Settimana 1-7 luglio 2019

Che la rivoluzione digitale sia un fenomeno ancora fuori fuoco, per tutti, è evidenziato da un indicatore-chiave: i grandi vantaggi creati dalla tecnologia non sono letti e compresi nel Pil. Lo sottolinea Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001. Dice Spence: “Gli smartphone di oggi sono più potenti dei supercomputer di metà anni 80 e costano una frazione del prezzo. Ora, è certamente possibile che un incremento di 10mila volte nella forza dei computer a un costo aggiuntivo irrilevante negli ultimi 20 anni abbia dato benefici minimi ai consumatori; ma è fortemente improbabile. Il punto è che nessuno dei vantaggi creati dalle tecnologie è catturato nei conti del reddito nazionale”.

Questo non vuol dire che si debba eliminare il Pil ma ne vanno riconosciuti i limiti. “Il problema con il Pil”, dice Spence, “non è il fatto di essere un misuratore approssimativo del benessere materiale (lasciando da parte le questioni legate alla distribuzione), ma quello di essere incompleto”.

Due avvertenze ai naviganti: quella di Spence: “È ragionevole aspettarsi che, nel tempo, la maggior parte dei benefici derivanti dalle tecnologie digitali non rientrino nella dimensione ristretta di benessere materiale quantificabile. Non si tratta di respingere o minimizzare le sfide da affrontare, soprattutto rispetto alla disuguaglianza. Ma un approccio saggio a questi problemi rifletterebbe il ri-bilanciamento di benefici, costi, rischi e vulnerabilità nell’era digitale”.

E quella di Massimo Pellegrino, tra i massimi esperti italiani di Intelligenza Artificiale in Italia: “in una società pervasa da macchine intelligenti è diventato imperativo garantire che le decisioni dei sistemi di deep learning siano trasparenti e comprensibili da qualunque attore interessato. Bisogna garantire che non siano afflitte da pregiudizi sociali e che producano davvero un beneficio per tutta la società. Per riuscirci occorre il contributo di diverse discipline, fino a poco tempo fa considerate lontane dall’IA, come la filosofia, la linguistica, l’antropologia e così via”.

La rivoluzione tecnologica, quindi, chiede a tutti di muoversi insieme: chi pensa, chi scrive, chi studia e chi fa di conto. Collaborazione chiama Terra: Terra, ci sentite?

 

Di seguito i link scaricabili:

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L’arma dell’intelligenza artificiale per ridurre sprechi e liste d’attesa

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