La nuove tecnologie riescono a collegare in modo sempre piA? stringente e continuo gli individui alle informazioni, alle altre persone e alle cose fisiche. Connessioni sempre piA? intelligenti e efficienti, che negli ultimi anni hanno contribuito a cambiare il nostro essere consumatori/fruitori, il modo in cui socializziamo, consumiamo e, non da ultimo, le nostre modalitA� di vivere e relazionarci alla��interno della societA�.

Il consumo delle informazioni, il modo in cui socializziamo e alcuni modi da��agire nella nostra quotidianitA� stanno cambiando. Ma in che modo? E con quali conseguenze?

In un’economia globale, dove i mezzi di produzione (di contenuti ma anche di beni fisici durevoli) sono sempre piA? decentrati e a�?volatilia�?, dove le possibilitA� di accesso nella��ecosistema della��informazione sono cresciute a livelli esponenziali, come sono cambiati i nostri rapporti con la conoscenza e la condivisione?

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The New Sharing Economy

La��interessante ricerca a�?The new sharing economya�?, effettuata tempo fa da Latitude in collaborazione con SharaAble Magazine (un sondaggio effettuato su un campione di oltre 500 utenti del web), si interroga e prova a offrire risposte e spunti di analisi,A�a questi e altri interessanti quesiti.

Una ricerca dettata dal vorticoso aumento di start-up guidato dalla crescente diffusione di tecnologie e piattaforme di condivisione sociale.

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Generazione fiducia

Un cambiamento generazionale, un salto di paradigma – cui ha contribuito anche la crisi economica e ambientale della��ultimo biennio – che ha portato alla��affermazione di nuovi modelli di consumo e il passaggio da un sistema economico a�?proprietarioa�? a uno di tipo a�?opena�?, che offre potenzialmente a tutti la��accesso alla conoscenza e alle informazioni.

Negli ultimi anni, lo stato precario dell’economia ha aumentato la consapevolezza le decisioni di acquisto, premiando scelte a�?pratichea�? anzichA� il puro consumismo. I partecipanti con i redditi piA? bassi, inoltre, si sono dimostrati i piA? propensi ad adottare comportamenti di condivisione, oltre che a vedere di buon grado la possibilitA� di farlo con gente dal reddito e dal tenore di vita migliore del loro.

Andamento e scenario economico/finanziario a parte, lo studio mette in luce come a a�?spingerea�? e incoraggiare gli individui a condividere risorse (non solo online, sia chiaro) sia soprattutto il a�?fattore fiduciarioa�?: gli utenti, insomma, stanno imparando a fidarsi reciprocamente la��uno della��altro. E il tutto, dato ancor piA? interessante ovviamente, slegato da ogni logica di a�?economicitA� individualistica/egoisticaa�?. Al contrario, la ricerca evidenzia come per questi nuovi cittadini la��economicitA� si realizzi proprio dalla condivisione libera e gratuita (di ogni tipo di bene/servizio e nelle piA? diverse tipologie di settore, come mettono in evidenza le slide).

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Oltre lo sharing digitale

Oltre allo sharing di informazione e notizie di vario genere online, le categorie piA? diffuse oggetto di sharing risultano essere:

Spazi abitativi (58%)

Spazi di lavoro (57%)

Ristorazione (57%)

Oggetti per la casa / elettrodomestici (53%)

Abbigliamento (50%)

Car-sharing (Car-sharing condiviso tra le categorie piA? significative rispetto ai non-car-sharingA�registraA�una media di 11 contro 8 categorie, rispettivamente)

Si A? quindi diffusa una tipologia di nuovi cittadini che offrono la possibilitA� di utilizzare beni/servizi/informazioni senza rivendicarne un a�?diritto da��autorea�? o la proprietA� esclusiva degli stessi. Ma ca��A? di piA?: oltre al semplice risparmio di denaro, il campione oggetto di studio della ricerca reputa la pratica dello sharing uno strumento efficace per rendere il mondo un posto migliore, trovando proprio in questa��ultimo aspetto una a�?retribuzione immaterialea�? che va ben oltre la sola e semplice a�?retribuzione economicaa�?.

Un aspetto dalla grande valenza anche simbolica, niente affatto da sottovalutare.

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Che cos’A? oggi l’economia?

Cheap lady era 100mg

E allora, per meglio comprendere la diffusione sempre crescente – e forse ormai inarrestabile – di questi fenomeni, occorre soffermarsi un momento su cosa sia oggi a�?la��economiaa�? e su come le nuove tecnologie abbiano contribuito a trasformarne la connotazione stessa del termine. (a tal proposito vi consiglio una rilettura del Manifesto del Societing )

Nella concezione piA? o meno canonica e diffusa, la��economia altro non A? che un sistema attraverso cui dei soggetti sociali (gli attori economici) provvedono al soddisfacimento delle proprie esigenze (bisogni) alla��interno di un contesto in cui, essendo limitati gli strumenti per soddisfare queste esigenze ( http://www.7huehner.de/?p=2150 beni economici), A? possibile attribuire ad essi una��importanza (valore economico).

Detta in questi termini appare evidente una questione tanto profonda quanto delicata: il denaro non A? la��unico modo con cui attribuire valore economico a un bene. Il denaro A? il modo piA? veloce, piA? intuitivo, tangibile. Ea�� anche la forma piA? rapida e quella storicamente forse meglio radicata. Ma non la��unica.

Questo che potrebbe sembrare una puntigliosa discussione accademica a�?di pura lana caprinaa�? – intesa come a�?astrattaa�? -A� risulta in realtA� cruciale nella societA� digitale e nei social media perchA� proprio alla��interno di Internet e del web 2.0 sono esplosi e continuano a fiorire fenomeni in cui il funzionamento di alcuni servizi e di alcune applicazioni A? interpretabile grazie alla��esistenza di meccanismi sociali non basati sullo scambio di denaro. Alla base di tutto ciA? ca��A? il principio della��economia del dono (a tal proposito vi consiglio anche questa intervista http://www.etnografiadigitale.it/2011/03/il-dono-al-tempo-di-internet-il-valore-della-condivisione-e-dello-scambio/ ) , uno dei piA? importanti lasciti alle scienze sociali da parte del sociologo ed antropologoA�Marcel Mauss. Senza entrare nel merito delle teorie, con questo termine in antropologia si identifica un meccanismo con cui le tribA? instaurano un sofisticato insieme di relazioni sociali basate sullo scambio reciproco di doni che preparano il terreno a un legame piA? duraturo nel tempo. Alla luce dei fatti, la��economia del dono A? di fondamentale importanza nel web sociale e partecipativo poichA� consente di interpretare quei meccanismi, altrimenti difficili da comprendere, che sono proprio la condivisione di oggetti multimediali a�� musica, film a�� nel file-sharing, la libera contribuzione a progetti collaborativi come Wikipedia etc.

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OltreA�lo scambio monetario: lo scambio umano

Tutti questi casi – ma se ne potrebbero portare ad esempio molti altri in numerosi ambiti del vivere civile, come evidenzia la ricerca – dimostrano come nel web 2.0 sia possibile immaginare una situazione in cui le persone partecipano a un progetto non perchA� attirate da prospettive economiche e monetarie, ma spinte da motivazioni sociali: sentirsi parte di un gruppo, condividere un ideale, instaurare legami con altre persone. Tutte quelle attivitA� cioA? dalla��alto valore a�?umanoa�? e che, in quanto tali, considerate dal contenuto valoriale incommensurabile. Per tali ragioni in queste dinamiche non trova posto il a�?dio denaroa�?, perchA� spesso le cose di valore sembra non possano avere un prezzo http://gilpincarwash.com/?p=16026 . Sarebbe altrimenti difficile spiegare e giustificare tutte quelle attivitA� in cui la��energia creativa di un gran numero di persone viene coordinata grazie a specifiche piattaforme web, senza la necessitA� che le persone coinvolte siano pagate per la��attivitA� che svolgono.

Lo scambio di mercato, dunque, A? la forma che prevede lo scambio di beni e servizi attraverso un mercato, la redistribuzione A? una forma che prevede un organo centrale che accentra beni e servizi prodotti, che poi redistribuisce alla collettivitA�; la reciprocitA� A? una forma di scambio di beni e servizi volta principalmente alla formazione di legami e relazioni tra individui.

Il dono al tempo di internet come meccanismo di creazione di relazioni basate sul dono e sulla fiducia; ma anche come processo da osservare e analizzare per meglio comprendere le modalitA� in cui si generano ed evolvono le relazioni in una societA� a�?liquidaa�? come quella attuale.

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L’economia della condivisione

Gli elementi caratterizzanti della nuova a�?economia della condivisionea�?, dunque, possono essere individuati in un risparmio dei costi, comunitA� e relazioni piA? forti, la conservazione ambientale, un piA? ampio accesso alle risorse e una maggiore qualitA� dei prodotti realizzati per la condivisione.

Una��analisi sui mutati scenari comportamentali e sulle nuove tendenze dei cittadini/utenti/consumatori che offre anche interessanti spunti di analisi e valutazione per il mondo business perchA?, al passo con i nuovi bisogni, nascono anche nuove opportunitA� di condivisione in diversi settori.

E le premesse, stando ai numeri della ricerca,A�potrebbero essere incoraggianti se A? vero che:

Il 78% dei partecipanti ritiene che le esperienze di scambio e condivisione con altri utenti online abbia migliorato la propria condizione e resi piA? aperti e disponibili all’idea di condividere anche con gli sconosciuti.

Il 75% dei partecipanti A? convinta che la propria attivitA� di sharing online continuerA� e crescerA� nei prossimi 5 anni a venire.

(e sebbene, dice lo studio, il settore sia in costante crescita, una larga fetta di domanda resta comunque ancora insoddisfatta)

PiA? della metA� dei partecipanti, si A? detta entusiasta dello sharing o ha manifestato il proprio interesse a farlo (e ciA? vale per tutte le tipologie di beni e servizi presi in esame e illustrati nelle slide della ricerca)

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Conclusioni

Come dimostra la parte conclusiva della ricerca, le aree che offrono maggiori margini di crescita per le imprese nella��ambito dello sharing, sono quelle in cui ancora molti servizi non sono presenti nelle diverse categorie. Una tesi avvalorata dal fatto che tre intervistati su quattro credono che la condivisione di beni e servizi (siano essi oggetti, beni durevoli o spazi fisici) aumenterA� nei prossimi cinque anni.

Voi che ne pensate? Avete delle idee o delle case history da comunciarci che possono confermare qusta tendenza?

Salvatore Romano

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