Every dissident is smart. Elogio dell’off-line

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Le parole sono importanti What is the generic name for cozaar

Can Smart Dissidents Create Change? Alle fine della due giorni delle Murate presso la RFK Foundation of Europe, dopo aver ascoltato cosa ha da dire chi da tempo si occupa di Diritti Umani e Media Digitali, ti viene da pensare che a�?La domanda A? mal postaa�?, come direbbe Quelo. O perlomeno, dato che le parole sono importanti, A? il caso di dare contenuto alla parola smart e chiarire che, come Daudi Were ha ben sintetizzato, a�?smart is not about technology, is about putting people firsta�?.

 

Homework Creare legami

Detto questo, di interessanti sinergie tra Web, Social Media e Diritti Umani ne abbiamo sentite, dal lavoro della piattaforma Ushahidi, alla��esperienza di blog come Naawat.org http://mttaborsoap.com/?p=13732 in Tunisia e di All4Syria blog in Siria, passando per la rete di GlobalVoices. I Social Media e piA? in generale il Web possono offrire un contributo importante, a tratti anche rivoluzionario, per la consolidazione delle partnership e per il supporto operativo di chi lavora sul terreno in situazioni di crisi, – A? il caso del crowdmapping -, per una piA? efficace controinformazione – A? il caso dei blog e delle a�?semplicia�? newsletter o delle campagne su Facebook come quella di Rana Husseini- e piA? in generale per mettere in contatto le persone.

 

The dark side of the moon

Ma chi lavora sul campo sa bene che nessuna rivoluzione, nessuna a�?primaveraa�?, e piA? in generale nessuna tutela puA? nascere grazie ai Social Media; essi non sono altro che un mezzo di comunicazione che ha poco valore per sA�, se non esistono alla base dei network off-line reali, una volontA� politica di cambiare ed il senso critico della pubblica opinione creato dalla cultura e dalla��educazione. Non solo. Nella nostra estasi digitale, poca attenzione viene data al fatto che Social Media e Web posso diventare armi a doppio taglio se usati dai governi a fini di propaganda o, peggio, con lo scopo di identificare e sopprimere il dissenso.

Tale questione A? scarsamente dibattuta forse perchA� essa impone una riflessione sul tema – poco politcally correct anche nei paesi democratici – della trasparenza di chi possiede i Social Media e di chi gestisce le reti di comunicazione. Questo aspetto A? emerso anche nella discussione intorno alla��open journalism e al citizen journalism: A? vero che abbiamo la possibilitA� di usufruire di una��informazione piA? aperta, plurale e alternativa, ma non possiamo ancora a lungo ignorare le questioni che riguardano il problema della verifica delle fonti, di quello che comporta la��assenza di gate-keeper ed infine della reale trasparenza ed indipendenza degli oramai-non-poi-cosA�-tanto-nuovi mezzi di comunicazione.

 

Ita��s up to us

Quello che emerge dalla��incontro A? una necessitA� di confronto sul tema e di visione critica del rapporto tra Nuovi Media, Informazione (capital letter) e Diritti Umani: sempre di piA? si sente affermare che la��accesso ad internet sta diventando un diritto umano. Se questo ci renderA� piA? liberi, dipende da noi.

 

Qui l’intervista a Federico Moro della Robert F. Kennedy Foundation fatta durante il workshop.

 

Articolo e video intervista a cura di Laura Ciomei e Giulia Martini.A�

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