“Divenire cyborg – nuovi corpi tra femminismo e tecnologia” è un ciclo di seminari che indaga le nuove pratiche femministe, in particolare quelle che fanno riferimento al nesso tra il corpo e le tecnologie come strumenti di emancipazione.

Il “Manifesto Cyborg” di Donna Haraway è il testo di riferimento per l’esplorazione di questa area concettuale. Il pensiero occidentale si struttura sulla base di coppie oppositive nelle quali il primo termine rappresenta sempre il polo positivo anima/corpo, uomo/donna, naturale/artificiale e così via. Da molto tempo il dibattito teorico, spinto da eventi storici concreti, lavora allo smontaggio di questi dualismi e alla ibridazione di categorie a lungo pensate come separate e gerarchicamente sovrapposte. Haraway tira le somme di questo percorso storico e concettuale pensando la figura del cyborg. In questa forma di vita emerge una connessione originaria tra natura e tecnica, umano e macchinico. Ben al di là delle categorie di genere, i corpi si mostrano esposti a una condizione che non è mai stata né umana né naturale ma sempre fatta di contaminazione. Ciò che una cultura millenaria ha collocato fuori – la tecnica – e ha pensato come l’agente di un processo di alienazione, è in realtà originariamente ‘dentro’: ogni vivente si struttura a partire dallo xenos, da ciò che gli è alieno.

Le nuove forme di emancipazione non possono prescindere da questo smontaggio – che è un processo in atto, prima di essere una teoria – di una presunta naturalità della vita umana (e non solo) con tutto ciò che ne consegue in termini di ruoli e identità di genere. Il nostro percorso intende esplorare attraverso incontri dibattiti e altro ancora, le più recenti pratiche teoriche, estetiche e politiche del nuovo xenofemminismo. 

#01 – Lavoro (gratis) perché ti amo troppo

con Federica Di Martino e Antonio di Stasio

modera Massimo Villani

Martedì 25 febbraio, h. 18.00  

I processi di femminilizzazione del lavoro associati ad una sempre più accentuata centralità della macchina come protesi di potenziamento soggettivo, mettono in rilievo quell’ambivalenza che già Foucault segnalava nella figura neoliberale dell’imprenditore di se stesso. In questo contesto diviene sempre più difficile individuare un confine tra tempo di lavoro e tempo di vita, tra produzione e riproduzione. Nella nostra presentazione proveremo ad insistere sulla categoria stessa di lavoro, mostrando come oggi sia necessario ampliarla ed adeguarla a quella dimensione affettiva che, sebbene storicamente sia stata identificata meramente con la sfera riproduttiva, oggi va generalizzandosi sempre più al lavoro in generale. Tale problematizzazione ha profonde conseguenze sulle forme dell’organizzazione politica. Ad esempio: cosa significa scioperare, interrompere il processo di valorizzazione, quando l’intera vita è immediatamente incardinata dentro circuiti produttivi non situabili in uno spazio-tempo determinato? Cosa significa rifiuto del lavoro quando il lavoro è indiscernibile da una forma di vita e dalla sua dimensione affettiva, passionale e desiderante? La politicizzazione del macchinico può rappresentare una prima ipotesi per aggiornare la categoria di sciopero al capitalismo contemporaneo?  

DIVENIRE CYBORG ~ nuovi corpi tra femminismo e tecnologia
Ciclo seminariale a cura del collettivo MSA – Società Accelerata

Casa del Popolo “Cohiba”
Corso V. Emanuele II 192
Nocera Inferiore

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