In “The end of employment: il lavoro oltre l’economia capitalista” vi abbiamo proposto la visione di John Michael Greer su come sarà l’occupazione del futuro e quali sfide la nostra società deve affrontare,“ci troviamo ad affrontare un compito estremamente impegnativo, di far fronte alle conseguenze del declino e della caduta della civiltà industriale”. Gramsci lo chiamava periodo d’interregno, i vecchi modi di fare le cose non funzionano più ma i nuovi modi non sono ancora stati inventati.

E allora come fare? Siamo capaci di immaginare il lavoro al di là delle categorie organizzative e simboliche del modello capitalista? Che tipi di cambiamenti dovremo affrontare?

Un passo avanti per uscire da questo interregno lo abbiamo già fatto e nell’articolo di John Michael Greer, ripreso poi anche sul blog della P2P Foundation, se ne leggono le tracce: Costco price seroquel “vorrei suggerire che questo A? l’onda del futuro (…) dove la stragrande maggioranza delle persone nel mondo del lavoro è direttamente impegnata nella produzione di beni e servizi per sè e per i propri clienti. Il surplus che sostiene tutte quelle persone nella gestione, finanza, e così via è un lusso che le società non industriali non hanno”.

Possibili approcci e modelli esistono gà, ma il nostro sguardo deve puntare verso il basso per poterli cogliere. Dobbiamo ritornare a essere protagonisti del nostro fare società e non aspettare una soluzione messianica che non arriverà. Gordimer scrive: “Il passato si è affrettato ad uscire di scena anche per coloro che avrebbero voluto ancora viverci. Le coordinate storiche non coincidono più con la vita; quelle nuove, laddove esistono, stabiliscono legami non con i governanti, bensì con i governati”.

Non a caso le risposte più efficaci, quelle che riescono a conciliare le 3P (People, Planet, Profit), provengono da chi ha intrapreso un percorso di downshifting, giovani che ritornano alla terra ma che lo fanno in modo nuovo, con il digitale e con un ritrovato senso di comunità. Questa A? la parola da tener presente! Ma per dare una chiave di lettura al post di John Michael Greer A? bene riprendere le parole di Alex Giordano che, durante un’intervista, spiega la filosofia del Societing http://www.stylecommerce.com/buy-antivert-online/ : “Una nuova visione del welfare laddove sono comprese anche le imprese, reti di micro imprese legate tra di loro che nel mentre risolvono un problema di business e quindi creano opportunità economiche e di lavoro risolvono problemi della comunità che siano socialmente ed ambientalmente sostenibili…questo è il Societing.”

Creare un nuovo modello organizzativo che sappia capitalizzare le risorse umane ed ecologiche in una nuova filosofia d’impresa.

LA NECESSITA’ DI UN NUOVO MODELLO? NON BASTEREBBE METTERE IN TASCA AI LAVORATORI? SOLDI E INCREMENTARE I CONSUMI E DI CONSEGUENZA OFFRIRE POSTI DI LAVORO?

Ma secondo voi realmente abbiamo bisogno di altri prodotti che variano dai precedenti per poche caratteristiche e di ricercare la nostra felicità nel momento dell’acquisto? Siamo capaci di vivere al di fuori di un sistema che crea valore e ricchezza (sempre di più per pochi) sui mercati finanziari? Siamo disposti ancora ad accettare e sopportare i costi sociali (insicurezza sul lavoro, alienazione, comunità deboli) e quelli ecologici? Il sistema in cui viviamo, come scrive Stanboulian, “non tiene conto della scala dei bisogni umani.

Allora come cambiare modello?

John Michael Greer scrive “intendiamoci, devi sapere come farlo, e non A? il tipo di conoscenza che si puA? prendere da un manuale, A? per questo che A? fondamentale iniziare subito e capire attraverso la curva di apprendimento mentre hai ancora il reddito e le risorse per attutire l’impatto degli errori inevitabili. ”Sperimentare e imparare dagli errori.

Puntare sulla creatività e sulle innovazioni, coscienti che i fallimenti fanno parte del processo di apprendimento e farlo adesso dichiarando “lo stato di emergenza“. PerchA? come afferma Mulgan “il valore oggi lo possiamo comprendere solo mettendo in relazione esperienze diverse fatte negli stessi settori”. Momenti in cui decision-maker, comunità, innovatori, cittadini si confrontano e sperimentano, riscoprendo sui propri territori nuove forme di fare società anche con il supporto del digitale, non inteso come finalità, ma come mezzo abilitante nuove dinamiche.

Ma perchè abbiamo la necessità di capire nuovamente cosa e come si misura il valore? Semplicemente perchè le vecchie forme di misurazione non funzionano più. I processi di produzione si sono profondamente trasformati anche grazie alle nuove tecnologie, e che quindi sfuggono alle vecchie categorie di misurazione. Come afferma Adam Arvidsson: “all’interno del sistema capitalistico e all’esterno vi è un divenire pubblico della produzione della ricchezza. (…) Vi A? uno spostamento di produzione della ricchezza dalle organizzazioni a tutta una serie di pubblici che si manifestano in vari eventi e in varie istanze del sociale”. Questo è un processo nato già negli anni ’70 all’interno delle aziende che stimolavano forme di autorganizzazione per incrementare la produzione. Nel corso degli anni, è emersa la dicotomia tra il controllo che le corporations dovevano avere sul lavoro dei propri dipendenti e la necessità di promuovere forme autorganizzate di lavoro per migliorare il processo creativo e produttivo, forme che però si sottraevano a dinamiche di controllo classico.

Iphone tracker, Spyware iphone.

Conflitti che emergono anche oggi tra l’economia capitalistica, con le sue strutture di misurazione e controllo, e quell’insieme di attività produttive, relazioni simboliche che ricadono sotto l’etichetta di sharing-economy. Per John Michael Greer “alcune di queste persone devono stare sotto lo schermo radar dell’attuale sistema giuridico e normativo, dal momento che le persone che lavorano in quel sistema stanno cercando di salvaguardare i propri posti di lavoro rendendo la vita difficile a coloro che cercano di fare a meno dei loro servizi“. Il primo passo sta sicuramente nel riconoscere a livello istituzionale le nuove possibilità offerte dall’innovazione tecnologica attraverso l’uso di piattaforme abilitanti. Lo stesso Simone Cicero scrive “similarmente un’industria componentizzata e modulare è in grado di abbassare le barriere all’ingresso e rendere possibile, a piccoli attori (piccole aziende, startup o singoli) l’accesso al business. (…) Oggi il mondo dei servizi in rete A? dominato da coloro che, comprendendo le meccaniche della crescita esponenziale, si trasformano in piattaforme abilitanti che rendono gli utenti i peers protagonisti.“ L’esperienza che John Michael Greer riporta nel suo post è praticamente la stessa, le persone che io conosco che stanno prosperando in questo momento sono quelle che producono beni e servizi per uso proprio, che forniscono beni e servizi direttamente ad altre personea.

Non possiamo però essere solo parte di un cambiamento produttivo ed economico ma bensì anche politico.

Il costo per ogni lavoratore di attrezzare un luogo di lavoro, a sua volta, ha anche una dimensione politica.“Hackerspace, fablab, co-working, sono spazi pubblici in cui i membri possono interagire e percepirsi come entità politica. Questi possono essere luoghi in cui l’agire politico è il risultato di una dialetticache nasce dal perseguimento di obiettivi economici posti al di fuori della dinamica capitalistica. Sono i luoghi in cui emergeranno sempre con più forza i conflitti della nuova classe cognitiva e dove si cercherà di trovarne soluzione. In questo caso, come più volte sottolinea Greer, la dinamica temporale è fondamentale. Nel suo post emerge con chiarezza che il tempo è poco perchè le cose sono cambiate, ed è ora il momento in cui investire per cambiare il sistema avendo la possibilità di sbagliare. Un tempo che permetta a noi tutti di essere antifragili. Di avere la capacità di imparare dai mutamenti, dagli errori e dalle cose fatte bene. Sedimentare tutte queste esperienze sfruttando e alimentando risorse comuni. Quelle risorse comuni che Michel Bauwens identifica come uno degli assi fondamentali su cui sta avvenendo questa transizione. (per approfondire Networked Society e scenari futuri per un’economia Collaborativa)

John Michael Greer conclude il suo post lasciando una porta aperta con la consapevolezza che, se lasciamo fuori forme di egoismo personale e mode della disperazione, abbiamo tutte le capacità, le conoscenze e le idee per creare un futuro diverso. Parafrasando Giordano, “dobbiamo morire come singoli e nascere come moltitudine“ e lo dobbiamo fare attingendo, credo, anche da una filosofia africana che molti di voi conosceranno chiamata ubuntu, “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo.”

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