Bit+neuroni+qbit= c’è un futuro per il dialogo tra innovatori e resto del mondo?

Ebbene sì: il futuro dell’informatica (che si trascinerà dietro produzione, forme di socializzazione e chissà cos’altro) non sarà più basato su bit ma sarà costruito da bit + neuroni + qbit. I bit hanno spinto la digitalizzazione consentendo il funzionamento di computer,  telefoni e applicazioni online e, negli ultimi anni, i sistemi di intelligenza artificiale stanno raggiungendo una grande precisione che si rafforzerà grazie all’unione dell’apprendimento e del ragionamento attraverso sistemi neurosimbolici. Infine, dall’unione della fisica e dell’informazione emergerà una Teoria dell’informazione quantistica e si svilupperà il quantum bit (il qbit),  la base dei quantum computer. Tutto questo renderà possibili le nuove scoperte scientifiche.

Certo, noi ci crediamo sulla fiducia perché tutto ciò rimane avvolto da un grande mistero legato a conoscenze, processi e linguaggi decisamente non inclusivi. Nel rapporto per il Parlamento Europeo (scritto da Dino Pedreschi e Ioanna Miliou dell’Università di Pisa) riguardo alle prospettive dell’intelligenza artificiale per lo sviluppo economico e sociale si dice ,come ci racconta Luca DeBiase, che “se l’intelligenza artificiale funziona come una scatola nera, se i suoi percorsi tecnici non si possono conoscere, ricostruire e criticare, allora rischia di generare distorsioni anche gravi: solo un’intelligenza artificiale che si fa comprendere dalla cittadinanza può conquistarne la fiducia e soltanto una progettazione socialmente avvertita può evitare di introdurre negli algoritmi pregiudizi e imprecisioni tali da generare polarizzazioni, monopoli e ineguaglianze”.

Condividiamo con DeBiase che comprendere ciò che avviene alle frontiere dell’innovazione sia sempre una sfida poiché “si tratta di luoghi che stanno oltre il limite del conosciuto”. E siamo anche d’accordo sulla considerazione che “le società che non accettano ciò che non comprendono possono bloccare l’innovazione”.  Per questo esistono esperienze come Societing 4.0 che, come Programma transdisciplinare di ricerca-azione, ambisce a “creare ponti tra discipline, attori, significati, metodi, territori, tradizione e innovazione, generando idee, esperienze e soluzioni che possono produrre valore collettivo” (Il Manifesto).

Lo staff di Societing4.0

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