«Nessuno sviluppo può avvenire sulla base del disprezzo dei luoghi,

della loro vendita allincanto, degli stupri industriali

della modernità a quelli turistici della postmodernità.

Guardare i luoghi significa averne cura, riguardo, ricostruire,

attraverso la pietas, i beni pubblici, quei beni che appartengono

a tutti e che sono insieme veicolo di identità, solidarietà e sviluppo».

Alla memoria di Franco Cassano

Ad un certo punto, qualche mese fa, con Adam ci siamo detti: “è ora di tornare alla normalità qualunque cosa essa possa essere. Quest’anno bisogna tornare ad organizzare una bella Summer School”.

Lo shock del Covid ha mostrato a tutti l’urgenza del cambiamento. Mai come in questo periodo le trasformazioni e le innovazioni servono per salvarci. Anche le principali politiche messe in campo dall’Europa e dall’Italia sono finalizzate a questo: transizione ecologica, transizione digitale, Next Generation EU, sono gli orizzonti più importanti ai quali tendere. Solo evitando che diventino il terreno di gioco per i soliti opportunisti e traducendo queste grandi strategie in un’azione collettiva potremo veramente avere effetti ambientali, sociali ed economici che ci allontanino dai fallimenti del presente.

Per noi che amiamo occuparci proprio di innovazione sociale e tecnologica è determinante studiare, capire e agire insieme. Ci siamo detti che era il momento di dare sostanza (ora più che mai) alla nostra missione. Abbiamo scritto anche nel nostro manifesto che Societing 4.0 crea ponti tra discipline, attori, significati, metodi, territori, tradizione e innovazione generando idee, esperienze e soluzioni che possono produrre valore collettivo per:

–  ricomporre la frammentazione e superare la disarticolazione attuale, così da definire e ri-definire visioni di possibili futuri. In questi processi di ricomposizione le tecnologie possono avere un ruolo-chiave come abilitatori, come facilitatori delle connessioni oltre che come sistemi di raccolta e condivisione delle conoscenze prodotte di volta in volta;

–  favorire insieme l’apprendimento individuale e quello collettivo, generativo di empowerment, di relazioni e di miglioramento dei beni comuni. Significa orientarsi a nuove forme di futuro avendo un ruolo attivo nella creazione di comunità capaci di generare apprendimento con il coinvolgimento di attori che vadano oltre i confini dei loro ruoli tradizionali e consolidati. La tecnologia può essere strumento abilitante e di supporto da utilizzare, da creare e da ripensare, in modo coerente con i significati definiti/ri-definiti e formulati/riformulati.

Abbiamo pensato che questa nostra undicesima Summer School fosse l’occasione di usare il territorio, le persone, gli spazi, le esperienze, la tradizione, la storia, le innovazioni e i cambiamenti, la bellezza, la cultura, i sapori, le conoscenze, l’ambiente naturale, come occasioni di apprendimento e di addestramento alla complessità:

  • capire come attivare processi di innovazione tecnologica e sociale nell’Antropocene dei devastanti cambiamenti climatici e delle grandi disuguaglianze;
  • osservare sul campo come e perché le trasformazione richiedono la creazione di ponti (di conoscenza e di senso) tra la tradizione e le visioni nuove;
  • riflettere su come le comunità siano uno spazio di opportunità, non necessariamente legate ad un territorio specifico perché le nuove comunità, nell’infosfera, sono un intreccio di conversazioni cui le persone partecipano in modo diversi, scegliendo dove, come e per quanto tempo allocarvi le proprie risorse (di attenzione, competenze, disponibilità relazionale);
  • ricollocare la tecnologia in una visione ecologica e generativa dello sviluppo in quanto strumenti che favoriscono: un sistema produttivo più sostenibile; intelligenza collettiva per il bene comune; connessioni tra culture. Le tecnologie sono abilitatori; sistemi di raccolta e condivisione delle conoscenze prodotte di volta in volta; strumenti di supporto da utilizzare, creare e ripensare in modo coerente con i processi e le trasformazioni socioculturali da accompagnare.

Abbiamo scelto quello che per noi è un territorio d’elezione: Paestum e il Cilento. Il Mediterraneo, l’Italia e la Campania sono simboli della capacità di sviluppare abilità che consentono la risoluzione dei problemi in modi non convenzionali: una forma di duttilità che favorisce l’innovazione creativa e la capacità di adattamento ai cambiamenti non previsti.

Nel titolo abbiamo sintetizzato ed esploso tutti gli elementi sui quali abbiamo voluto portare l’attenzione. δίαιτα (diaita) prima di tutto cioè dieta, parola greca che affida a dieta il significato di abitudine, modo di vivere. E poi Transizione ecologica e digitale per la Next Generation EU: Territori, corpi, dati e dieta mediterranea.

La nostra idea si è trasformata in un viaggio corale, in un percorso di conoscenza e in un’immersione nella complessità delle realtà territoriali, produttive, culturali con le quali dobbiamo immaginare e negoziare i cambiamenti possibili e utili.

Tutti hanno viaggiato con noi: nessuno escluso! Gli studenti della Summer School, gli esperti e studiosi coinvolti nelle riflessioni sui temi proposti, gli imprenditori, le realtà territoriali che ci hanno ospitato, le persone importantissime che ci hanno aiutato nell’organizzazione operativa e logistica sul territorio, la Ministra Fabiana Dadone per le politiche giovanili, i bravissimi archeologi, nostre guide negli scavi di Paestum, e gli ospiti che ci hanno fanno visita a vario titolo.

Una settimana fuori dal tempo che questo video racconta meglio di tante parole.

C’è ancora tanto da fare.

Il viaggio è solo cominciato…

Alex Giordano

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