A.D. 2020 non più paroleparoleparole ma Dati dati dati…

Dice Salvatore Iaconesi: “Dall’accesso a enormi quantità e qualità di dati e computazione dipende la nostra possibilità di conoscere, comprendere, posizionarci e agire nei confronti delle sfide fonda- mentali del nostro ambiente. Ogni minuto che passa, il mondo ci sta mostrando che i dati sono molto più di una risorsa da usare, estrarre, consumare. Possono, al contrario, diventare i nuovi oggetti sociali e rituali intorno ai quali riunirci per creare nuove pratiche, abitudini, estetiche e tradizioni…”.

Di certo affinché i dati siano usati per “ricostruire le relazioni sociali” è necessario, e lo stiamo dicendo da qualche tempo, avere chiarezza riguardo il loro utilizzo. 

Il rischio, infatti, è che, inseriti in modelli di analisi e rappresentazione non chiari o, addirittura volutamente criminali, minino alla base proprio le nostre relazioni sociali.

Come scrive Gilberto Corbellino commentando il testo di Adam Kucharski THE RULES OF CONTAGION. WHY THINGS SPREAD AND WHY THEY STOP, “l’ubriacatura per i big data e l’abuso di theory-less model sta producendo disinformazione col bollino della scienza. Il che può essere dannoso sia per la salute umana sia per la scienza”.

Si può lavorare, insieme, sulla definizione di soluzioni che non seguano solo logiche contrappositive? 

Per l’uso dei dati, per esempio a fini sanitari, una “terza via” arriva dalla proposta di Francesca Bria: “È importante non cadere nella falsa dicotomia tra diritto alla privacy e salute pubblica. Le tecnologie che vanno messe in campo per l’emergenza in un Paese democratico possono e devono coniugare l’obiettivo della sicurezza sanitaria e l’efficacia dell’azione pubblica con la garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone”.

Ci sono soluzioni tecniche che lo consentono: “Il download dell’app sarà volontario e il codice include garanzie per crittografare i dati e anonimizzare le informazioni personali, rendendo praticamente impossibile rivelare l’identità delle persone che utilizzano i dispositivi. Direi che la strada europea potrebbe essere una via percorribile nel breve periodo con il giusto equilibrio tra tracciabilità, efficacia e privacy”.  

E per combattere i cyberattacchi (tipo quello subito dall’Inps la scorsa settimana) Bria propone: “dovremmo seguire le migliori pratiche di sicurezza, che implicano il rendere più facile il controllo del codice che utilizziamo e degli algoritmi, promuovere software libero e open source e garantire che l’accesso ai dati critici sia sotto stretto controllo”. 

Abbiamo la sensazione che  apertura, confronto, condivisione e collaborazione siano le vie necessarie affinché i dati “ci aiutino ad abitare in modo dignitoso e solidale questo pianeta, nella dimensione della complessità accessibile che è tipica dell’amicizia e della generosità” come suggerisce il nostro Salvatore Iaconesi.

Che ne pensate?

Di seguito gli articoli scaricabili:

Atenei, lezioni online per il 94_ dei corsi

Come scongiurare l’uso privato dei Big Data nel controllo sanitario

Dati usati per ricostruire le relazioni sociali

Formazione continua in realtà virtuale

la privacy

Se mentono pure i numeri

UNA INTELLIGENZA INNOVATIVA PER PROGETTARE UN NUOVO FUTURO

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