Ok: l’Italia ha un problema, pare, di competenze digitali. La questione viene posta come un
deficit rispetto a due fattori che rientrano in pieno nella logica competitiva del paradigma
economico contemporaneo:
non siamo in una buona posizione rispetto agli altri paesi dell’Europa;
il gap tra competenze fornite dal sistema scolastico e aziende.
Siamo sicuri che sia tutto qui? Siamo sicuri che i nostri docenti abbiano uno sguardo solo
e solamente orientato a formare dei buoni lavoratori.
Due sono le questioni che ci piace lanciare a questo proposito:
L’Istat, nel suo rapporto “Cittadini, imprese e Ict” dice che circa 18 milioni di italiani, il 30%
circa di quelli con più di sei anni, non hanno mai usato Internet nell’ultimo anno. Possibile
che siano proprio coloro che incontrano la scuola? Cioè mettere in campo un’azione di
diffusione di uso delle tecnologie nelle scuole è veramente la soluzione per questi 18
milioni di persone?
Siamo sicuri che la scuola sia solo da “istruire” affinché istruisca allo sviluppo di
competenze digitali? Non sarebbe più interessante creare un dibattito aperto tra i
protagonisti dei processi formativi invece che indicarli come potenziali attuatori di nuovi
programmi che formano, per altro, non i nuovi cittadini ma i nuovi lavoratori?

Cioè non sarebbe molto interessante, in questa fase storica, che le agenzie governative
nazionali facessero da piattaforma non solo per esperti del settore che aiutano a stendere
linee guida e disegni di legge ma anche per tutta quella #societàcivile che svolge ruoli-
chiavi nei processi educativi e formativi dei nuovi cittadini del futuro mondo?

Di seguito gli articoli scaricabili:

Alfabetizzazione digitale d’Italia, missione urgente e necessaria

Con blockchain e Bim più studi in sinergia

Esoscheletri che aiutano i pazienti neurologici a recuperare i movimenti

Se il satellite ti aiuta ad aprire il cancello

Il robot artista

L IA prevede chi vivrà e chi no

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