Questa è una di quelle notizie che ci fa piacere dare, ovvero quel momento in cui la tecnologia è al completo servizio del bene comune, in questo caso dell’arte. Stiamo parlando di uno dei siti archeologici più noti e visitati al mondo: Pompei.

L’antica città di Pompei, come in molti sapranno, rimase sepolta dopo l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e questo accadimento nefasto in realtà consentì la conservazione di strade, piazze, case, ville, affreschi, templi e persino essere umani, così come si presentavano pochi istanti prima della catastrofe.

Nel corso degli anni, il sito di Pompei è stato una scoperta continua di nuove meraviglie sepolte sotto la coltre del passato; recentissimo è il rinvenimento della tomba di Marcus Venerius Secundio, straordinaria testimonianza dello svolgimento a Pompei di spettacoli in lingua greca, di cui il liberto fu promotore come si legge nell’epigrafe presente sull’antica sepoltura.

PompeiUn lavoro continuo, certosino e prezioso di tante professionalità tra ricercatori, storici, restauratori, archeologi, tecnici che riportano letteralmente in vita la storia. A volte però la mano dell’uomo ha bisogno di una mano, appunto, ed è qui che entra in gioco la tecnologia: grazie all’intelligenza artificiale, alla robotica e alla ricostruzione 3D, da oggi è possibile mettere in pratica alcune metodologie di restauro inconcepibili fino a qualche tempo fa. Parliamo del progetto RePAIR (acronimo di Reconstruction the past: Artificial Intelligence and Robotics meet Cultural Heritage) messo a punto dall’università Ca’ Foscari di Venezia e che mira alla ricomposizione di migliaia di frammenti di alcuni reperti provenienti dai depositi del Parco Archeologico di Pompei. Basandosi sull’analisi dei numerosi aspetti stilistici, tecnici e morfologici dei frammenti, una specifica infrastruttura robotica munita di braccia meccaniche sarà utilizzata per scansionare, riconoscere e riposizionare perfettamente i frammenti in questione mediante un sistema di digitalizzazione 3D. Al centro di questo intervento di restauro gli affreschi del soffitto della Casa dei Pittori al Lavoro provenienti dall’Insula dei Casti Amanti.

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel racconta:”Le anfore, gli affreschi, i mosaici, vengono spesso portati alla luce frammentati, solo parzialmente integri o con molte parti mancanti. Quando il numero dei frammenti è molto ampio, con migliaia di pezzi, la ricostruzione manuale ed il riconoscimento delle connessioni tra i frammenti è quasi sempre impossibile o comunque molto laborioso e lento. Questo fa sì che diversi reperti giacciano per lungo tempo nei depositi archeologici, senza poter essere ricostruiti e restaurati, e tantomeno restituiti all’attenzione del pubblico”.

Davvero un importantissimo passo avanti dal punto di vista tecnologico per il soccorso di tutto il mondo dell’archeologia che vede così incredibilmente supportato il lavoro dell’uomo e valorizzato il patrimonio artistico del nostro Paese davvero unico.

Fonte e approfondimenti: arte.sky.it

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