Notizie della settimana 11-17 marzo

La geopolitca mondiale è caratterizzata da un potente tiro alla fune che, nei fatti, è una vera guerra in corso tra USA e Cina per essere vincitori della Rivoluzione 4.0.

All’orizzonte potenzialità impressionanti come quelle previste da Amy Webb, futurologa e docente di predizione strategica alla New York University Stern School of Business: “nel 2050 uscirà un nuovo disco dei Rolling Stones, anche se loro non ci saranno più. Succederà perchè per allora avremo sviluppato un’intelligenza artificiale capace di fare tutto ciò che fa un umano, e avremo degli algoritmi in grado di replicare anche la creatività degli artisti come Jagger o Richards per comporre ed eseguire, nel loro stile, opere d’arte del tutto nuove”. E in quel futuro ci saranno mestieri che ora immaginiamo solo come il narrowcaster, il cloud controller e pure il compcierge: il distributore di contenuti specializzati, il gestore di reti wireless e il portiere d’albergo esperto di informatica. La differenza sarà tra l’essere formati per partecipare alla corsa ai 133 milioni di nuovi posti di lavoro che secondo il World Economic Forum si creeranno entro il 2022, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, e non rischiare di trovarsi in mano una delle 75 milioni di professionalità destinata a scomparire nello stesso lasso di tempo. Il saldo è positivo ma è fondamentale trovarsi dalla parte giusta dell’equazione.

Il 5G sicuramente ci sta orientando ad una nuova vita dove avremo robot chirurghi e droni per i controlli e dove non solo la comunicazione fra persone ma soprattutto quella tra le macchine porterà vere rivoluzioni. Potendo interfacciarsi, fra l’altro, con altri dispositivi tipo occhiali, bracciali e tatuaggi che serviranno per il controllo dei parametri vitali.

In tutto questo sono particolarmente interessanti tre voci. Quella di Tim O’Brien, responsabile dei programmi di Microsoft per promuovere lo sviluppo e l’uso responsabile della tecnologia e l’adozione etica dell’Artificial Intelligence. O’Brien mette l’attenzione ad un errore in cui si rischia di incorrere immaginandosi che il problema della privacy e della trasparenza appartenga ad un futuro lontano. In realtà, dice, “dalla visione dei film on demand all’e-commerce, alle navigazioni su web, all’uso dei motori di ricerca, già oggi si alimentano database che servono a dire tanto di noi. I motivi sono diversi. C’è molta psicologia in mezzo, e queste tecnologie non sono solamente introdotte nella società, ma collidono con la società, cambiandola. Per questo io credo nel valore della trasparenza e dell’etica in questo campo”. E se lo dice lui…!

L’altro contributo di grande interesse è quello di Kate Raworth, economista e insegnante all’università di Oxford, che sostiene con forza come il modo in cui le teorie economiche dominanti dipingano un Homo Economicus che, in realtà, non esiste: “in realtà siamo esseri sociali e preferiamo cooperare con gli altri, punendoli, anche a nostre spese, quando si comportano da egoisti. Non basiamo mai le nostre azioni su calcoli precisi, ma spesso seguiamo istinti irrazionali. I nostri desideri non sono fissi e insaziabili, ma vengono continuamente rimodellati dai bisogni del momento e a seconda di come ci poniamo, da consumatori a cittadini o da lavoratori. Non siamo, infine, padroni ma dipendenti dalla natura, che andando avanti così rischiamo di distruggere”.

E serve recuperare questa posizione per rimettere in un contesto socio-culturale, quindi economico, alternativo a quello raffigurato nella narrazione mainstream, tutto il discorso dell’innovazione tecnologica. Con il suo contributo, lo storico della scienza Evgeny Morozov, sottolinea che “La crisi che stiamo vivendo non è solo internettiana, ma della politica, con masse che si sentono non rappresentate, e della socialdemocrazia, sempre meno capace di mantenere la sua promessa egualitaria in un sistema altamente globalizzato e finanziarizzato. Dunque è una crisi tripla e non ha senso affrontare solo un aspetto. Vale però anche il contrario: non ha senso sviluppare sistemi tecnologici sempre più efficienti, se verranno usati a fini punitivi e non democratici, se anche ciò significasse un’emancipazione europea dalla Silicon Valley”.

Come ci suggerisce Morozov fermiamoci un attimo a rispondere a queste domande: chi va, oggi, a discutere con le grandi Big Tech? Ci sono attori politici che stanno riflettendo sulla mancata redistribuzione della ricchezza prodotta e sulla concentrazione delle cleptocrazie? Cosa sta succedendo ai governi europei che, come dice Morozov, “sembrano zombie ipnotizzati dai dogmi neoliberali”?

Di seguito gli articoli da scaricare:

Attenti alla privacy ma il data marketing migliora la vita

Da grande sarò pilota di droni

Dai robot chirurghi ai droni per i controlli, la nuova vita con il 5G

Gli scienziati italiani in campo i robot killer vanno fermati

I pagamenti digitali

La macchina pensa ma non vive

Liberiamoci dall’homo economicus

Usa contro Cina e l’Europa in mezzo

2050, quando un robot inciderà il nuovo disco dei rolling stones

Con il medico addosso

Internet il male no lo specchio della nostra crisi

L’Italia tra le potenze dell’AI

Un’italiana fra le star

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