Notizie della settimana 25 – 31 marzo

E dire che eravamo partiti bene: giusto 50 anni fa, presso l’Università di Pisa, è stata inaugurata la prima cattedra italiana di informatica. “Eravamo eccitati, sognavamo di cambiare il mondo grazie anche alla tecnologia e gli studenti erano con noi”, dice uno dei professori che vollero fortemente l’avvio di quell’avventura. Peccato non aver tenuto il passo: il nostro Paese, infatti, è lontano dalla sufficienza rispetto al Goal 9 dell’Agenda Onu. Mancano infrastrutture adeguate e abbiamo ritardi su banda larga e digitalizzazione. A quanto pare, dati alla mano, siamo un Paese incapace di creare un ecosistema favorevole all’innovazione e su banda larga e digitalizzazione i nostri piccoli passi avanti impallidiscono difronte a quelli dei Paesi del Nord Europa.

Intanto l’intelligenza artificiale si va diffondendo in modo sempre più importante e pervasivo in tanti ambiti differenti come è emerso a «Ital-IA», il primo convegno sull’Intelligenza Artificiale organizzato a Roma, il 18 e 19 marzo scorsi, dal Laboratori Nazionale «Aiis», «Artificial Intelligence e Intelligent Systems», una creatura del Cini, il Consorzio interuniversitario per l’informatica, che raccoglie gli studiosi di 46 università.

Sono i dati la chiave di volta, il nuovo petrolio dell’era digitale che aprono scenari diversi, anche opposti: uno è quello della via restrittiva in materia di contrasto al cybercrime. Su questo punto le Istituzioni dellâ’Unione Europea intendono concordare certificazioni di sicurezza e standard minimi di cybersecurity. E dall’altra parte c’è chi sta lanciando una via aperta e condivisa dei dati sperimentando un’intelligenza artificiale che possa abilitare le relazioni all’interno di un quartiere. Succede a Roma a Torpignattara, un quartiere in cui convivono 48mila persone di 29 comunità e otto religioni diverse. Iaqos, la neonata intelligenza artificiale, unisce un’infrastruttura open source con un percorso di progettazione partecipata in cui sono i cittadini a capire come funziona una Ai e scegliere come usarla, quali dati condividere, a che condizioni, per quali scopi. Condivisa può essere la conoscenza generata dai dati, che nel caso di Iaqos viene restituita alle persone e visualizzata in forma artistica, attraverso installazioni interattive e info-estetiche.

L’esperimento di Iaqos che esce dai computer e si rapporta con il quartiere e con i suoi abitanti, cercando di favorirne la convivenza, si allontana, almeno negli intenti, dalla tendenza -analizzata in uno studio recente (attraverso l’analisi di una mole enorme di dati che lasciamo sui social)- che hanno gli utenti in rete, abituati ormai a consumare solo informazioni che aderiscono alla loro visione del mondo senza prendere in considerazione quelle a contrasto. Sui social ci dividiamo in tribù e con i nostri “amici” celebriamo il nostro credo condiviso: un ritorno ad una ritualità quasi primitiva (dicono i ricercatori).

Per uscire da queste gabbie di sicuro serve una nuova educazione e nuove abilità che, come dice lo psicologo Jordan Shapiro, devono per forza passare da nuovi sistemi scolastici che insegnino ad utilizzare le tecnologie senza pregiudizi, sfruttando il loro potenziale a supporto dei processi di apprendimento individuali e sociali.

Bene, avendo una settimana per pensare alla risposta, fermiamoci un attimo e chiediamoci tutti insieme: il fatto che in Italia siano più lenti i processi di innovazione, rispetto ai Paesi dell’Europa del Nord, è solo un problema o anche un’opportunità?

Di seguito gli articoli scaricabili:

(Dig)Italia che non c’e

50 anni di informatica

Cinquant’anni di informatica in Italia

Il digitale avanza

Il mercato aiuta la startup che non bluffa

L’intelligenza artificiale partecipata

STANDARD GLOBALI IN DIFESA della trasformazione digitale

Il mondo di internet diviso in tribù

Intelligenza Artificiale, la sfida è ora

Prepariamo i nostri figli al digitale

Quelle mille rivoluzioni alle porte _1

Quelle mille rivoluzioni alle porte _2

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