Avete presente quando cambiare una consonante in una parola ne modifica radicalmente il significato? La stessa cosa riguarda la riflessione che Otto Scharmer, Senior Lecturer al MIT, ha fatto nel suo nuovo libro sul passaggio da un’economia ego-sistemica ad una eco-sistemica.

Nella realtà dei fatti, però, è necessario molto più che cambiare una lettera per trasformare un modello economico sempre più iniquo e inadeguato ai mutamenti sociali in atto.

Scharmer è convinto che “abbiamo bisogno di fermarci e chiederci: perchè creiamo collettivamente risultati che nessuno vuole? Cosa? che ci tiene bloccati nei vecchi modi di operare? E cosa possiamo fare per trasformare alla radice questi problemi che ci tengono intrappolati nei modelli del passato?”

Il suo libro Leading from the Emerging future: from Ego- Sistem to Eco- System Economy riflette su queste domande e propone una nuova linea di pensiero riassunta in pochi punti:

1- La causa principale della crisi globale di oggi nasce nella nostra testa, cioA?, nei nostri paradigmi obsoleti del pensiero economico.

Tre sono i divari sintomi principali della crisi attuale e del distacco del sè dalle fonti vitali primarie: “Il divario ecologico si manifesta in sintomi come la distruzione dell’ambiente. Attualmente utilizziamo 1,5 volte la capacità di rigenerazione del pianeta terra. In altre parole abbiamo effettivamente utilizzato 1,5 pianeti! Il divario sociale si manifesta in aumento dei tassi di povertà, ineguaglianza, frammentazione e polarizzazione. E il divario spirituale si presenta in aumento dei tassi di esaurimento, depressione e in una disconnessione crescente del PIL dall’effettivo benessere delle personea”.

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Essi rappresentano la punta di un iceberg. Le cause, dunque, sono più profonde e meno visibili, ma sempre più inevitabili e sono riconducibili ad un divario strutturale tra:

  • l’mperativo della crescita infinita e le risorse limitate del nostro pianeta;
  • gli abbienti e i non abbienti;
  • la finanza e l’economia reale;
  • la tecnologia e i bisogni sociali reali;
  • la leadership istituzionale e le persone;
  • il prodotto interno lordo (PIL) e l’effettivo benessere;
  • i meccanismi di governance e di chi non ha voce nei nostri sistemi; e
  • forme di proprietà reali e miglior uso sociale dei beni.

Tutto ciò è imputabile, come già accennato, all’inadeguatezza conclamata del nostro paradigma economico, insostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e spirituale.

2- Il punto cieco del pensiero economico moderno si può riassumere con una sola parola: la coscienza

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Scrive Sharmer: “La coscienza non si registra come una categoria del pensiero economicoa”, eppure è un elemento sempre più preponderante nelle mansioni di un management avveduto, in quanto è dimostrato che educare a vedere la realtà secondo più prospettive e non solo dal punto di vista di un gruppo di interesse, crea migliori risultati di innovazione e co- creazione.

3- L’evoluzione dell’economia e del pensiero economico moderno rispecchia le impronte di una coscienza umana in evoluzione

Il lavoro è diviso per compartimenti non comunicanti e non cooperanti e rimane ancora attaccato a stadi precedenti della storia dell’economia che si basano su interessi monopolistici o oligopolistici. Questo ostacolo potrebbe superarsi tramite l’evoluzione in un’ eco-sistema che mira al benessere dell’intera società in virtù dell’azione collettiva di tutti gli stakeholder.

In altre parole, gli imperativi economici del nostro tempo ci chiamano ad una evoluzione del nostro sè da ego a eco, da uno stato di coscienza ad un altro. Questo non è solo per ragioni morali, ma anche per ragioni economiche, perchè rimanere bloccati nello stato dell’Io non rappresenta più un buon affarea”.

4- Per parafrasare Einstein, il problema con il capitalismo di oggi è che stiamo cercando “di risolvere i problemi con la stessa coscienza che li ha creati.”

Secondo Scharmer: “I temi delle tre divisioni possono essere più intensi di oggi, ma non sono nuovi. Allora, cosa abbiamo imparato nel trattare con loro nel corso degli ultimi 100 anni?“.

La risposta è: abbiamo imparato che queste problematiche non possono più essere affrontante singolarmente e trattate come se tra di esse non ci fosse interconnessione sia nelle cause che negli effetti. Senza una visione ed una conseguente strategia d’insieme, continueremo semplicemente ad applicare soluzioni obsolete a forme diverse degli stessi problemi.

IL MERCATO, LA SOCIETA’, LA POLITICA NON SONO ATTORI CHE AGISCONO DISTINTAMENTE IN UNO SPAZIO DIVISO, MA AGENDO SIMULTANEAMENTE CREANO UNO SPAZIO CON-DIVISO: E’ QUESTA LA PROSPETTIVA CHE SI DEVE ASSUMERE PER TENTARE DI FRONTEGGIARE I PROBLEMI DEL NOSTRO TEMPO.

5- Aiutare i sistemi di stakeholder a spostare il loro modo di operare dalla consapevolezza ego-sistemica a quella eco-sistemica è la sfida centrale del nostro tempo.

Certo, non è facile cercare di coordinare ciò che per secoli è stato scoordinato, infatti “oggi le aziende possono essere paragonate agli Stati nazionali attuali. Entrambi sono troppo piccoli per i grandi problemi e troppo grandi per i piccoli problemia”.

Come fare per mettere questi attori in condizioni di interoperabilità? La soluzione risiede non in una tattica manageriale, ma in una strategia globale di rieducazione degli stakeholder al mutuo ascolto e all’ascolto dei problemi della società in cui agiscono. Agendo da una prospettiva multipla e non unilaterale si può agevolare la transizione verso un’economia eco-sistemica.

Questi alcuni degli snodi fondamentali di un discorso più ampio ed articolato compiuto da Otto Scharmer sulla questione, i quali bastano per porci di fronte ad evidenze sempre più cogenti:

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– La rete come metafora della società odierna non esclude in toto la gerarchia, ma la trasforma in senso orizzontale secondo livelli di articolazione sempre più interconnessi rispetto al passato e il cui legame è fatto di ascolto cooperazione;

– La consapevolezza è una categoria imprescindibile dell’economia: consapevolezza delle proprie esternalità positive e negative e delle potenzialità per aumentare le prime (destinate, da sempre, a pochi) e ridurre le seconde (riversate, da sempre, su molti) a favore di tutti;

– La sostenibilità di un modello economico passa per il livello ambientale, sociale e spirituale: mettere in parallelo questi livelli è il fine ultimo di questo grande sforzo improcrastinabile.

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