Per i consumatori piA? consapevoli, i cibi in tavola sono spesso frutto di una ricerca accurata degli ingredienti locali, biologici, sostenibili, ecc.A�In ogni caso, per molti di noi, il cibo non A? abbastanza di qualitA�. Oggi, le persone che si siedono attorno al tavolo per mangiare appaiono preoccupate per il percorso che il cibo ha fatto prima di finire nel loro piatto, e per le comunitA� che si sostentano grazie alla vendita dei suoi ingredienti.

Coltivare e produrre cibo a�� dal cucinarlo e consumarlo al produrlo per ricavarne un profitto a�� sono diventate pratiche collaborative, nate da recenti innovazioni che non esistevano in passato. Mangiare A? diventato un fatto politico/concettuale a�� e anche, se mi A? permesso dirlo, socialista! – fondato sui concetti di peer-production e su concezioni egualitarie e non convenzionali di lavoro e di profitto.

Dappertutto i a�?mangiatoria�? stanno cominciando a mettere in discussione e a trasformare il significato dello spazio commerciale a�?cucinaa�? e il concetto di ristorante tradizionalmente inteso.

La domanda di alimenti sostenibili e di qualitA� sulla nostra tavola ha trasformato l’idea di cibo che ha dominato per i decenni passati. Oggi i consumatori e gli esperti di culinaria stanno allo stesso modo sviluppando crescente attenzione ai problemi e alle circostanze che riguardano produzione, distribuzione, preparazione e consumo degli alimenti.

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Produzione comunitaria di alimenti http://gilpincarwash.com/?p=15990

PerchA� impegnarsi singolarmente? Mentre la cucina collaborativa si A? diffusa nelle cascine e negli agriturismi durante gli ultimi decenni, nel contesto urbano si sono riscoperti i benefici del cucinare insieme per il bene della comunitA�. Grazie al grande numero di interessati alla produzione di conserve e confetture, ma anche ad altri prodotti piA? inusuali, l’esperta di conserve Anya Feral ha organizzato a�?YES WE CANa�?, un gruppo di conservieri alle prime armi che compra i prodotti direttamente dai contadini locali e impara a conservarli in totale autonomia. I partecipanti all’iniziativa tornano a casa con scatole di conserve da gustare durante la stagione e con nuove abilitA� da riproporre nelle loro case e cittA�.

Ma non si puA? vivere solamente di conserva di pesche! PerchA� non prendere a modello l’iniziativa della Feral e produrre pasti completi? L’associazione a�?Three Stone Heartha�? di Berkeley A? una delle molte Community Supported Kitchens (CSKs) nate negli ultimi anni, assieme alla a�?Salt Fire & Timea�? di Portland (Oregon) e alla coperativa a�?Local Sproutsa�? di Portland (Maine), oltre ad altri collettivi presenti sui territori di Chicago e altrove.

Come A? stato molto vantaggioso il modello della CSA (Community Supported Agricolture), e lo A? tuttora, per i coltivatori membri che condividono i profitti derivati dalle vendite dei propri raccolti, indipendentemente dal rendimento dei singoli, lo A? anche per le Community Supported Kitchens che cercano nuovi membri per tenere i fornelli sempre accesi. I membri pagano in anticipo per ricevere regolarmente dispense di ottimi brodi vegetali, sottaceti, insalate di cereali integrali e molto altro ancora, il tutto cucinato con prodotti di agricoltori locali, alcuni dei quali partecipano direttamente alla preparazione e alla consegna.

Se tutto questo ti sembra troppo impegnativo, perchA� non organizzare un semplice picnic, invitare qualche sconosciuto ad un parco vicino, e condividere con gli altri il cibo portato durante uno splendido pomeriggio nel week-end? Questa A? l’idea di a�?Grublya�? a San francisco e di a�?EatWithMea�? a Melbourne, in Australia. I partecipanti utilizzano questi siti web per organizzare eventi sociali centrati sulla condivisione del cibo e incontrare altre persone, chiacchierare e assaggiare le prelibatezze dei vicini.

Da un altro punto di vista, chi condivide gli ingredienti e li cucina collettivamente A? considerato di moda e le imprese commerciali come la a�?Dream Dinnersa�? stanno germogliando un po’ ovunque negli USA. I partecipanti si radunano presso una delle dozzine di location dell’azienda e preparano i pranzi per la famiglia grazie a ricette pre-selezionate e a ingredienti pre-tagliati. L’atmosfera che si percepisce A? molto vicina a quella di una festa, con musica e snack: i partecipanti prendono semplicemente un contenitore e impacchettano i loro cibi per la settimana.

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Scambiare insieme

Ti sarA� venuta sicuramente fame parlando di tutto questo cibo! Non c’A? assolutamente bisogno di mangiare da soli quando esistono cosA� tanti piatti, tavole condivise e stravaganti ricette da divorare insieme con gusto.

Se il gusto suburbano di Dream Dinners non fa per te, perchA� non sperimentare direttamente a casa tua? Puoi prendere come esempio il modello dell’australiana a�?MamaBakea�?, dove gruppi di mamme si raccolgono nella cucina di casa, preparano insieme le pietanze e le dividono in porzioni pronte da mangiare, passando un magnifico pomeriggio collaborando in cucina. Oppure sbircia cosa fanno quelli di a�?Cook Here and Nowa�? a San Francisco, Austin e a Melbourne: qui si preparano cibi di lusso dividendo tra i partecipanti gli ingredienti necessari, creando squisiti pranzetti cucinati da piA? mani. Lo sforzo dei diversi partecipanti si concretizza in un cooking club collaborativo che condivide una grandissima cucina professionale presa in affitto. I cuochi e i commensali si portano tutti gli strumenti e gli ingredienti necessari (non dimenticarti del vino!), preparano un gustosissimo pasto e si siedono tutti insieme ad un grande tavolo per mangiare, finalmente, le prelibatezze preparate.

Vuoi scambiare il tuo sandwich con la mia insalata di tonno? Il concetto di scambio ha permesso di svuotare le dispense dai prodotti che da soli non si utilizzano, o che non sono particolarmente graditi. Dalle zuppe alle cene complete per due, dagli omogeneizzati ai barattoli di sottaceti, la diffusione dello scambio di cibo ha permesso di alimentarci l’un l’altro in abbondanza. Gran parte di questi eventi accade al a�?18 Reasonsa�?, un centro artistico a cui ruota attorno una comunitA� molto attiva nel cuore di San Francisco, dove le persone si scambiano cibi di qualsiasi tipo, dalle mousse di carota alle zuppe indiane.

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Il business della cucina condivisa

Conoscere i propri vicini A? sempre una cosa buona e piacevole, ma A? anche possibile trasformare questo incontro in un profitto secondo la nuova etica e la nuova economia del mangiare insieme. Si A? sempre usato fare conoscenza al ristorante, davanti a un bella tavola imbandita, per conoscere i nuovi vicini. Ma, ahimA?, un’economia in difficoltA�, un interesse nella cucina do it yourself e la crescita del supporto all’iniziativa indipendente ha dato vita a un bel numero di ristorantini alternativi che deliziano, per un giusto prezzo, i piA? attenti segugi che cercano in cittA� specialitA� etniche o cibi particolarmente ricercati, tutto rigorosamente fatto in casa.

Verso la metA� dello scorso decennio si A? visto nascere il fenomeno dei furgoncini ristorante, un cavallo di battaglia del cibo on the road asiatico che ha conquistato un folto pubblico nelle cittA� americane piA? all’avanguardia (San Francisco, Los Angeles, Chicago e New York). Il cibo A? preparato velocemente, economico, cucinato fresco e, la maggior parte delle volte, delizioso. E’ chiaro che la spesa iniziale per l’acquisto di un veicolo con cucina A? solo una piccola parte rispetto a quanto sarebbe costato aprire un tradizionale ristorante, permettendo cosA� a un numero maggiore di aspiranti chef di provare a cimentarsi dconcretamente in cucina.

Il produttore di cibo su piccola scala A? diventato maturo anche in altri modi. PiA? o meno come gli artisti e gli artigiani che hanno adottato il modello cooperativo di vendita al dettaglio per prodotti come dipinti, t-shirt stampate a mano e piccoli gioielli, i produttori di alimenti, come quelli della a�?San Francisco 311’s Cortlanda�?, hanno messo insieme le forze e condiviso i rischi economici per aprire piccole cooperative/negozi di cibi fatti in casa. I produttori di torte e biscotti, i maestri delle patatine fritte e dei sottaceti, i piA? abili conservieri ecc, possono far fruttare le loro abilitA� attraverso splendide cucine comunitarie condivise, come a�?La Cocinaa�? di San Francisco (che offre regolari corsi, eventi-mercato e conferenze sul come avviare e gestire piccoli business), e altri appuntamenti come il periodico a�?Underground Farmers’ Marketa�?, un microscopico mercatino di generi alimentari fatti a mano o fatti in casa, sia in barattolo (pompelmi e dragoncello in conserva) che pronti da mangiare (spalla di maiale grigliata con focacce fatte in casa). Anche i cuochi casalinghi stanno prendendo parte all’azione. A Parigi, la piattaforma web a�?SuperMarmitea�? permette a chi ha cucinato cibo in eccesso di mettersi in contatto con quelli che invece non hanno avuto tempo di cucinare. Invece di ordinare dai take-away cibo da asporto, i partecipanti possono comprare la cena direttamente dai vicini, magari trovando prelibatezze come lasagne o stufato di maiale. Operazioni come queste sono vincenti per tutti: tu hai la cena pronta e io preparo una porzione in piA? per fare qualche soldo extra. Di colpo si cambia cosA� il normale rapporto tra chef e cliente!

Per quelli che vogliono fare gli chef su scala piA? grande (o per quelli che giA� sono chef, ma vogliono cucinare meno spesso), perchA� non seguire la tendenza dei ristoranti pop-up? Chi cucina a�� cuochi e aspiranti tali a�� affitta i ristoranti durante i periodi di chiusura, proponendo il proprio menu, cucinando le proprie specialitA�, gestendo autonomamente la propria pubblicitA� sperando di portare al ristorante abbastanza persone da poter vedere realizzato il proprio sogno di a�?ristoratori per un giornoa�?. I benefici di questa pratica sono significativi: i ristoranti che giA� esistono fanno soldi quando non avrebbero potuto, gli aspiranti cuochi possono avere un ristorante e proporre una cena senza troppo impegno, e chi mangerA� potrA� assaggiare squisitezze che altrimenti non avrebbe avuto la possibilitA� di assaggiare. A San Francisco questa iniziativa si A? diffusa a macchia d’olio: esiste addirittura un ristorante interamente dedicato ad eventi di questo tipo, a�?The Cornera�?, posizionato in una delle zone piA? belle dell’intera cittA�.

Cos’altro sta nascendo a proposito della Cucina Collaborativa? Possiamo solo immaginarlo per ora. Ma sicuramente continuerA� ad alimentare il nostro crescente desiderio di sperimentazione, coerenza etica e domanda di cibi di qualitA�, aiutandoci a stare meglio insieme a tavola…e facendoci riflettere su cosa significa davvero condividere un pasto insieme.

Sperando che queste iniziative continuino a diffondersi e ad ispirare altre comunitA� nel resto del mondo, possiamo immaginare tutto questo anche in Italia? Il futuro italiano della a�?Cucina Condivisaa�? resta nelle mani degli chef e dei golosi piA? creativi…siete pronti ad accendere i fornelli?

Marco Guardamagna

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