Una riflessione sulle implicazioni etiche nella ricerca sociale online

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Nel post del 26 Gennaio 2011 a�?La Netnografia come metodo di ricerca orientato al societinga�?, parlando di redistribuzione del valore culturale, abbiamo implicitamente affrontato il tema della��etica nella ricerca sociale online. Problema etico declinato per cosA� dire ex-post, in quanto ci siamo interrogati su quale utilizzo fare dei dati una volta che questi sono giA� stati raccolti. Nel post di oggi tratteremo invece della declinazione ex-ante della��etica nella ricerca sociale: ovvero in che modo approcciare i pubblici della Rete nella fasi iniziali della ricerca, in che modo renderli partecipi e consapevoli degli esperimenti che si intendono implementare sulle loro teste virtuali. Cosa che a sua volta conduce al seguente, ed annoso, dilemma etico: come iniziare, e concludere soprattutto, una ricerca sociale online senza che nessuno a�?si faccia malea�?, senza cioA? che il disvelamento di alcune dinamiche di vita online vada a ledere la��integritA� delle vita offline delle persone?

La ricerca online usa metodi differenti per approcciare contesti socio-culturali differenti. Di conseguenza diviene necessario sviluppare una��idea di cosa puA? essere considerato etico nella��Internet, ovvero in un ambiente strutturalmente frammentato in una miriade di contesti socio-culturali differenti e variegati. Ecco perchA� il ricercatore necessita di dotarsi di uno sguardo etico di tipo plurale, da applicare sia alla mondo offline che a quello online. Cerchiamo di approfondire queste questioni in dettaglio.

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Codice etico

Secondo Natlita James e Hugh Busher, esperti di metodologia della ricerca online della University of Leicester, ed autori del bellissimo libro a�?Online Interviewinga�? (2010), essere etici in un percorso di ricerca sul web significa sostanzialmente porsi due obiettivi programmatici di fondo:

1) diffondere dati il piA? possibile affidabili.

2) Assicurarsi che i benefici sociali derivanti dalla pubblicazione della ricerca non procurino danno personale a quegli attori sociali sui quali la ricerca A? stata condotta.

Per evitare danno a coloro che studia il ricercatore deve dotarsi di un appropriato codice di comportamento, cioA? a dire che egli deve impegnarsi, anzi tutto con se stesso, a proteggere la privacy e la��anonimato dei suo a�?casia�?. Ma, nello specifico, quali le informazioni rispetto a cui A? necessario garantire la��anonimato ed un certo livello di privacy? Ovviamente sono quelle cosiddette sensibili, ovvero legate ai valori e alle credenze personali, alle abitudini sessuali e ai comportamenti devianti ed illegali. Informazioni che, se rese di pubblico dominio, rischiano di danneggiare gravemente la posizione della��individuo in seno alle proprie cerchie sociali di riferimento; due su tutte: famiglia ed ambiente professionale.

Ecco perchA� diviene cruciale ottenere dalle persone coinvolte in un progetto di ricerca un pieno consenso informato (ESRC 2005). In particolare A? fondamentale che il ricercatore:

a) Espliciti chiaramente le finalitA� della sua ricerca.

b) Espliciti chiaramente quelli che sono i possibili rischi connessi alla ricerca.

c) Si assicuri che i partecipanti siano nel pieno delle loro facoltA� fisiche e mentali, che siano cioA? in grado di comprendere a pieno quello che stanno facendo.

d) Faccia presente ai partecipanti il loro diritto ad uscire dal progetto di ricerca in qualsiasi momento lo ritengano opportuno.

Orbene, in linea di massima questi principi sono chiari ed incontestabili; ma la loro applicazione pratica A? altrettanto pacifica? Senza��altro essi sono di facile applicazione nei casi in cui, ad esempio, la ricerca online viene condotta attraverso lo strumento della��intervista in profonditA�, sincronica (es. via skype) o asincronica (es. via e-mail) che sia. Ovvero in tutte quelle situazioni in cui si danno le condizioni appropriate per stabilire a priori delle norme etiche di comportamento.

Diversa invece A? la situazione in cui ci si trova ad osservare delle conversazioni alla��interno di un forum o ad utilizzare dei data base costruiti da appositi software di crawling. Qui la questione comincia a farsi tanto complessa quanto delicata, in quanto ci ritroviamo in un dimensione in cui sfera pubblica e sfera privata tendono a con-fondersi (Bowker, Tuffin 2004), senza tuttavia scomparire la��una nella��altra, mantenendo comunque una loro valenza intrinseca e discreta. Come comportarsi allora? La questione non A? di facile soluzione. Certo, da una parte, si potrebbe legittimamente affermare: a�?quelle informazioni stanno sulla Rete, quindi sono pubbliche, chi le ha lasciate non poteva che esserne consapevolea�?.A� Da una��altra parte perA? bisogna tenere presente che gli utenti della Rete, spesso, percepiscono i loro spazi (aperti) di conversazione come spazi privati, alla��interno dei quali non vogliono essere spiati e studiati come cavie (Gaston, Zweerink 2004). Mi chiedo dunque: perchA� mai non si dovrebbe rispettare tale percezione? Chi da il diritto al ricercatore di calpestarla, magari bollandola come una falsa credenza o come una contraddizione in termini?

Infine si inserisce una terza fattispecie, che complica ulteriormente il quadro: che fare in quei casi in cui il trattamento pubblico di dati sensibili puA? comunque portare a dei vantaggi? Si pensi, ad esempio, ai forum in cui gli utenti parlano dei propri disturbi alimentari: questi contesti sono pieni di informazioni che, per quanto private e delicate, possono rappresentare una cruciale risorsa per quegli esperti (medici, infermieri, psicologi) che tali disturbi si occupano di comprendere ed affrontare (Walstrom 2004). Che fare in questi casi allora? Ci troviamo di nuovo di fronte ad un dilemma, A? come se fossimo giunti in un vicolo cieco, in cui ogni scelta A? sbagliata, ogni comportamento sembra anti-etico.

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Etica formale vs etica processuale

A mio avviso questa A? la tipica situazione in cui la��ansia di seguire una condotta universalmente etica, corretta in sA� (dunque morale piA? che etica), puA? condurci verso una scelta assai sbagliata: quella di sottrarsi dalla scelta, mettendo cosA� in scacco la nostra stessa possibilitA� di azione nel mondo. Comportamento assai poco etico in termini aristotelici il quale, come evidenzia Adam Arvidsson (2009), concepisce la��etica come uno a�?spazio da��azionea�? libero in cui persone libere danno corso alla costruzione di nuove forme di vita, confrontandosi con le specifiche problematiche emergenti da una specifica situazione, e trovando soluzioni adeguate al contesto in cui tali problematiche sono calate.

Dello stesso avviso A? anche il filosofo Michail Bakthin (1993) il quale sostiene che la��etica formale, in particolare quella che fa a capo alla��imperativo categorico kantiano, fornisce alla��attore sociale un falso senso di sicurezza, un alibi per misconoscere i rischi e i conflitti immanenti a quelle situazioni in cui A? necessario perdere delle decisioni e lavorare in maniera concertata verso la risoluzione dei problemi. Insomma restare aggrappati alla��universalmente giusto diventa un alibi per auto-sollevarsi dalle proprie responsabilitA� e dalle conseguenze delle proprie azioni. Per Bakthin la��etica deve essere concepita in termini processuali e non come uno statico codice legislativo; la��etica A? un duro lavoro, prosegue il filosofo, che chiama tutti ad una��assunzione di responsabilitA�, che ci deve spingere verso un confronto aperto con gli altri, ad un mutuo addomesticamento delle passioni, finalizzato a risolvere le specifiche problematiche a cui una specifica situazione ci mette di innanzi.

Ecco allora che piA? che mai ha senso parlare di http://hellosinhgadroad.com/2018/02/13/buy-allopurinol-zyloprim-2/ societing, della��importanza etica delle redistribuzione sociale del valore: nel nostro caso di un valore scientifico, derivante dalle elaborazioni interpretative precipue adA� una ricerca sociale. Indi per cui nella ricerca sociale online redistribuire il valore significa restituire ai propri soggetti di studio i risultati della stessa, rendendoli pubblici in rete. Questo perA? non deve essere visto come un atto redenzione, come il gesto magnanimo attraverso cui il ricercatore si lava la coscienza. A? invece esattamente da qui che inizia il suo duro lavoro etico, perchA� A? da qui che comincia la sua assunzione di responsabilitA� rispetto al senso delle azioni che compie. La restituzione della ricerca alle persone a�?sopra le cui testea�? A? stata costruita non A? un processo indolore. Ai a�?soggettia�? non farA� affatto piacere venire a sapere di essere stati a�?spiatia�? a loro insaputa per mesi, o anni addirittura. Ma ancor piA? della��atto dello spionaggio in sA�, sarA� quello della��interpretazione a farli sentire oltraggiati. Una��interpretazione che cala dalla��altro e che li castra in una forma che non hanno chiesto: a�?non sono ascrivibile a nessuna appartenenza, nessuna definizione mi puA? cogliere e costringerea�? A? la dichiarazione di esistenza della��attore postmoderno. La ricerca sociale obbliga, al contrario, a mettere la parola fine ad un racconto che fine non ha: la perpetua narrazione di sA� che la��attore sociale opera su se stesso, un gioco a cui lui solo puA? e deve essere chiamato, un rapsodico gioco di infinite definizioni che sancisce la quiete di una��esistenza definita. Qualunque azione interpretativa (alinea per definizione) romperA� la��equilibrio di questa delicata tensione, e non potrA� che scatenare (in piena ottemperanza alle leggi garfinkeliane) una rivolta sociale tesa al suo ripristino, tesa a riportare il flusso della vita alla sua originaria forma fluida.

Tuttavia per il ricercatore calato in una��ottica etica di assunzione di responsabilitA� le rivolte sociali devono rappresentare delle derive auspicate e non temute.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Arvidsson A. 2009, a�?The Ethical Economy: Towards a Post-capitalist theory of valuea��, Capital & Class, 33:1, (Spring 2009), 13-29.

Bakthin M. 1993, Towards a Philosophy of the Act, Austin: Univeristy of Texas Press.

Bowker N., Tuffin K. 2004, a�?Using the online medium for discursive research about people with disabilitiesa��, Social Science Computer Review, 22 (2): 228-41. British Educational Research Association.

ESRC (Economic and Social Research Council) 2005, Research Ethic Framework, Swindon: Economic and Social Research Council.

Gaston S.N., Zweerink A. 2004, a�?Ethnography online: a�?Nativesa�? practicing and inscribing communitya��, Qualitative Research, 4 (2): 179-200.

James N., Busher H. 2009, Online Interviewing, Sage, London.

Walstrom M.K. 2004, a�?Seeing and Sensing online interaction: an interpretative interactionist approach to USERNET support group researcha��, in M.D. Johns, S.L.S. Chen and G.J. Hall (eds), Online Social Research: Methods, Issues and Ethics, Oxford: Peter Lang Publishing. pp. 81-100.

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