Tour, concerti, scenografie e chi più ne ha più ne metta, l’industria musicale non è di certo esente dall’avere un impatto importante sull’ambiente. Ci hanno pensato bene i Massive Attack che riflettendo sull’inquinamento e le emissioni di carbonio che derivano dalle migliaia e migliaia di concerti in giro per il mondo e da sempre sensibili alle tematiche legate ai cambiamenti climatici, avevano avviato una collaborazione con il Tyndall Center for Climate Change Research dell’università di Manchester, allo scopo di mappare l’effettiva impronta di carbonio di un tipico tour e individuare soluzioni riproducibili su scala internazionale per cambiare il mondo della musica dal vivo.

Adesso sono arrivati i risultati della collaborazione e con essi anche una sorta di decalogo con tutta una serie di indicazioni per gli addetti del settore live affinché si adottino misure più compatibili con le esigenze del Pianeta. La band comincerà ad applicare queste precauzioni già a partire dal prossimo tour previsto nel 2022 e spera che tali indicazioni possano essere prese in considerazioni e adottate da altri artisti e attori del settore proprio perché, affinché sia efficace, deve necessariamente trattarsi di un’azione collettiva: «Solo un cambiamento materiale e fondamentale nelle pratiche e nella tecnologia a livello globale può prevenire un cambiamento climatico catastrofico. Il modo in cui gli stakeholder della musica dal vivo e l’industria nel suo insieme abbracciano l’azione per il clima fa parte di questa risposta globale» si legge sul sito del collettivo.

 

Secondo il report «la riduzione delle emissioni di carbonio deve essere inserita in ogni decisione: percorsi, luoghi, modalità di trasporto, scenografia, design audio e visivo, personale, promozione ecc. superare le barriere e sostenere nuove pratiche», quindi ad esempio eliminare gli spostamenti in jet privati, passare al trasporto elettrico per concerti e festival e, entro il 2025, eliminare gradualmente i generatori diesel nei live. Altri suggerimenti includono “modelli plug and play per i locali”, che ridurrebbero l’onere del trasporto dell’attrezzatura e la standardizzazione di questa in tutto il mondo, il tutto implementato in modo collaborativo per supportare i locali più piccoli.

È ovvio come l’eliminazione dei tour sarebbe la risposta più efficace al problema ma almeno questi artisti hanno commissionato uno studio serio per dare dei suggerimenti e ridurre l’impatto ambientale di un sistema che certamente vive di musica live (e che torna a respirare dopo la fase più critica della pandemia). Che ne pensate?

Fonte e approfondimenti: pitchfork.com

 

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