Non A? mai semplice spiegare con parole tutto quello che A? accaduto ad un evento come Camp di Grano, soprattutto cercando di mettere da parte, per poco, la forza delle emozioni per scrivere lucidamente.

Camp di Grano A? stato un esperimento, un laboratorio che ha unito sapere manuale e conoscenze accademiche. Non lo si puA? definire una vacanza, nemmeno un campo di lavoro ma l’espressione di un desiderio che viene da dentro. Tutto A? nato dai ragazzi di Caselle in Pittari, un borgo arroccato su una collina nell’entroterra Cilentano protagonista di una lenta ed inarrestabile fuga verso nuove opportunitA� da parte dei giovani. Chi scappa e chi resta , si rimbocca le maniche e sparge semi nella buona terra sperando che facciano frutto.

Il Camp A? stata una vera esperienza estetica, dove tutti i cinque sensi sono stati stimolati. PiA? di tutti il tatto che spesso dimentichiamo essere la nostra connessione con la materia. Le nostre mani lA� hanno lavorato, si sono irruvidite, lacerate da qualche graffio e appesantite da fardelli mai trasportati. Si sono unite alle nostre menti, in una simbiosi che ha portato ad un momento unico di connessione tra le due dimensioni umane: quelle del corpo e della mente.

La mattina il lavoro nel campo con i Maestri della Terra, la sera lo studio al Teatro del Grano con alcuni professori accademici. Con i secondi si A? cercato di trovare una strada diversa nel ridare valore alla produzione della terra, attraverso la consapevolezza e le opportunitA� differenti offerte ai nostri avi.A�Il lavorare nei campi A? pur sempre fatica e lavoro intenso ma oggi si A? iniziato a discostarlo dal concetto di stento e di sussistenza che si trascina dietro da un’arcaica memoria.

Con i loro interventi abbiamo cercato una via diversa per scavalcare quella che mi piace definire l’economia dell’Io. Il sistema-mondo in cui viviamo oggi ci ha indotto a sviluppare l’individualismo come unica strada per raggiungere obiettivi lavorativi soddisfacenti.A�A�Le barriere per accesso all’istruzione quasi non esistono piA? e questo ci permette di poter ambire ad un lavoro impiegatizio dalle condizioni migliori rispetto al lavoro nei campi.A� Possiamo ambire ad una carriera che ci porti, competendo con i nostri colleghi, a posizioni sempre piA? decisionali e remunerative. Un sistema che sembra poter essere applicato ad ogni settore lavorativo.

Eppure questo sistema ha dimostrato di non essere efficace nel redistribuire le risorse, nel ricollocare valore tra le persone ma ha coagulato in mano a pochi attori del mercato la maggior parte delle risorse economiche. C’A? la necessitA� di ripensaread un diverso modello di sviluppo.

Un nuovo modello di sviluppo, come ci dice Alex Giordano durante il suo intervento al Camp, in cui tutto debba iniziare da un’azione di cambiamento individuale che possa scuotere le menti di coloro con cui abbiamo relazioni.

A? fondamentale pensare ad uno sviluppo che si basi su due capisaldi:

– il Fabing, cioA? la capacitA� di saper fare le cose. Oggi abbiamo perso la manualitA� nelle risoluzione anche di piccoli problemi quotidiani.A�

– Il valore delle relazioni che ci permetta di aggregare una massa critica atta a generare una comunitA� che si autorganizza secondo l’etica del networking. Questa iniziando a colonizzare il mondo offline puA? produrre processi di redistribuzione delle risorse.

Le relazioni possono essere alla base di nuovi scenari economici in cui, attraverso lo strumento della rete, si possono avviare progetti di disintermediazione nella distribuzione dei prodotti alimentari. L’Italia produce una variegata quantitA� di prodotti tipici iperlocali che difficilmente riescono a raggiungere le tavole dei consumatori in quanto i produttori non riescono a concorrere sul mercato della GDO in quanto il prezzo risulta essere elevato per quantitA� di prodotto molto basse. In un contesto del genere ben si inserisce un progetto come quello di Jenuino, presentato al Camp di Grano da Giacomo Bracci in uno dei workshop “notturni“. La core idea A? quella di porsi come ponte tra piccole fattorie orientate alla qualitA� e consumatori che siano in grado di riconoscerla e apprezzarla. “JenuinA? cerca di accorciare al minimo la filiera e garantendo qualitA� trasparenza nei processi produttivi, nella comunicazione, nei trasporti.

Purim delivery

I consumatori possono pre acquistare un “cesto” di Buy detrol online generi alimentari prodotti da un network di fattorie selezionate che vendono direttamente al consumatore al momento della produzione. Jenuino si occupa di mettere in contatto i venditori con i compratori facilitando la consegna del prodotto finale.

Un progetto nato per salvaguardare la ricchezza delle piccole produzioni alimentari sparse http://mttaborsoap.com/?p=13626 nel nostro territorio che vivono da anni grosse difficoltA� figlie dell’abbandono indiscriminato del valore dell’orto.

L’orto, forziere dei nostri nonni A? il protagonista alla base della community di Grow the Planet, itrodotta da Gianni Gaggiani, dove gli utenti si scambiano informazioni per iniziare a coltivare il proprio orto personale mettendo in contatto gli altri “coltivatori” della rete localmente piA? vicini. Il portale da anche la possibilitA� scambiare prodotti a km zero utilizzando i social network locali istantanei. Grow the Planet A? una comunitA� strutturata che offre a tutti un know how per rendere accessibile a tutti la coltivazione dell’orto sensibilizzando i consumatori alla sostenibilitA� e al consumo responsabile.

Infine ci piace citare l’intervento del “nostro” Alessio Carciofi, consulente di marketing non convenzionale per il turismo e formatore per Ninjaccademy. Il suo intervento ci porta nella dimensione del turismo come risorsa da sfruttare per la valorizzazione di un territorio. Il turismo A?A�A�fatto di esperienza, di emozioni che diventano uniche quando il territorio sa come rendere uniche le proprie specificitA�. Per Carciofi esiste la costellazione del valore del turismo, dove tutti tutti coloro che abitano nel territorio hanno un valore non misurabile nel sistema turistico. Ognuno ricopre un ruolo fondamentale.

Si puA? creare valore aggiunto, creando expertise, solo se la cultura che si vuole far conoscere A? radicata nel territorio. I strumenti, come i social network ci danno la possibilitA� di ampliare i nostri pubblici di riferimento ma, Alessio ci avverto, “Non si puA? essere social se non sei local“. Se dietro ad un progetto di social marketing territoriale non si ha una comunitA� che sostenga e alimenti continuamente i prodotti del territorio il progetto tenderA� alla sua morte naturale.

Territorio, cultura e innovazione sembrano essere le parole chiavi emerse dal discorso generato con i nostri “docenti”. Partire dal valore aggiunto del territorio, “seminarlo” e attendere che faccia buoni frutti. Bisogna comprendere, soprattutto, il valore dei nuovi strumenti informatici che danno la possibilitA� di aumentare la portata del nostro dialogo e di renderlo piA? veloce che in passato.

Ripartire da quella che A? la NOSTRA CULTURA, senza vergognarci di essa e comprendere appieno le possibilitA� nella creazione di una nuova idea impresa, che sia radicata nel territorio, che sia valore aggiunto per le persone, che sia una rete dove ci siano scambi continui, un’impresa che faccia Societing.

Forse sarA� difficile realizzarla.

Forse siamo stati un po’ matti a provarci ma, in fondo, sentivamo di lanciare un seme sperando che questo possa “porchiare”, sperando che il Camp di Grano sia iniziato realmente il giorno dopo essere tornati a casa.

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