Viaggio tra arte e tecnologia

L’arte per ri-definire i confini dell’esperienza umana

Il corto realizzato dagli studenti del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli che racconta attraverso la lente di alcuni protagonisti della scena artistica contemporanea, il mondo come potremmo vederlo oggi e nel prossimo futuro, tra simboli, tecnologia, metafore, corpi relazioni ed evoluzioni

Online l’8 novembre ore 18.30 sui profili social di Societing.40

Cos’è “umano” e cosa non lo è? Cos’è “virtuale”, “digitale” e in che modo queste categorie si combinano con quella che noi chiamiamo “realtà”? Ha ancora senso ragionare categorizzando e dividendo per compartimenti stagni?

Queste sono solo alcune delle domande che hanno stimolato la nostra riflessione e che ci hanno spinto a cominciare, lo scorso maggio, un “viaggio” in compagnia degli artisti del Re:humanism Art Prize e di Daniela Cotimbo, curatrice e presidentessa dell’associazione Re:humanism.

Re:humanism è un progetto che nasce nel 2018 – col sostegno di Alan Advantage, un’agenzia che fornisce servizi di consulenza per l’adozione di tecnologie AI e strategie o soluzioni innovative in ambito aziendale  – ed è una mostra collettiva che indaga il rapporto fra Intelligenza Artificiale e arte contemporanea. Per questo secondo anno, gli artisti hanno avuto il compito di indagare il concetto di confine (boundaries) e di superarlo o meglio di ridefinirlo (Re:define).

Analizzare il rapporto che c’è tra arte e tecnologia non solo mette in luce una rivoluzione estetica che è già in atto – basti pensare alla massiva presenza di festival, mostre, eventi e workshop che vanno in questa direzione – ma consente di portare avanti riflessioni che avvicinano ad una più ampia comprensione delle tecnologie e ad una loro più semplice integrazione all’interno del tessuto sociale.

La seconda edizione di Re:Humanism nasce durante l’esperienza pandemica, secondo le parole della curatrice, dalla consapevolezza che le mutazioni sistemiche dovute alle tecnologie di intelligenza artificiale non sono materiale per nostalgiche riflessioni sul passato, ma al contrario rappresentano fenomeni da leggere in tutta la loro radicale complessità per comprendere dove stiamo andando. Le tecnologie devono essere lette come opportunità per rimettere in discussione alcune delle categorie acquisite che riguardano il nostro stesso essere propriamente umani. Il fil rouge è stato quello di ricercare nei progetti proposti una visione propositiva del futuro, attraverso una riflessione speculativa sul medium dell’intelligenza artificiale ed una riflessione che coinvolgesse anche e soprattutto le implicazioni culturali e sociali di tale tecnologia.

Gli artisti, in maniera differente da chi si occupa di innovazione scientifica, utilizzano un approccio speculativo che vede nella tecnologia e nei suoi impatti il potenziale per ripensare metodi e processi al fine di immaginare nuove possibili traiettorie. L’arte è la più libera tra i prodotti culturali: se la tecnologia guarda a sé stessa soltanto attraverso la lente dell’utile, l’arte può reintrodurre in questo sistema complesso la sensibilità, la ricerca incondizionata, anche esistenziale che è propria dell’artista. Egli è libero di creare ed immaginare possibili (ed auspicabili) futuri.

In mostra sono stati esposti i progetti vincitori della seconda edizione del Re:Humanism Art Prize che attraverso una call for artists internazionale ha raccolto oltre duecento candidature da tutto il mondo. Ai dieci finalisti si aggiunge l’opera di Francesco Luzzana (Object Oriented Choreography), vincitrice dello speciale Romaeuropa Digitalive Prize. Questa performace data-driven è stata invece presentata nell’ambito del celebre festival romano lo scorso 26 Settembre.

In questa sorta di mini-documentario abbiamo raccolto alcune significative interviste in merito per raccontare l’esperienza vissuta e per stimolare la riflessione attorno a questi temi perché l’arte è da sempre in grado di colpire nel profondo e di rendere manifeste e comprensibili questioni anche spinose.

 

Il corto è stato realizzato dai ricercatori del Tirocinio Societing4.0, il programma di ricerca-azione sulla social digital transformation dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con un ringraziamento particolare a Francesca Di Meo e Caterina Cirillo che ne hanno curato la produzione.

Contatti: pina.caliento@societing.org

Societing4.0 FBIGTWYT

 

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