complessa trama teorica da cui scaturirono sia le tre Rassegne d’Arte Internazionale di Amalfi (Aspetti del Ritorno alle cose stesse, 1966; L’impatto percettivo, 1967; Arte povera più azioni povere, 1968) sia la casa editrice Rumma Editore.

Intento del Convegno è mostrare come le pratiche del digitale consentano di rendere attiva ed efficace, fino a farne un investimento di futuro, la memoria di quel laboratorio di pensiero che, fra gli anni Sessanta e Settanta, fu a Salerno il gruppo di giovani intellettuali (Menna, Trimarco, Bonito Oliva, Sanguineti) raccolti intorno a Marcello Rumma.

Fu dal loro pensare insieme che nacquero le Rassegne amalfitane e, poi, la Casa editrice Rumma.  E se questo fu il modo di stare dentro le inquietudini, i fermenti, l’ansia di nuovo dell’epoca, stare dentro significò sperimentare nuovi linguaggi e nuove pratiche teoriche, significò provocare inediti incroci e contaminazioni fra l’arte, la filosofia, il cinema, il teatro, la letteratura. Ma non solo di questo si trattò giacché ricerca e sperimentazione furono contemporaneamente un modo di fare imprenditoria, di mostrare la produttività della cultura – è ciò che l’attività di Marcello Rumma mostrò in maniera esemplare – e come questa mettesse in moto processi che ridisegnavano la fisionomia del territorio divenendo qualità del suo abitarlo.

Di tale esperienza il Convegno non vuole essere la rievocazione o la celebrazione, piuttosto esso si propone di ripensarne criticamente gli effetti e, attraverso un ricorso meditato al digitale, far rimbalzare nell’attualità la complessità della sua progettualità per poi rinvestirla in un agire capace di aprire nuovi scenari d’indagine e ricerca.

Il Convegno, diviso in due sezioni, intende rispondere a tale esigenza attivando più linee di riflessione fra loro profondamente connesse:

  1. ripensare l’intuizione progettuale del laboratorio Salerno e come ne scaturirono sia le tre Rassegne d’Arte Internazionale di Amalfi (Aspetti del Ritorno alle cose stesse, 1966; L’impatto percettivo, 1967; Arte povera più azioni povere, 1968) sia la casa editrice Rumma Editore; discutere l’influenza ed esplorare l’eredità di tali eventi nella narrazione dell’arte italiana a livello nazionale e internazionale;
  2. riflettere su come con il digitale sia radicalmente ripensata l’idea di memoria e a quali conseguenze conduca il suo convertirsi in una spazialità multipla e mista in cui saperi, linguaggi, tempi diversi divengono con-temporanei e, come tali, spinti a un gioco – il digitale detta le regole del gioco stesso – che, nel suo continuo attivarsi, libera energie compresse, possibilità inespresse, frammenti di storie rimasti silenti. Se in virtù del gioco i contenuti della memoria sono ri-significati, lo è anche lo spazio in cui irrompono ed è irruzione che non solo ri-configura e ri-significa lo spazio, ma, nel farlo, produce imprevedibili e mobili effetti di nuovo pensiero. Un pensiero del molteplice.

La ricerca alla base del progetto del Convegno è collegata a un’attività di catalogazione, digitalizzazione e studio dei materiali dell’Archivio Rumma, che il Convegno intende promuovere, condividere e divulgare attraverso un confronto sulle metodologie disponibili nel settore della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, favorendo un’’implementazione consapevole e critica dell’utilizzo delle più avanzate tecnologie digitali nelle attività di ricerca, sia teoriche che applicate, inerenti ai beni culturali e archivistici contemporanei.

Scarica qui il programma di Progettare la Memoria

Bernard Stiegler

Direttore dell’IRI-Institut de Recherche et d’Innovation – Centre Georges-Pompidou, Parigi

Filosofo della scuola francese di Deleuze e Guattari, tra le voci più interessanti e brillanti del pensiero contemporaneo. È uno dei filosofi più attenti alle trasformazioni della società contemporanea, nonché tra i più attivi all’interno del dibattito teorico e politico sui media e sulle tecnologie digitali. Con la serie di tomi La technique et le temps, iniziata nel 1994 e non ancora conclusa, ha incominciato a tracciare i lineamenti di una filosofia della tecnologia per il XXI secolo. È stato visiting professor in varie università europee, statunitensi e asiatiche, professore presso l’Université Technique de Compiègne, dirige l’IRI di Parigi, la scuola pharmakon.fr, l’associazione Ars Industrialis, la Chaire de recherche contributive (Plaine Commune, Parigi) e coordina la rete Digital Studies. Tra i suoi libri, oltre trenta e tradotti in varie lingue, le serie La Technique et le Temps (1994, 1998, 2001), De la misère symbolique (2004-2005) e Mécréance et discrédit (2004-2006), nonché États de choc. Bêtise et savoir au XXI° siècle (2013), La société automatique I (2015) e Dans la disruption. Comment ne pas devenir fou (2016).

Abstract

Scolpire la memoria Modellare l’era antropocenica Tornare alla scultura sociale

Cosa può fare l’arte oggi, ovvero nell’era dell’Antropocene? Come possono essere ancora possibili la creazione e l’educazione artistica nel XXI secolo? Di cosa dovrebbero occuparsi tale creazione e tale educazione – per educare quale pubblico e quali artisti? E cosa ne è della critica oggi?

Porre queste domande significa tornare al dibattito tra Benjamin e Adorno dopo la calamità che avranno causato, in Occidente, sul piano estetico come su molti altri piani, le industrie culturali e il consumerismo – dove vedremo la Kulturindustrie, il marketing e ora il digitale reticolare praticare la scultura antisociale appropiandosi delle ritenzioni e delle protezioni dei dispositivi psichici.

La Kulturindustrie è stato l’organo di un vero disimparamento estetico assegnando alla “cultura” una nuova funzione, quella di modellare i comportamenti assegnati al consumo – vale a dire assegnati alla distruzione delle arti di vivere, nel senso che Whitehead dà a questa espressione, e tale che queste arti di vivere costituiscono ciò che Gilbert Simondon ha descritto come processi di individuazione sempre sia psichici che collettivi.

In questo senso, ci metteremo in discussione tornando alla questione della scultura sociale come concepita da Joseph Beuys.

Dettagli

Inizio:
12 Dicembre 2019 @ 16:00
Fine:
13 Dicembre 2019 @ 12:15

Luogo

Palazzo di Città
Via Roma, 84121
Salerno, Italia
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