Da sempre,A� i giovani non godono certo della migliore considerazioneA� della generazione che li precede:A�si dice sempre che i giovani non sono piA? quelli di una volta (e a questo punto viene da chiedersi se a�?quella voltaa�? si fosse mai concretizzata), che sono dei perdigiorno, che sono senza futuro. Uno dei punti deboli della��intero canone della cultura popolare A? proprio quello della��innata differenza generazionale, la��idea che i trentenni di oggi appartengano ad una generazione X e i ventenni ad una generazione Y, e che queste differiscano per natura la��una dalla��altra. Certo, le generazioni sono diverse tra loro, ma non tanto perchA� sono diverse le persone, bensA� perchA� lo sono le opportunitA�.
Verrebbe dunque da chiedersi perchA� questo astio nei confronti dei giovani, considerando che ogni cambiamento, ogni trasformazione, parte proprio da loro.

ForseA� la causa di tanto astio nei confronti dei giovani, in una societA� tradizionalista e morbosamente gerontocratica come quella italiana sta proprio nella paura che la loro voglia di cambiamento sia talmente forte da travolgere un passato fatto di egoismi, sprechi, clientelismo, interessi personali, accordi e Omnicef antibiotic cost mazzette, facendo crollare un presupposto non solo politico, ma anche socioculturale che sin dagli anni 60 accompagna le sorti del Bel Paese, conducendolo verso il baratro.

Si evidenziano cosA� le contraddizioni di una��epoca che sembra veder svanire ogni speranza e possibilitA�. Il ruolo che oggi ricoprono i giovani A? sovraccaricato di significati simbolici: catalizza le angosce e le aspettative della societA�, incarna possibilitA� di grandezza e di riscatto, ma molto spesso si riduce ad una pura utopia, specchio del male sociale. I giovani di oggi si trovano dunque a dover fare i conti con prospettive contraddittorie che li accusano di remare contro le riforme e il buon costume.

Ed ecco che il giovane viene costretto ad anni e http://davidgagnonblog.com/?p=4414 anni di gavetta che in realtA� A? solo sfruttamentoA� gratuito o quasi: Il vecchio tenta di soffocare il nuovo, di plasmarlo a sua immagine e somiglianza, di inquadrarlo oltre il necessario.

Ma quando parliamo di cambiamento, a cosa ci riferiamo?

La��articolo tenta di dare una��interpretazione diversa dello smarrimento vissuto dal giovane: non A? piA? un perdigiorno che non sa cosa fare del suo tempo, ma A? un individuo che non riesce ad esprimere le sue capacitA� e potenzialitA� produttive a causa della mancanza di lavoro e della sovrapproduzione.A�Disoccupazione e una produzione che va oltre le capacitA� di consumo sono due delle tante piaghe che affliggono questo mondo.

Ma questo smarrimento non A? per forza un male: se A? vero che stili di vita e modelli di consumo adottati dalle generazioni della��opulenza e dello spreco non sono piA? adottabili, smarrirsi permette di rielaborare la realtA�, e di ricontestualizzare il proprio ruolo alla��interno della societA�.A�Da semplice consumatore da��ultima istanza, il giovane tende a recuperare una Cheap lady era reviews dimensione da��autonomia che la��avvento del consumismo ha lentamente divorato.

Il protagonismo del giovane non A? pero individualismo.

Se A? vero che A? riscontrabile un trend crescente relativo alla��autoconsumo, questo si concretizza spesso in una prospettiva di condivisione e di collaborazione: nuovo valore fondamentale per la sopravvivenza individuale e collettiva. Come sostiene Clay Shirky a�?oggi possiamo trarre piA? valore dalla partecipazione volontaria di quanto si sarebbe mai potuto immaginare, grazie alla maggiore possibilitA� di connessione e al miglioramento della nostra capacitA� di immaginare cosa questa partecipazione potrebbe permetterea�?. Oggi A? possibile trasformare uno smisurato insieme di contributi individuali in un vantaggio sociale collettivo, quello che Shirky definisce surplus cognitivo.

a�?Condividi o muoria�? sembra cosA� essere un monito, segno della necessitA� assoluta di rientrare in una concezione della��umanitA� come un insieme di punti estremamente interconnessi e interdipendenti.
Non piA? nomadi, ma soggetti la cui dipendenza da sA� stessi A? mediata dalla dipendenza dalla comunitA�.

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Di Luca Cavalieri e Miriam Messina

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