L’influencer Kim Kardashian, qualche giorno fa, ha dichiarato dal suo profilo Instagram di aver ricevuto, da parte del marito Kanye West, un regalo davvero particolare: una sorta di “sorpresa speciale dal cielo” che l’ha lasciata sbalordita. Ma di cosa si tratta? Davanti allo stupore della stessa Kim, il padre da tempo scomparso, si è materializzato di fronte ai suoi occhi per augurarle buon compleanno. Vi state chiedendo come  sia possibile? La figura non era altro  che un ologramma recante le sembianze del padre dell’influencer. Un regalo davvero speciale.

A chi non è mai capito di desiderare di poter vedere e ascoltare ancora una volta i propri cari defunti? Chi non ha mai pensato, anche solo per un momento, di voler vedere davanti a sé o sentire la voce di un amico o di un familiare scomparso? A tutti sarà successo almeno una volta di sognare o desiderare un contatto per tenere viva la memoria di quella persona. Grazie ai nuovi sviluppi tecnologici, quest’idea non sembra poi più così irrealizzabile, tramite l’utilizzo di intelligenze artificiali o di ologrammi recanti sembianze umane.

PORTL Inc, una società high tech di Los Angeles specializzata nella tecnologia dell’ologramma, sembra aver abbattuto la barriera della morte con i suoi esperimenti tecnologici. Quasi fossimo usciti da un episodio di Futurama, con l’ausilio della macchina progettata StoryFile X Epic PORTL, sarà possibile ricreare un ologramma di se stessi che potrebbero fare le nostre veci in luoghi fisicamente irraggiungibili. In che modo? Il dispositivo progettato presenta infatti una fotocamera che permette di recepire, elaborare e trasmettere gli ologrammi in entrata tramite un algoritmo in grado di identificare i volti. Oltre a poter ricreare ologrammi di persone defunte, è in grado di interagire e conversare con altri ologrammi intelligenti o anche esseri umani. La macchina infatti è stata creata con lo scopo di rendere disponibile una nuova forma di narrazione, tramite la creazione di ologrammi con sembianze di personaggi storici del passato, i quali potrebbero addirittura diffondere la propria storia “in prima persona”.

Nella sua collaborazione con StoryFile, la società PORTL Inc. afferma che una delle possibilità previste dalla macchina realizzata sarebbe quella di riportare in vita personaggi famosi. Questa cosa potrebbe avere dei risvolti in diversi campi, dallo spettacolo all’istruzione e in ambito culturale in generale. Immaginate lo scenario: siete al museo, la guida vi sta illustrando le caratteristiche de “I girasoli” di Van Gogh, quando all’improvviso il pittore in persona si materializza davanti a voi, sotto forma di ologramma, per illustrarvi qualche particolare sulla propria vita o stile artistico. O anche, la lezione di storia vi sembra particolarmente noiosa e non riuscite a ricordare nessuna data o evento importante? Cosa succederebbe allora se Garibaldi in persona comparisse davanti a voi per spiegarvi le tappe che hanno portato all’indipendenza italiana o al suo famosissimo incontro con il re? Con una stanza adeguatamente allestita per i musei e un laboratorio interattivo presente nelle scuole, una tecnologia del genere potrebbe portare a un nuovo modo di concepire la cultura e l’informazione, rendendola interattiva e garantendo l’abbattimento di una frontiera che fino a questo momento ha legato l’istruzione alla sua forma tradizionale di diffusione.

 

Ma quali potrebbero essere i risvolti di questa pratica nella vita soggettiva delle persone? E soprattutto, “riportare in vita” i morti, come si collegherebbe all’elaborazione del lutto? Certo, si tratterebbe di un’esperienza a dir poco fantastica quella di poter rivedere un proprio caro da tempo scomparso tramite lo sviluppo di queste nuove tecnologie ma con impatti forse ancora tutti da valutare.

Un’ulteriore implicazione potrebbe portare a concepire l’uso di questi ologrammi (in particolare, quelli recanti sembianze di una persona cara defunta) come supporto psicologici per aiutare le persone proprio nell’elaborazione del lutto. Recenti studi sociologici hanno già valutato, in precedenza, la possibilità di utilizzare robot (nel campo dell’intelligenza artificiale) come affiancamento o in sostituzione di psicologici abilitati, considerando la possibilità che gli individui fossero più disposti ad aprirsi trovandosi di fronte a un automa, non in grado di giudicarli. Sviluppando la possibilità di creare degli ologrammi che richiamino le fattezze di una persona cara scomparsa, si potrebbe pensare di utilizzarli come parte integrante di una terapia che permetta il distacco emotivo, l’elaborazione della perdita e la sua conseguente accettazione.

Un’applicazione in questo senso è quella della realtà virtuale. Ha fatto scalpore la notizia di qualche tempo fa di una donna sudcoreana che è riuscita ad “incontrare” la figlioletta scomparsa grazie alla proiezione del tutto realistica della bambina offerta dagli oculus di Virtual Reality.

Tuttavia, se da un lato, questa nuova tecnologia potrebbe in qualche modo portare a dei vantaggi significativi, quali la “realizzazione” di un sogno altrimenti impossibile, dall’altro non va dimenticata l’imprevedibilità e la soggettività delle reazioni umane di fronte a scenari di questo tipo. Non è detto infatti che l’utilizzo di VR oppure di un ologramma non possa generare conseguenze anche gravi per la salute psichica dell’individuo, in particolar modo, rendendo più difficile l’accettazione della perdita di una persona cara, o addirittura creando delle dipendenze dagli ologrammi (che sostituiscono una presenza terrena).

È chiaro che la ricerca tecnologica, scientifica e psicologica deve ancora fare qualche passo per capire la reale utilità di un utilizzo a tali scopi di queste tecnologie. Anche se non si può nascondere la meraviglia di “un regalo dal cielo” è sempre bene tenere a mente che la realtà è ben diversa da un episodio di Black Mirror.

 

 

 

 

 

 

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