1f0e3dad99908345f7439f8ffabdffc42073773684Il fallimento del capitalismo finanziario ha evidenziato la sua incapacitA� di allocare le risorse in modo razionale e ha spinto i governi a investire processi di social innovation per cercare di risolvere problematiche sociali non assorbibili dalla collettivitA� o risolvibili attraverso i prodotti/servizi offerti dai mercati tradizionali. Allo stesso tempo, la politica di innovazione ha avuto la tendenza a concentrarsi sulle aree urbane in quanto vista la densitA� abitativa permetteva in passato di avere sul territorio italiano delle eccellenze produttive che investivano molto in R&S.

CiA? che A? strettamente legato al mondo della produzione e del mercato dove le metodologie sono ben note e tracciate, e dove le innovazioni nascevano in luoghi ben definiti, universitA� e laboratori di ricerca delle grosse imprese, le quali, mettendo in campo le loro competenze, commercializzavano nuovi prodotti o servizi mirati ad apportare benefici per i consumatori o per intere societA�. Questo modello, legato alle politiche in vigore, ha dimostrato di non essere in grado di affrontare concretamente i problemi del nostro tempo. Il mercato A? inadeguato nello sviluppare modelli idonei alla risoluzione di queste problematiche e A�dove il mercato fallisce (per esempio a causa di mercati non competitivi) questo si ripercuote sia sullo stato che sulla societA� civileA�[1].

In momento di forte contrazione della��economia, disoccupazione giovanile oltre il 40% e PIL in decrescita da diversi anni, gli investimenti economici si sono indirizzati verso settori non ben definiti. Sicuramente un hipe in grande ascesa A? quello delle start-up tecnologiche legate alla diffusione del web2.0 e degli smartphone che cresce in modo esponenziale intercettando i segnali che arrivano dal mercato delle nuove tecnologie.

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Nel nostro paese sono nati diversi accelleratori di impresa per incubare nuove imprese digitali e si stanno creando centri dove le idee possano trasformarsi in impresa e, indirettamente, creare lavoro e benessere sociale. Nascono premi, venture capital e anche la macchina statale si A? avviata lo scorso anno http://dahlbo.dk/?p=3269 a supporto delle start-up innovative con Il decreto Restart Italia che delinea una serie di misure per rendere il nostro paese una sorta di Silicon Valley europea.

Eppure a ben vendere in Italia una sorta di Silicon Valley esiste giA�; forse ne esistono diverse. Paper writing service

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Analizzando il sistema produttivo del nostro paese e confrontandolo con una cartina geografica non possiamo non notare che, da sempre, esistono dei territori votati alla produzione di eccellenze come ad esempio il distretto della ceramica a Faenza o la��aerospaziale in Puglia passando per la produzione dei cappelli nella Marche o per tappeti sardi di Samugheo. Piccole produzioni o piccoli distretti industriali per lo piA? a conduzione familiare che reggono la concorrenza con la��estero per la alta specializzazione ed unicitA� della produzione. Eccellenze che esportano su mercati esteri il concetto di MADE IN ITALY che assume un sinonimo di qualitA�, artigianalitA� e tipicitA� della produzione.

E naturalmente Made in Italy non puA? tralasciare il settore agroalimentare, il primo nella��immaginario collettivo estero che rappresenta maggiormente il nostro paese. Qui si intravede la grande sfida per la ripresa economica della��Italia, ripartendo da quello che sappiamo fare meglio: micro-produzioni alimentari di altissima qualitA�.

Facendo uno sforzo di immaginazione possiamo ripensare al sistema di produzione agroalimentare riorganizzandolo e creando territori a forte specificitA� e ad altro valore tencologico (siaA� di processo che di prodotto). Questi territori non possono essere che Syilicon Valley in scala, in cui la start-up non progetta il nuovo social media ma produce un manufatto agroalimentare seguendo le tradizioni usufruendo di strumenti e tecnologie innovative.

 

Il nostro paese A? da sempre un territorio a forte vocazione rurale che in controtendenza con le continua richiesta sul mercato di produzioni qualitativamente elevate, ha visto uno spopolamento delle zone periferiche e la��abbandono di produzioni agronomiche locali. Da tenere in considerazione, come dato, A? che il comparto agricolo europeo ha visto negli ultimi 10 anni un aumento della��etA� media con la maggioranza dei produttori al di sopra dei 55 anniA� che, negli prossimi 10 anni, cesseranno la loro attivitA�. Nei 14milioni di imprese agricole nella��UE il reddito annuo agricolo A? inferiore del 60% rispetto al reddito non agricolo.

Dati allarmanti che, perA?, non danno una visione reale di quello che accade nel nostro paese infatti sempre piA? giovani, per lo piA? ad alta scolarizzazione, scelgono di tornare a lavori legati alla manualitA� quali la��agricoltura e la��artigianato che permettono di vivere con una qualitA� di vita migliore, in attesa che scelte individuali diventino moda, capaci di trasformare la nostra societA� e la nostra rigida divisione del lavoro. Tale fenomeno (il downshifting) A? in diffusione e porta con se la��opportunitA� di stravolgere sensibilmente il volto delle nuove imprese rurali, .spingendo sempre di piA? la��acceleratore sulla��innovazione.

Questi giovani imprenditori rurali/sociali hanno la capacitA� analitica e il know how per adattare innovazioni e buone pratiche non progettate per il settore agricolo ma strutturalmente adattabili.

Il concetto di innovazione, qui non va limitato al solo aspetto tecnologico, ma tende a sviluppare funzioni piA? ampie dell’agricoltore configurandolo come un imprenditore sociale, innovatore nel processo produttivo ma che possiede competenze capaci di gestire in autonomia le reti relazionali che mette in essere nel suo agire sul mercato. Si intravede cosA� il ruolo strategico del settore agricolo, il quale assume un ruolo preminente non soltanto per la produzione alimentare ma soprattutto per la sostenibilitA� delle comunitA� rurali e per le persone che vi vivono, e non di meno, per la salvaguardia e la gestione delle risorse naturali primarie.

Questo aspetto A? quello che noi del gruppo di ricerca sul Societing piace definire come Rural Social innovation in quanto questo concetto racchiude in se le molteplici sfaccettature della��imprenditore agricolo ma enfatizza i legami sociali, riconoscendo un ruolo di partecipazione attiva dell’agricoltore che non A? solo produttore di alimenti ma diventa produttore di valore per la societA� in cui lavora partendo dalla valorizzazione del territorio e della comunitA� in cui agisce.

 

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