In questa era digitale il ruolo della reputazione e dell’influence attraverso i social media A? ormai diventato una questione mainstream che coinvolge direttamente, e visibilmente, singoli individui.A� Molte aziende ormai sono molto interessate ad utilizzare nelle loro strategie di marketing i servizi offerti da alcuni algoritmi che a�?misuranoa�? la reputazione e l’influenza dei singoli individui (o di un brand) online.

Questi, oltre ad essere strumenti di lavoro ormai determinanti in questo settore, sono altresA� oggetti da conoscere http://mttaborsoap.com/?p=13582 e da a�?maneggiarea�? anche per chi fa innovazione sociale, in quanto A? sempre piA? attraverso un sapiente utilizzo di strumenti come questi che la capacitA� di attraversare le reti e connettere tra loro idee e persone puA? essere esplorata al massimo.A�

Per chi ne fosse ancora a digiuno, il piA? conosciuto di questi strumenti A? Klout.

Lanciato nel Settembre 2009, Klout A? un algoritmo che calcola l’intensitA� e la quantitA� delle interazioni online di un singolo profilo (sia esso corrispondente ad un individuo o ad un brand) ed elabora uno score Order lasuna botanical name di influenza attraverso le reti a cui afferisce, sui principali social media. A seguito della diffusione di Klout, sono anche emersi numerosi competitor (Kred, ma anche PeerIndex, solo per nominare i principali).

 

Ma cosa A? Klout? E cosaa�?faa�??

Il primo elemento che coglie l’attenzione A? l’aspetto quasi ludico che l’accompagna: Klout A? costruito come un gioco, e l’influence score A? il punteggio. Chi arriva ad un punteggio alto ha tutta una serie di possibilitA� vantaggiose, che vediamo tra poco. Questa gamification innesca due dinamiche. La prima A? quella della a�?dipendenzaa�?: affinchA� il punteggio Klout resti alto, A? necessario non smettere di interagire attraverso i social media. La seconda A? quella del a�?cheatinga�?, o meglio, della possibilitA� di alterare il Klout score, per esempio attraverso l’uso di bots (come ormai frequente soprattutto su Twitter).

SA� perchA�, come alcuni blogger hanno fatto notare, sebbene Klout si presenti come a�?the standard of influencea�?, non A? uno strumento propriamente perfetto. Ad esempio, Michele Caivano nel suo blog ha raccontato del clamoroso caso di Groupalia e di quello sciagurato tweet che a�?giocavaa�? con il terremoto emiliano dello scorso Maggio a fini pubblicitari. Il punteggio Klout di Groupalia in quell’occasione, invece di scendere come era lecito aspettarsi, A? volato in alto grazie all’inondazione di commenti e repliche indignate degli utenti di Twitter che, rispondendo in massa a quella interazione, hanno creato un volume traffico esorbitante. Dimostrando cosA� che, in alcuni casi e sotto determinate condizioni, Klout non A? in grado di riconoscere la a�?buonaa�? dalla a�?cattivaa�? reputazione, ma solo la capacitA� di generare traffico, e che accanto all’analisi quantitativa c’A� ancora molto da fare nei termini di una accurata analisi qualitativa di questo traffico e della reputazione che a�?generaa�?.

Tralasciando poi il fatto che le modalitA� di calcolo del Klout non sono open: al contrario, i parametri non sono trasparenti nA� esplicitati chiaramente nel sito.

 

Ma c’A? di piA?.

L’altro elemento che contraddistingue Klout A? che i vantaggi di un punteggio alto non sono limitati al mondo online, ma a�?esondanoa�? nella quotidianitA� non digitale. A? il caso dei perks, vale a dire quei a�?benefita�? che si possono ottenere grazie ad un punteggio Klout sufficientemente alto e alla capacitA� di interazione online attraverso di esso. I perks possono essere delle semplici cuffie costose per il vostro lettore audio, come persino voucher per hotel o biglietti aerei.

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E non finisce qui.

Klout ormai A? utilizzato anche nell’ambito della ricerca di lavoro, da headhunters che cercano persone in grado di attivare concretamente la propria rete di contatti e di fare da influencer attorno ad un determinato argomento. A? di dominio pubblico la storia, riportata da Wired US, di Sam Fiorella, marketing agent di Toronto a cui A? stato chiesto il punteggio Klout ad un colloquio di lavoro: non sapendolo, non A? stato assunto. Ma avviene sempre piA? spesso anche il contrario: grazie ad un sapiente uso della propria presenza su Klout e della propria influence attraverso la rete di contatti sui social media si puA? ottenere lavoro.

A? il caso di El_Pinta, esperto di cultura digitale, il quale ha intrapreso una consapevole strategia di self branding e che a seguito di ciA? ha ricevuto la proposta di supportare attraverso il suo network un progetto nell’ambito dei suoi principali interessi, in cambio di un piccolo compenso. E cosA�, da cosa nasce cosa, a partire da questo semplice modus operandi adesso El_Pinta si occupa per lavoro di social media, web marketing e editoria digitale per un’agenzia di comunicazione.

La capacitA� di lavorare con, o addirittura essere, influencer A? una inevitabile conseguenza della necessitA� di sviluppare la propria attivitA� o carriera attraverso reti sociali, ed A? ormai a tutti gli effetti un requisito molto importante per il successo di un’avventura professionale, sia essa un’impresa tradizionale, un nuovo modello di business, una startup o un’impresa sociale, e per affrontare le nuove forme di lavoro.

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