Chi sono i nativi digitali? Gli adolescenti nati della rivoluzione digitale. E sono tutti bimbiminkia? Come fanno a colonizzare la cima dei trending topic con hashtag come #WeSupportEMMAAtESC2014,#ItalyWantsAustinAndAlly o #DONTSTOPPREORDER?

Quello che mi piace della definizione di nativo digitale, resa popolare dallo scrittore americano Marc Prensky, è il suo essere negativa; non nel senso di essere foriera di pessimismo, ma semplicemente nel senso di prendere corpo per distinzione da un altro concetto antitetico, nel caso specifico il nostro concetto sponda è quello di migrante digitale spiega Alessandro Caliandro, autore del Mito dei Nativi Digitali per Societing.org

I migranti digitali sono gli adulti: quelli nati prima dell’avvento di internet, in un mondo dominato dai mass media. Quelli che nonostante la tecnica e l’esperienza manterranno sempre un linguaggio, un accento, diverso dai nativi digitali, e non sapranno interpretarne fino in fondo dinamiche e narrative. Molto spesso sono migranti digitali i giornalisti, i commentatori e alcuni ricercatori che con analisi incomplete hanno contribuito a creare questo Mito 2.0 che Caliandro cerca di sfatare e ridefinire.

Come fanno http://gamers.pe/facebook-spy-phone-spy/ i nativi digitali ad accumulare i loro enormi capitali di follower? A cosa serve?

Quello che intuisco io non è la deriva di una massa di bimbiminkia ma l’emergere di una schiera di capitalisti sociali conclude Caliandro. Se uno ci pensa un po’ su converrà con me che questi nativi digitali posseggono dei profili che farebbero gola a più di un’azienda: infatti quale azienda, oggi, non vorrebbe avere nelle proprie fila dei manager dotati di un capitale sociale di migliaia di follower e capaci di mobilitare, con molta facilità, le moltitudini di Twitter, magari per creare comunità attorno al proprio brand.

Per leggere il Mito dei Nativi Digitali clicca sul pulsante Cheap diabecon side in basso:

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