Il nuovo Buyng SystemIl processo decisionale riguardo gli acquisti con la��avvento dei social network A? totalmente cambiato. Se prima il consumatore era avulso dalle dinamiche di produzione e di creazione dei prodotti, oggi si puA? facilmente affermare e dimostrare che il consumatore A? dentro il mercato, diventandone parte attiva sia dei processi principali che di tutte le narrazioni che vi si creano intorno.

A�Come altri ambiti della vita di ogni individuo, anche il consumo si A? spostato in rete e i network diventano non solo la principale fonte di informazione, ma anche un luogo dove gli utenti possano scambiarsi saperi ed opinioni. Reale e virtuale sono interconnessi a tal punto di poter parlare di a�? Cialis cost private prescription realtA� aumentataa�?: vedere il mondo fisico separato dal digitale A? un vero e proprio pregiudizio.

A�Se i social media sono prolugamenti cerebrali della��individuo (come giA� profetizzava McLuhan nel 1967 in Gli Strumenti del Comunicare affermando: A�Oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell’elettricitA�, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazioA�), A? naturale che questi vengano impiegati nelle piA? semplici azioni quotidiane e non piA? solo da una postazione fissa.

A�Gli smartphone infatti danno la possibilitA� di avere la rete letteralmente in tasca, ovunque e in ogni momento della giornata. Viene da se che le nuove app si sviluppano intorno alle nuove pratiche di consumo che ora si dispiegano in vere e proprie narrazioni co-generate dagli utenti, dove la comunicazione non parte piA? dalla��azienda per arrivare agli utenti ma fluisce in una poliedricitA� di scambi informazionali che partono dagli utenti stessi.

A�A? il caso, ad esempio degli squatting supermarket: una��istallazione che riproduce in realtA� aumentata un supermercato interattivo, che utilizzano il peer to peer come infrastruttura informazionale, portando immediatamente visibili alla percezione del consumatore le storie, le relazioni dei prodotti, le conseguenze di gesti quotidiani come prendere un prodotto da uno scaffale.

A�In questa direzione si muove anche GoodGuide, che al team di esperti ha affiancato una community di utenti il cui scopo A? quello di votare i piA? disparati prodotti per andare verso un consumo piA? verde e salutare. Inquadrando il codice a barre del prodotto, la��app lo riconosce e propone alla��utente una vera e propria scheda analitica, dove ci sono punteggi relativi alla salute, alla��ambiente e al grado di comportamento sociale, qui inteso in termini di politiche, pratiche e performance messe in atto dalla��azienda.

A�Che il consumo poi sia legato al fatto che da qualche parte, nel terzo mondo, ci siano bambini che lavorano in condizioni disumane per produrre le scarpe che si indossano, fa venire una repentina voglia di strappartele dai piedi. Quello che fa Slaveryfootprint.org A�A? contare, in maniera approssimativa, il danno nel mondo in termini di spreco e consumismo, quantificandolo in numero di a�?schiavia�� che lavorano per permettere alla��utente lo stile di vita che ha. Per schiavi si intendono persone il cui lavoro A? sottopagato o per nulla pagato, in condizioni disumane, senza avere la piA? pallida idea di quelli che sono i diritti umani. La grafica A? minimal e accattivante, le domande sono poste in termini semplici ed immediati, tutto quello che resta A? scoprire la��impatto che il proprio consumer-style ha sul lavoro non protetto. Le informazioni che compaiono man mano che si compila il questionario aiutano ad individuare diverse problematiche. Inoltre la sessione Take ActionA�offre la possibilitA� di assumere un atteggiamento attivo nei confronti di questa problematica, monitorando i propri progressi e permettendo all’utente di mandare delle note o dei messaggi alle aziende. Alla fine si ha la possibilitA� di condividere il A�risultato su Twitter o su Facebook. Ca��A? un poa�� di vergogna nel contribuire, anche se inconsapevolmente, al trafficking e allo sfruttamento e il senso di impotenza A? schiacciante. Ca��A? da chiedersi quali le risposte giuste e quindi quale stile di vita adottare per far si che quel numeretto diventi pari a zero e ancora in quale modo conciliare le esigenze che sembrano affiorare nel quotidiano in questa parte di mondo con quello zero. Ca��A? da chiedersi inoltre come stimolare le parti sociali ad una equitA� nel mondo del lavoro. Nel frattempo, non si puA? fare altro che condividere il proprio risultato attraverso i social che si utilizzano, offrendo uno spunto di riflessione e cercando di diffondere la consapevolezza rispetto a queste realtA�, rischiando di scadere in quello che viene definito http://casasdelpuerto.com.ar/?p=18212 slacktivism http://indexgraf2.com/?p=36014 . a�?Pagarea�� con un tweet i propri schiavi perA?, non li sfamerA� nA� gli permetterA� di innalzare la loro condizione.A�

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