How much lady era La terza rivoluzione industriale- the Economist

L’articolo di copertina dell’ultimo numero de The Economist dedica il proprio contenuto a quello che chiamano una Terza rivoluzione idustriale. Il passaggio al digitale e il cambiamento del modo di progettare stanno inesorabilmente cambiando i prodotti manifatturieri.

La rivista britannica riprende un concetto giA� proposto qualche anno fa da Jeremy Rifkin (basata sula convergenza di nuovi regimi energetici) ma rielaborandolo sotto un punto di vista strettamente legato alla produzione che si sta modificando dopo decenni in cui la delocalizzazione era divenuta l’unico metodo per ridurre i costi di produzione.A�

Le nuove tecnologie e le reti interconesse danno accesso a saperi in modo rapido e massivo permettendo di risolvere problemiA� progettuali o di produzione con costi molto contenuti rispetto al passato.

La stampa in 3D

L’articolo esalta il concetto della stampa in 3D, cioA?A� la capacitA� “casalinga”A� di avere “una riproduzione reale di un modello 3D realizzato con un software di modellazione.Inoltre essa A? considerata una forma di produzione additiva mediante cui vengono creati oggetti tridimensionali da strati di materiali successivi.”

 

Questa tecnica A? giA� utilizzata da centinaia di aziende per la produzione di prodotti commerciali su misura per i propri clienti. Un passaggio importante in quando questa, non trasforma solo la produzione, ma anche il modo in cui percepiamo il mercato. Non avremo piA? grosse aziende che producono prodotti in modo seriale ma potremmo essere noi a decidere cosa deve essere prodotto e in che modo.

La produzione localizzata

Una sorta di ritorno al prodotto artigianale, fortemente localizzato, ma con diverse differenze. I limiti della produzione artigianale vengo superati. In passato risultava difficile raggiungere fisicamente l’artigiano per acquistare i prodotti. Oggi con internet la barriere fisiche vengono abbattute e la merce puA? essere spedita dappertutto in tempi brevi. Un’altro aspetto da prendere in considerazione A? relativo ai costi delle materie prime, estremamente alti in caso di piccole produzioni manifatturiere che oggi, sempre con l’aiuto di internet e dell’innovazione tecnologica, possono essere acquistate a costi impensabili fino a pochi anni fa.

In realtA�, il passaggio alla produzione localizzata A? giA� in corso.A�In una nuova indagine su 106 dirigenti di grandi aziende staturitensi con sede di produzioni in Cina, il Boston Consulting Group (BCG) ha riscontrato che piA? di un terzo, il 37%, pianifica di riportare la produzione negli Stati Uniti dalla Cina o stanno prendendo in considerazione la cosa.

Resta solo da capire come i governi possano regolamentare questa nuova rivoluzione e cosa possano fare per incoraggiarla. L’Economist non sembra molto ottimista in questa direzione in quanto vede i governi ancora aggrappati all’idea che la produzione di beni venga in primo piano rispetto ai servizi.

Eppure il modello di sviluppo capitalistico selvaggio ha dato segni di inefficienza e nuovi sistemi di riferimento sono in divenire e appaiono essere efficaci nel risolvere problemi sociali facendo imprenditoria a livello iper-locale.

SarA� iniziata l’era della produzione home-made?

La stampa 3D modificherA� le produzioni industriali?

E il mercato lavoro come si modificherA�?A�Voi che idee avete?

A�

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ScaricaA�qui l’articolo de The Economist tradotto in italiano.

 

 

 

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