Notizie della settimana 6 – 12 maggio 2019

L’homo digitalis è l’abitante di un mondo dove gli umani agiscono in simbiosi con le tecnologie digitali e dove le macchine possono essere le assistenti o i padroni. Questo pendolo tra la “tecnologia buona” e la “tecnologia cattiva” oscilla in modo ossessivo senza fermarsi mai.

Ci pare che questo dibattito abbia diversi contesti di discussione che non si frequentano però tra di loro: chi produce tecnologia, da una parte, chi fa le regole dall’altra e i singoli in mezzo attirati dal bling bling delle strategie raffinatissime del marketing esperienziale create sulla base di principi psicologici di cui sono perfettamente padroni coloro che ci guidano nei nostri comportamenti d’acquisto e d’uso delle tecnologie. E così, come sottolinea l’economista e sociologo francese Daniel Cohen: “siamo nel bel mezzo di una società uberizzata, che ha fatto nascere un nuovo proletariato con pochi diritti, dove la ricchezza è iper-concentrata e si assiste ad un depauperamento della democrazia, mentre il populismo è la forma politica dei perdenti, cioè di coloro che sono messi fuori le mura della cittadinanza“. Ciò che emerge è che il nuovo proletariato non ha un rapporto diretto con l’impresa bensì con il cliente. Chi lavora per una piattaforma digitale è rap-presentato come un indipendente, quando invece ha un rapporto di committenza che lo rende più un dipendente che non un lavoratore autonomo. Questo significa che per i nuovi operai e salariati il legame sociale rischia di trasformarsi in uno nodo scorsoio. Serve dunque uno Stato che intervenga affinché questi rap-porti vis-à-vis tra operai e clienti siano gestiti all’interno di una cornice di eguali diritti, operando anche una redistribuzione della ricchezza, che ha raggiunto una polarizzazione radicale tra il benessere di una élite e la precarietà del re-sto della popolazione.

Ecco, in tutta questa discussione pro o contro le tecnologie si rischia di perdere di vista gli effetti socio-economici che non dobbiamo attendere con l’arrivo di stuoli di robot che ci ruberanno il lavoro.

Abbiamo un gran bell’esempio di cosa si possa fare in un contesto democratico che sfrutta, diciamolo pure, le tecnologie a proprio vantaggio. L’esempio è quello della città di Barcellona laboratorio socio-politico della Sindaco Ada Colau e dell’Assessore Francesca Bria. Il cardine di Barcellona è la democrazia partecipativa, che integra la partecipazione sul territorio e quella online attraverso Decidim Barcelona, piattaforma open source per sottoporre e dibattere idee, lanciare petizioni, creare assemblee e conoscere il bilancio cittadino. La tecnologia a Barcellona serve per risolvere i problemi della città ed è così che si è giunti all’implementazione di una serie di superillas («superblocchi») per ridurre del 40% l’emissione di CO2: sono stati chiusi al traffico 12 distretti e recuperato il 60% dello spazio pubblico. Ci sono poi i 700 km quadrati di fibra pubblica con una struttura di sensori per la gestione intelligente dei rifiuti, dell’acqua, della luce e della mobilità. Il dipartimento di Bria si occupa anche della piattaforma 5G Barcelona, che segue i progetti pilota sulle tecnologie per reti mobili di quinta generazione. L’ultimo, presentato allo scorso Mobile World Congress, è un’ambulanza con tre telecamere connesse al 5G per consentire al personale medico di richiedere da remoto l’aiuto di specialisti.

Un altro tema fondamentale per l’assessore è quello dei dati. «Crediamo che i cittadini ne debbano avere il controllo. Per questo ho fondato Decode, piattaforma che prevede l’utilizzo della blockchain e della crittografia per restituire la sovranità dei dati alla gente». E qualunque fornitore vinca appalti o gare pubbliche a Barcellona deve trasferire i dati al Comune in formati processabili automaticamente. Attraverso la tecnologia si sta riformulando l’idea di cittadinanza nell’era digitale dove servono standard etici, norme condivise e inclusive.

Per noi di Societing 4.0 l’innovazione tecnologica è possibile solo se insieme è anche innovazione sociale. Non può esiste una Rivoluzione 4.0 senza un’evoluzione della cultura sociale che mette fortemente in gioco e in discussione i governi nazionali e locali.

E a quanto pare: si…. può….   faa-reee!

 

Di seguito gli articoli scaricabili:

Sarà l’arte a svelarci i dilemmi dell’IA

I molti imprevisti che afferrano la vita dell’«homo digitalis»

I robot non ci ruberanno il lavoro

Frigorifero intelligente per food delivery

Ho trasformato Barcellona in una rete sociale

Barriera Ue contro il far west dei dati

Anche i computer diventeranno bio

«L’astrazione dei numeri fa innovazione»

Cisco investe ancora sull’Italia

Al bando i killer robot_ impossibile controllarli