Il tema della condivisione non consensuale di materiale intimo online sta ricevendo sempre maggiore attenzione nel dibattito italiano, complice la crescita di forme di violenza di genere online che colpiscono un numero sempre maggiore di donne e un gran numero di scandali relativi al problema. La condivisione non consensuale di materiale intimo si conosce mediaticamente come revenge porn, un termine piuttosto problematico il cui utilizzo ancora sottolinea una sorta di colpa per chi diventa vittima di violenza, causandogli conseguenze psicologiche così pesanti da arrivare in alcuni casi anche all’atto estremo del suicidio. I casi di diffusione di foto, video, immagini, senza il consenso della persona interessata (nella maggior parte dei casi, una donna), continuano a emergere e aumentare, nonostante il fenomeno sia considerato a tutti gli effetti un reato nel nostro Paese.

Ancora troppo spesso, la narrativa attorno alla condivisione non consensuale di materiale intimo tende a ricercare colpe ed errori commessi dalle donne che ne diventano vittime, mentre giustifica la violazione del consenso e l’umiliazione come una forma di “goliardia” tra uomini, del tutto normale in luoghi come le “chat del calcetto”. Mentre si dibatte tra uno scandalo e l’altro, senza ancora trovare una soluzione a un problema che quotidianamente colpisce centinaia di donne, molte questioni rimangono ancora aperte: perché dovremmo utilizzare il concetto di “condivisione non consensuale di materiale intimo” per comprendere il problema? Qual è il ruolo dei media digitali, e in particolare di Telegram, nell’amplificare queste pratiche? Perché una legge non è sufficiente per arginare il fenomeno? E quali strumenti abbiamo a disposizione per comprendere, limitare e sradicare questo tipo di violenza? Questo volume ha l’obiettivo di fornire alcune risposte a queste domande, partendo dall’analisi di come la condivisione di materiale intimo si articola su Telegram.

È infatti fondamentale osservare le pratiche di violazione dell’intimità e del consenso in rete e come queste si intrecciano con il concetto di privacy e di identità di genere. Una simile riflessione non può prescindere dalle norme culturali e di genere persistenti nella nostra società, che orientano le pratiche delle persone e si intersecano con le piattaforme digitali. Per questo si mostrerà come Telegram, caratterizzato da chat che favoriscono l’aggregazione e da un forte senso dell’anonimato, costituisce il terreno fertile su cui crescono e si diffondono pratiche di condivisione non consensuale, misoginia e molestie online. Inoltre, Telegram rappresenta una piattaforma che riprende e allo stesso tempo amplifica comportamenti tipici di un’identità maschile egemone e tossica. Questa forma di maschilità si sviluppa in contesti omosociali, e quindi di relazioni ‘tra maschi’, e sta alla base delle pratiche di violenza di genere online che spesso nulla hanno a che vedere con la vendetta.

All’interno di un dibattito pubblico ancora fortemente conservatore e patriarcale, “Donne tutte puttane” si propone ancora una volta di sottolineare l’importanza dell’analisi delle matrici culturali e sociali della condivisione non consensuale di materiale intimo e della violenza di genere più in senso lato. Al tempo stesso, il volume insiste sulla necessità di aprire un dialogo con le piattaforme digitali, spesso mediatrici di violenza e contenitori di odio e discriminazione, e soprattutto ancora “scatole chiuse” che non ci permettono di immaginare nuove strategie per promuovere l’equità online.

 

di Lucia Bainotti, Silvia Semenzin

a cura di Durango Edizioni

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