Pensavate che vi avevamo abbandonato? Vi eravate sbagliati di grosso perchA� noi siamo di nuovo qui. Vi proponiamo un interessante report del secondo giorno dell’ultima Societing Summer School scritto dal gruppo “Pure Metal Love” Sale ginette-35 conA�Stefania Barina,A�A�Massimo Airoldi,A�Alessandro Gandini e Carolina Bandinelli. Day 2 a�� Tiziano Bonini, Jaromil, Bertram Niessen La seconda giornata di lavori si A? aperta con la relazione di Tiziano Bonini, ricercatore della��UniversitA� IULM di Milano, che ha presentato un excursus cronologico sulla relazione fra i media http://gora.saintpauljember.sch.id/?p=8935 e le rivoluzioni evidenziando come i media, in queste, abbiano da sempre svolto il ruolo di catalizzatori. Dalla riforma protestante sino agli eventi del Nordafrica e di Londra, l’elemento comune risiede secondo Tiziano nella capacitA� dei media di aver storicamente supportato e reso possibili i grandi cambiamenti storici. In particolare, il ruolo dei media A? stato ed A? quello di velocizzare il propagarsi dell’informazione. Nel dibattito che ne A? seguito ci si A? soffermati sulla necessitA� di non considerare questa prospettiva di ragionamento come deterministica: i media di per sA� non agiscono ma fungono da strumento all’azione dell’uomo. Allo stesso tempo perA? A? emerso come l’elemento di novitA� che caratterizza i media sociali risieda nella compressione dello spazio e del tempo, vale a dire nella capacitA� di raggiungere e mobilitare un alto numero di persone anche geograficamente distanti in un tempo rapidissimo e in modo virale. I social media amplificano quindi la potenziale efficacia dell’azione e in particolare la velocitA� di trasmissione dell’informazione. Nonostante la specificitA� del ruolo dei social media, Tiziano suggerisce di concepire gli stessi come parte di una sfera mediatica piA? ampia e complessa. Questo A? il punto di partenza condiviso da http://www.sunwinecritic.com/uncategorized/business-plan/ Jaromil, esponente della scena hacker internazionale, che ha sottolineato la necessitA� di esplicitare un approccio critico ai social media, i quali nella sua prospettiva rappresentano una vera e propria a�?trappolaa�? che attrae gli utenti con l’intento (non democratico) di sfruttarne le informazioni e i dati, soprattutto personali. Per contrastare questa operazione di centralizzazione dei dati, Jaromil individua due possibilitA�: da un lato l’utilizzo dei media in questione (Facebook, Twitter) per scopi che non sono quelli per cui originariamente era stato concepito, come accaduto nelle rivolte nordafricane; dall’altro lato, la��utilizzo di piattaforme e strumenti alternativi giA� esistenti su Internet prima dei social network contemporanei, al fine di decentralizzare la conoscenza. Bertram Niessen, sociologo e ricercatore free-lance, ha allargato il campo del ragionamento alla dimensione politica. La discussione si A? cosi soffermata su quali possano essere le modalitA� di utilizzo politico dei social media che, come emerso dal dibattito precedente, rappresentano un potenziale tecnologico che A? giA�, per sua natura, legato al potere politico. Il discorso si A? articolato in tre fasi. Nella prima A? stato ripercorso brevemente l’uso del trolling nel web: la pratica di disturbare coscientemente i flussi comunicativi e la netiquette al fine di provocare una risposta emotiva violenta da parte delle comunitA�. Nella seconda ha considerato alcuni casi studio collegati alle elezioni amministrative di Milano 2011, descrivendo i meme virali umoristici del a�?caso Sucatea�?. Nella terza ha proposto un superamento dell’apparato ideologico dominante dei social media, sottolineando come il vantaggio tattico determinato dal gap generazionale a�� visibile ad esempio nel caso delle elezioni amministrative milanesi di maggio a�� A�puA? essere solo effimero. In conclusione, Elisabetta Costa, dottoranda in antropologia, ha contribuito alla giornata presentando i punti salienti della sua ricerca sull’implementazione dei social media a livello locale a Beirut, in Libano, evidenziando come spesso questi vengano percepiti dalla stessa societA� civile non come potenziali strumenti democratici, bensA� come irruzioni della modernitA� occidentale nella societA� locale. Elisabetta ha sottolineato questo aspetto come contraddittorio rispetto agli eventi delle rivolte nordafricane in quanto esempio di come il contesto locale e la specificitA� culturale possano influire sulla diffusione dei media sociali modificandone le potenzialitA� e l’applicazione.]]>

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