Notizie della settimana 27 – 2 giugno

Fermiamoci un attimo di fronte a due “Big Risk” che sono determinati dalle Big Tech: lo sviluppo di forme oligopolistiche nei mercati d’intermediazione delle piattaforme globali che genera una forte riduzione del pluralismo online e, dall’altra parte, l’esposizione degli utenti (del web e dei social) a strategie di disinformazione e malinformazione. Sono due facce della stessa medaglia che ci portano ad avere meno autonomia di pensiero, meno opportunità di scelta e di decisione, creando delle forme di lock-in informativi alle piattaforme. Per questo si assiste ad una forte accelerazione del dibattito mondiale sulla domanda di una qualche forma di regolazione per le grandi piattaforme digitali, alimentata anche dalle preoccupazioni circa le campagne di disinformazione online, in un mondo nel quale man mano il tempo di attenzione sul web sostituisce l’informazione mainstream.

Come ci dice il Commissario dell’Agcom Antonio Nicita: “valutare l’introduzione di nuove regole richiede di disporre di una misura del loro impatto rispetto alle alternative possibili”(inclusa l’assenza di regole). E qui arriva il tasto dolente. Sappiamo pochissimo degli impatti delle regole private che si danno le piattaforme, sui loro modelli di business e sul comportamento degli utilizzatori. “Le ripetute richieste di accesso ai dati, di studio congiunto,  di analisi degli effetti avanzate – anche dall’Agcom – nei confronti delle piattaforme restano inevase”. Ma sono queste le informazioni che servono per poter immaginare il “nuovo web” al quale ha fatto di recente riferimento anche Tim Berners-Lee.

Il fatto è, come ci dice lo scrittore e filosofo francese Éric Sadin, che l’intelligenza artificiale non è un’innovazione come le altre: “Prima la tecnologia digitale agevolava la raccolta dati, compensava i nostri limiti, quindi era protetica. Oggi è mimetica, tenta di riprodurre i nostri comportamenti. Ci replica e ci supera. Con la scusa di facilitarci il compito, non abbiamo visto l’inversione che si è verificata”. E la questione più critica ha proprio a che fare, secondo Sadin, con la possibilità di decidere: “Gli strumenti per il supporto decisionale, sono diventati organi decisionali. Saremo sempre meno chiamati a dare istruzioni alle macchine. Li riceveremo piuttosto. Sta succedendo già, il settore del reclutamento inizia ad usare i robot conversazionali per selezionare i candidati, sul lavoro i sistemi dettano alle persone le azioni da eseguire”.

Perché preoccuparsi? Sadin si immagina già il futuro prossimo: “Gli assistenti virtuali ci parlano, ci amministrano. Noi ci fidiamo, ci affidiamo. Così saranno le ambite Smart City e così sono le macchine che guidano da sole e intanto nel tragitto ci indirizzano verso alberghi e ristoranti. Io lo chiamo “power-kairos”, la volontà dell’industria digitale di essere sempre con noi per piegare le nostre azioni”.

Per Sadin non è il blando richiamo all’etica che può orientare ora un cambiamento significativo. Ma bisogna agire proprio ora, rifiutando non la tecnologia bensì quei dispositivi che minano la nostra dignità e integrità. Non dobbiamo annullare il “potere esaltante dell’azione umana” che è data dall’inaspettato, dall’errore, dall’incertezza e dal rischio.

Vogliamo barattare il nostro umano destino segnato dalla fallibilità per vite ben programmate e organizzate al nostro posto dalle macchine?

Di seguito gli articoli scaricabili:

Il prof di Berkeley_La mia Silicon Valley a Milano

Nadella_ “Il futuro dell’Italia è innovare” Microsoft, accordi con Snam e Illimity

La Cina senza limiti vuole 500 smart city

L’era del computer dappertutto

Il potere digitale è uno spettro sulle nostre vite

Il nuovo machine learning della relazione con il cliente

Il mega-robot di Poste a Roserio che smista 15 mila pacchi l’ora

Il «nuovo web» si svilupperà sulle regole

Ai nostri ingegneri insegniamo l’etica

Dati e futuro

Così la tecnologia modella il nostro cervello

Il Granaio dell’Abbondanza