Due giornate dense, ricche e necessarie.

Si è parlato di dati per parlare in realtà, delle persone e dei sistemi sociali; di modelli economici e di impatti sul lavoro; di equità e redistribuzione del valore; del ruolo della politica e della necessità di regole insieme a nuove occasioni di crescita per la collettività; di educazione e di intelligenza collettiva; di democrazia e di nuovo sovranismo dei cittadini;… . Sullo sfondo i grandi problemi che affliggono l’umanità e il grande potere onnivoro che i big della tecnologia hanno acquisito in tempi rapidissimi, così rapidi da non consentire al sistema socio-economico e politico di crearsi i giusti anticorpi per reagire e rimanere in salute.

L’evento di Torino ha messo intorno al tavolo economisti, giornalisti, attivisti, politici, artisti, sociologi, hacker, … per aprire il confronto su tutto questo.

La due giorni è stata, di fatto, l’ultimo Symposium del programma europeo DECODE che ha lavorato per una nuova #sovranitadigitale dei cittadini e per la democratizzazione dell’economia digitale. DECODE è una piattaforma digitale decentralizzata che, attraverso l’utilizzo di tecnologie per la protezione della privacy, permette di restituire la sovranità dei dati agli utenti e garantirne il rispetto dei diritti digitali.

Il modello e le tecnologie di DECODE sono state testate in quattro iniziative pilota ad Amsterdam e Barcellona. Ad Amsterdam, in particolare, si è lavorato sull’identità digitale e sulla privacy e alla sperimentazione di una piattaforma che permette alle comunità locali, gruppi e organizzazioni di promuovere eventi di quartiere, condividere informazioni, chiedere prestito/prestare oggetti. A Barcellona, invece, è stata sviluppata un’applicazione che ha integrato il sistema già in uso di democrazia partecipativa decidim.org, che consente di firmare in modo sicuro eventuali petizioni e votazioni, offrendo la massima trasparenza sul processo di votazione. E sempre a Barcellona alcuni cittadini hanno installato sensori ambientali che registrano diversi dati (inquinamento acustico e ambientale, temperature e umidità, …) che vengono condivisi in maniera anonima con la comunità.

Una questione-chiave, sollevata più volte, riguarda la mancanza di trasparenza relativa ai sistemi di gestione e uso dei dati legata all’impossibilità di conoscere gli algoritmi utilizzati dalle big tech. La loro posizione di monopolio, la loro forza finanziaria, economica, sociale e anche politica, insieme all’opacità dei loro business model, vanno affrontate in modo sistemico, attraverso nuove regole, attraverso leggi sulla concorrenza, e anche attraverso l’ideazione e la sperimentazioni di modelli alternativi che si basino su paradigmi differenti, oltre il modello capitalistico.

In tutto questo si apre una richiesta forte all’Europa. Si chiede a questa infrastruttura sociale di prendersi in carico il controllo, l’elaborazione di regole,  l’uso di leve come la tassazione che consentano una redistribuzione del valore e si chiede anche di guidare le istituzioni e i cittadini dentro ad una nuova sfida: uscire dalla zona di difesa e diventare più ambiziosi nell’immaginare come investire in digitale pubblico per creare valore collettivo.

Un Green Digital New Deal per l’Europa, aperto alla partecipazione di tutti e insieme orientato alla definizione di nuovi dispositivi e nuove infrastrutture socio-economico-digitali.

Facciamo davvero i nostri complimenti al fantastico team di NESTA Italia capitanati da Marco Zappalorto per la splendida organizzazione ed a Francesca Bria che con Evgenij Morozov ha curato i contenuti dell’evento. Per noi queste due giornate sono state importanti, non solo perché abbiamo re-incontrato molti compagni di viaggio e di nuovi ne abbiamo imbarcati, ma anche perché abbiamo registrato la grande sintonia che tutto questo articolato discorso ha con i nostri punti di riferimento e con il modello mediterraneo che stiamo cercando di definire. Grazie davvero per aver costruito questo evento e per averci invitato perchè davvero le idee e i riferimenti che proponiamo sono per noi possibilità, punti interrogativi, occasioni, che ci piace condividere con tutti coloro che decidono di aderire ad un’ipotesi da costruire. Insieme.

Dopo anni di asservito fanatismo tecnoentusiasta finalmente anche in Italia un evento che segna il passo e che afferma chiaramente che il discorso sui dati e sul digitale non è qualcosa che ha a che fare (solo) con le tecnologie ma è qualcosa che ha a che fare con il futuro delle nostre comunità.

Ringraziamo davvero gli amici di Nesta per l’invito perché da oggi ci sentiamo meno soli,  perché il dibattito sollevato in #OurDataOurFuture è allineato con quello che dichiariamo nel nostro manifesto e che quotidianamente cerchiamo di fare: “crea ponti tra discipline, attori, significati, metodi, territori, tradizione e innovazione generando idee, esperienze e soluzioni che possono produrre valore collettivo per:

  • ricomporre la frammentazione e superare la disarticolazione attuale, così da definire e ri-definire visioni di possibili futuri. In questi processi di ricomposizione le tecnologie possono avere un ruolo-chiave come abilitatori, come facilitatori delle connessioni oltre che come sistemi di raccolta e condivisione delle conoscenze prodotte di volta in volta;
  • favorire insieme l’apprendimento individuale e quello collettivo, generativo di empowerment, di relazioni e di miglioramento dei beni comuni. Significa orientarsi a nuove forme di futuro avendo un ruolo attivo nella creazione di comunità capaci di generare apprendimento con il coinvolgimento di attori che vadano oltre i confini dei loro ruoli tradizionali e consolidati. La tecnologia può essere strumento abilitante e di supporto da utilizzare, da creare e da ripensare, in modo coerente con i significati definiti/ri-definiti e formulati/ri-formualti.”

In tempi di crisi d’immaginazione e di populismo pret a porter, #OurDataOurFuture ci è sembrato un grande evento politico condensato in due giornate dense, ricche e necessarie.

Andiamo avanti: c’è tanto da fare 😉

 

Articolo precedenteRassegna Stampa 4 novembre 2019
Articolo successivoGenere, violenza e tecnologia nella società digitale
Pioniere italiano della rete è considerato uno dei principali esperti di Social Innovation e Digital Transformation. È stato consulente su temi del branding e della trasformazione digitale con aziende del calibro di: TIM, Barilla, Mulino Bianco,Google, Chicco, Tiscali, MTV, Diesel, Fiat e molte altre. È docente di Marketing e Trasformazione Digitale 4.0 presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli, capofila del Competence Center del Piano Nazionale Impresa 4.0 MediTech, per la quale è responsabile scientifico del progetto Societing4.0 (www.societing.org), un programma di ricerca/azione che punta a sviluppare un modello di innovazione ‘mediterraneo’. E’ stato fondatore di Ninjamarketing aprendo in Italia lo scenario del marketing non convenzionale, del viral marketing e del marketing 2.0 (social media strategies). Ha diretto il Centro Studi Etnografia Digitale dando un contributo scientifico rilevante all’evoluzione dei social media studies essendo di fatto tra i primi ad utilizzare i big data e l'intelligenza artificiale ai fini della ricerca sociale. Esperto di innovazione nel settore agrifood, fondatore e direttore scientifico dei progetti Rural Hub e Rural Hack ( www.ruralhack.org ) con il quale lavora alla diffusione di nuovi approcci 4.0 per l’agricoltura e per lo sviluppo delle comunità rurali. Membro dello IADAS (Accademia Internazionale di Arti e Scienze) di New York, è autore di pubblicazioni scientifiche e divulgative, format aduiovisivi di stampo documentaristico e informativo e di vari libri tra cui Marketing Non Convenzionale (Sole24Ore, 2007) e Societing Reloaded (Egea, 2013) e curatore dell’edizione italiana del Libro Bianco sulla Innovazione Sociale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Please enter your name here