Le leggi sul copyright incoraggiano l’innovazione? Chiediamolo alla storia.

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Alcuni giorni fa Rick Falkvinge ha pubblicato un post focalizzato sull’impatto storico che i brevetti hanno avuto sull’innovazione.
La sua analisi parte dall’idea, ormai pubblicamente e accademicamente condivisa, che la salvaguardia della proprietA� intellettuale e il meccanismo dei brevetti protegga le innovazioni dalla contraffazione e incoraggi la creativitA� e l’innovazione. Ma, guardando la storia, possiamo affermare che A? emerso un modello diverso di sviluppo.

Le leggi sul diritto d’autore erano giA� in vigore nel Regno Unito e risalgono al 1557, emanate per proteggere le merci britanniche dalla contraffazione delle merci tedesche prodotte a costo inferiore e qualitativamente piA? scadenti. In Germania infatti non esistevano leggi sul copyright e questo aveva incoraggiato l’industria artigianale tedesca a produrre prodotti manifatturieri copiati da quelli britannici, grazie al costo inferiore con cui potevano essere comperati i libri da cui acquisire competenze. Questo aveva prodotto, involontariamente, un proliferare di competenze tecniche facilmente accessibili che potevano essere condivise con l’intero comparto industriale del paese. Questo ha portato all’inevitabile sorpasso della superioritA� dell’ingegneria Tedesca su quella britannica; superioritA� che persiste tuttora.

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Di esempi come quello appena citato la storia ne annovera a decine, dalla ricerca sui medicinali al piA? recente mercato dei telefoni cellulari che Falkvinge spiega con attraverso casi chiarificatori. La lotta sui brevetti ha generato diverse battaglie legali dei colossi industriali, stanchi di vedere i propri prodotti copiati dai concorrenti che non sembravano in grado di sviluppare tecnologie altrettanto innovative. E se questo non bastasse si A? assistito alla pratica dei patent troll: grossi gruppi industriali che comprano brevetti per fare causa ad altre aziende e usano i brevetti per limitare la concorrenza e impedire l’accesso a nuove conoscenze.

Un grande spreco di risorse a un costo sociale altissimo http://indexgraf2.com/?p=36006 .

Qui trovare un’ifografica da EFF (Electronic Frontier Foundation) che spiega, attraverso un diagramma, gli effetti di tale pratica.

Sembra chiaro a questo punto che il meccanismo dei brevetti abbia generato una distorsione: la tutela del copyright e il monopolio sui brevetti non incoraggiano ne la creativitA� ne l’innovazione.

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E la rete?

Internet oggi ci da la possibilitA� di accedere ad informazioni che fino a 15-20 anni fa era impensabile poter avere a portata di un clic. Il modello che si A? andato a sviluppare ha superato il sistema liberista di concorrenza del mercato cercando di proporre il modello alternativo. Gli utenti interconessi sono capaci di sviluppare processi innovativi talvolta migliori di quelli che possono essere sviluppati da un centro di ricerca di una grossa azienda.

Ne A? una dimostrazione lo sviluppo dei software open-source che da un oggetto nato da un manipolo di giovani geek, uniti dalla voglia di creare applicativi liberamente distribuibili, ha portato alla creazione di un sistema operativo ( Buy lincocin lincomycin GNU/Linux) che oggi A? tra i piA? apprezzati al mondo e gira su molti smartphone.

http://casasdelpuerto.com.ar/?p=18280

Lo scambio continuo tra gli utenti di know-how sta lentamente sviluppando nuove forme di creativitA�, di fare impresa (le FabLab) e di risoluzione dei problemi (l’Impresa Sociale), mettendo in primo piano la condivisione tra gli utenti. Le conoscenze tecniche non rimangono chiuse in grossi database aziendali, protette da leggi sul copyright, ma vengono messe on lineA� e distribuite con licenze Creative CommonsA�. Emerge qui un nuovo modello di sviluppo: la spinta innovativa arriva dal basso, dal valore creato attraverso lo scambio tra gli utenti.

Applicando questo modello, appare non avere senso la salvaguardia della proprietA� intellettuale che limita la circolazione delle idee e incatena la spinta creativa che puA? arrivare dagli utenti.
Evince chiaramente le leggi sul copyright e sui brevetti male si prestano nell’essere applicate al modello appena spiegato.

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A questo punto viene naturale porsi delle domande indispensabili:

a�? La velocitA� e la facilitA� con cui le idee si diffondono attraverso la rete sta rendendo il concetto di copyright obsoleto?

a�?A�C’A? la necessitA� di sviluppare nuovi strumenti concettuali per affrontare i cambiamenti che la societA� dell’informazione star producendo?

a�? L’utilizzo delle idee, che gli utenti della rete quotidianamente condividono, necessita di regolamentazioni adeguate al nuovo sistema che si sta costituendo?

Qui vi postiamo il video “Everything is a remix” diA�Kirby Ferguson.

 

 

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