Collaborare per rifare il Mondo

Partiamo dalla conclusione (un po’ alla Carmelo Bene) a cui giunge Luca De Biase: “Il digitale non è un progetto di società. Piuttosto il progetto di società – implicito o esplicito – spiega la forma emergente del digitale”.  Nell’economia della conoscenza, dice De Biase, il digitale diventa importante per avere opportunità; per questo è importante “l’investimento in educazione, inclusione, esperienza; l’incentivazione alla creazione di sistemi digitali più facili da comprendere; l’introduzione di robotica al servizio delle persone e non al posto delle persone”.

Si aggancia a questa riflessione il confronto aperto dalla Fondazione Deloitte, che ha coinvolto una serie di personalità del mondo produttivo, dell’università e delle istituzioni sul tema delle competenze tecnico-scientifiche (le Stem).  Da questo confronto si alza un coro che riconosce non solo nelle sviluppo di queste competenze ma anche nell’ibridazione di queste con altre competenze di stampo umanistico, la direzione che scuole, mondo della formazione professionale e università devono intraprendere.

Pesa il labile legame tra aziende e università e le poche contaminazioni tra scienza e umanesimo. A conferma di questo, il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha detto che è importante favorire le esperienze sul campo per far crescere proprio la vicinanza tra il mondo del lavoro e quello dello studio. Un dialogo non sempre facile quello tra imprese e sistema della ricerca universitaria, distanti spesso per approcci, cultura e tempi di reazione. Anche per questo il Ministro sta spingendo per facilitare il rapido ingresso nel mondo del lavoro da parte dei laureati e ha annunciato che a breve presenterà un disegno di legge che consentirà ad alcune lauree di essere abilitanti per le professioni regolamentate, in modo che questi laureati possano entrare subito nel mondo lavoro.

I ragazzi però sono ancora poco attratti dalle materie Stem e il 29%, secondo una ricerca realizzata da Fondazione Deloitte in collaborazione con Swg, confessa di ritenere queste materie troppo difficili per le proprie capacità. Inoltre emerge dalla ricerca che i giovani sono influenzati nelle loro scelte più dalle famiglie che dall’orientamento scolastico che risulta dunque poco efficace nell’illustrare le crescenti potenzialità occupazionali delle discipline Stem. E così di fronte alla narrativa che vuole un’Italia priva di occasioni per i giovani, ci sono circa 150mila posti di lavoro che non trovano candidati: né talenti nazionali, né persone di altri Paesi attratte da queste opportunità.

Risuonano le parole di Mariana Mazzucato che chiude il suo intervento su Il Sole 24Ore dicendo: “Solo attraverso la riproduzione di esperienze virtuose di collaborazione tra pubblico e privato sarà possibile realizzare un rilancio e un rinnovamento della struttura produttiva del nostro Paese –un Paese più innovativo, sostenibile ed equo”.

La grande domanda che si apre è se questa visione ideale di collaborare per un Paese più innovativo, sostenibile ed equo possa essere il progetto comune, ora che -come dice Stefano Cingolani- la pandemia ha abbattuto il sogno delle “magnifiche sorti e progressive” e ci troviamo di fronte a un Mondo da rifare.

Lo staff di Societing4.0

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