Ci sono due temi in primo piano – dice Gaetano Manfredi, Ministro della Ricerca: da una parte i nuovi profili emergenti, come, per esempio, i “data scientist,” e dall’altra parte l’integrazione dei profili più tradizionali con le nuove  competenze digitali trasversali. E la sfida formativa delle Università è quella di colmare il gap tra la domanda di competenze e la disponibilità dell’offerta.

Il lavoro da fare, secondo il Ministro, è l’aggiornamento delle proposte formative non solo nei settori delle scienze e delle tecnologie ma anche nel mondo umanistico: #DigitalHumanities. La logica delle nuove competenze è l’ibridazione e la contaminazione di saperi.

Negli ultimi tre anni c’è stata un’esplosione di nuove lauree dal titolo “intelligenza artificiale” o “artificial intelligence” e sono praticamente tutte confinate nell’alveo dell’ingegneria informatica. Stando alle banche dati del ministero e del Cun, fino al 2017 l’unica università che offriva la possibilità di laurearsi in intelligenza artificiale e robotica era la Sapienza di Roma. Un’espansione analoga si è avuta negli ultimi anni per la data science (fino al 2014 erano presenti solo due lauree triennali, a Genova e Palermo, dedicate all’analisi dei dati). E l’altra moda del momento sono i corsi green che aumentano di numero anche grazie anche al fatto di trattare un argomento trasversale che viene sviluppato in varie aree come agraria, alimentare, biotecnologica, biologica, chimica, economica, ingegneristica, turistica, ecc.

Riuscirà l’Università a sfruttare le mode per rendere un adeguato servizio al Paese?

Di seguito gli articoli:

Voglio una Università digital

Troppa burocrazia_ci pensa una app creata dai lavoratori

La prima emergenza sanitaria nell’epoca dell’IA

L’ambasciatrice dell’innovazione

IA_eppure l’Italia si muove

Cupido digitale

Boom di lauree green e in data science

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