America online acquisterA� Huffington Post per $ 325 milioni? SarA� la fine del web 2.0, cosA� come il famoso deal fra AOL e Time WarnerA�A�segnA? la fine del Web 1.0 nel 2000 – qualche mese dopo la bolla si sconciA? drammaticamente ? SegnalerA� l’inizio di un’ondata di privatizzazioni del contenuto aperto online? Seguiranno YouTube, Facebook, Flickr che diventeranno tutti siti a pagamento? O invece e stata Arianna Huffington a uscire in tempo, convincendo un old media company – come A? ormai AOL- di pagare un prezzo esagerato per un modello che A? ormai in declino. Il modello di creazione del valore, mitologico, da parte del web 2.0, la presupposizione che un giorno, in un futuro, i conti quadreranno A? le entrate pubblicitari capaci di giustificare valorizzazioni finanziari, o semplicemente di garantire un cash flow positivo, arriveranno, A? sempre meno credibile. E come sempre in periodi di declino si va verso una concentrazione del capitale, con il risultato che il potere di alcuni giganti, Google e Facebook, si consoliderA� sempre di piA?, con una capacitA� sempre piA? capillare di tassare i flussi comunicativi- Facebook per esempio, si sta facendo banca con l’emissione di una propria moneta- http://arctictracks.com/2018/02/delivery-stromectol/ i Credits-mentre la diversitA� del contenuto aperto, che caratterizzava le visioni piA? utopistiche del Web 2.0-verrA� sempre meno? Stiamo assistendo ad un andamento del web 2.0 simile a quello della radio negli anni 30, come sostiene Tim Wu nel suo recente http://www.donafoodsvietnam.com/donafoodsvietnam.com/purchase-lady-era-100mg-2/ The Master Switch ? The Huffington Post si basava sul lavoro volontario, non pagato, da parte di scrittori e giornalisti. Continueranno a offrire i loro servizi anche sotto la guida di AOL, che A? un brand ben diverso dal Huffington Post ? Come commenta Douglas Rushkoff sul Guardian Gsp tracker, How to hack messages in iphone. , A? proprio la forza del brand a motivare questi tipi di contributi volontari.

Scrive Rushkoff: “We write for HuffPo for free, and a�� because it’s Arianna a�� we do it without resentment. There’s value being extracted from our labour, for sure, by advertisers or whoever, but the sense was always that we were writing for Arianna a�� contributing to an empire that spent its winnings bussing people to watch Jon Stewart and Stephen Colbert do their thing in Washington. Yes, there are compensating benefits a�� like getting links or hits or book sales a�� but it was a very soft quid pro quo based in a sense of shared purpose, and participation in a community beyond the mega-media-corporate sphere of influence”.

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