Città collaborative e una scuola per il futuro: promuovere una nuova epistemologia della sharing economy

0
115

La sharing economy è ormai un argomento mainstream. E’ identificata come una delle possibili alternative al modello capitalista in crisi. L’immaginario che i media stanno costruendo è di un mondo dove le persone e le aziende condividono e scambiano beni e servizi. Ma la realtà è molto più complessa e diversificata.

Ma partiamo dai dati. In un recente rapporto-denuncia realizzato da Oxfam si afferma che entro l’anno prossimo l’1% della popolazione mondiale sarà più ricco del rimanente 99% degli abitanti del pianeta. Del 52% che resta della ricchezza globale non in mano all’1% dei super ricchi, di questo il 46% è comunque detenuto dal 20% della popolazione un po’ meno ricca. Il rimanente 79% della popolazione mondiale si spartisce le briciole: il 5,5% della ricchezza con un reddito medio di 3.851 dollari l’anno (3.331 euro). Un’inezia rispetto al “reddito medio” dell’1% dei paperoni che è di 2,7 milioni di dollari (2,33 milioni di euro). Winnie Byanima, direttore generale di Oxfam Internazionale, in un’intervista al The Guardian afferma: La diseguaglianza estrema non è un incidente o una regola naturale dell’economia. E’ il risultato di politiche, e solo con politiche diverse può essere ridotta.

Ma quali possono essere le politiche che abilitano una transizione da un’economia di possesso a una di accesso?

In Apple and Amazo Have a Problem: People Don’t Want to Buy Stuff Anymore risulta evidente la tendenza delle persone a preferire delle esperienze di consumo generate dall’accesso al bene piuttosto che dal suo possesso costruendo stili di vita orientati alla non-proprietà. L’aspetto più interessante è però capire quali sono i drivers culturali e la condizione materiale che guidano questi comportamenti. Quanto il vivere contemporaneo, fluido, ibrido, in un contesto di scarsità di risorse, diventa fattore che rende la sharing economy disruptive? Qual è il confine tra reale innovazione e il divenire ammortizzatore sociale? Bisogna esser chiari, oggi per quel 99% di popolazione inquadrato dalle statistiche Oxfam la sharing economy rischia di diventare un’esigenza materiale, mentre allo stesso tempo le lite globali la rendono esperienza vistosa di consumo. Per non parlare del rischio che alcune attività che oggi vanno sotto il nome di sharing economy in realtà siano l’estrema realizzazione di un disegno neoliberista dove l’impresa esternalizza tutti i rischi che ricadono sull’individuo o del pericolo dei monopoli abilitanti.

Oltre che utile è necessario quindi, dato il momento storico, lavorare ad una epistemologia della sharing economy per evitare che rappresenti l’ennesimo contenitore vuoto o, peggio, un hype per media e mercato.

In Networked Society e scenari futuri per un’economia Collaborativa Michael Bauwens propone una prima importante tassonomia in quattro scenari:

800px-5._Quadrants-300x194

-Capitalismo Netarchico: in questo scenario la Rete è il fattore abilitante ma gli utenti sono sfruttati dalle piattaforme proprietarie che estraggono valore attraverso il controllo delle reti e dei dati.

-Capitalismo Distribuito: è caratterizzato da mercati p2p, come per le piattaforme di crowdfunding. In questo scenario Bauwens, dove inserisce anche i Bitcoin, vede la creazione di un sistema anarco-capitalista.

-Local Resilience: è lo scenario in cui gruppi locali utilizzano, ad esempio, piattaforme p2p per scambiare cibo localmente. In questo scenario quindi le tecnologie sono al servizio delle persone che possono costruire nuovi modelli.

-Beni Comuni Globali: caratterizzato da progetti come Linux e Wikipedia dove vi è l’aggregazione di comunità globali attorno uno specifico progetto. In questo caso si generano anche nuove tipologie di governance che superano quella statale e capitalista.

L’evento di presentazione della Sharing School di Matera è nato grazie alla collaborazione tra Casa Netural, Progetto Rena, Collaboriamo e LabGov, in partenariato con Avanzi, OuiShare e Societing e con il supporto dell’ambasciata americana in Italia, Città collaborative, una scuola per il futuro, diviene quindi un momento importante di riflessione proprio sul significato dell’economia collaborativa e dei suoi sviluppi. Un evento sui temi della transizione verso un nuovo modello di sviluppo economico centrato sulla condivisione e una alleanza tra città italiane impegnate a fondare sulla collaborazione per i beni comuni processi di trasformazione urbana. All’evento parteciperà inoltre Neal Gorenflo di Shareable, il guru mondiale della sharing economy e delle sharing cities. L’evento si terrà a Roma, a Porta Futuro, via Galvani 108, il 22 Gennaio 2015 alle 10.

Locandina-Evento-Sharing-School-Roma

Il giorno dopo, il 23 Gennaio 2015, partirà ufficialmente a Matera la Sharing School,4 giorni di full immersion e lezioni teoriche con alcuni dei più importanti docenti a livello internazionale, tra cui i nostri Alex Giordano e Adam Arvidsson, sul tema dell’economia della collaborazione ed esperienze pratiche per imparare, approfondire, fare esperienza sul territorio. La sharing economy è un cambio di paradigma sociale e culturale che sta imponendo dinamiche basate sulla condivisione, partecipazione, trasparenza e collaborazione. L’aspetto innovativo e il segreto del successo di tali pratiche risiedono nella contaminazione tra territorio e tecnologie. E’ necessario creare spazi in cui imparare, confrontarsi e sperimentare pratiche collaborative. Tutto questo è ancora molto altro vivranno i partecipanti della Sharing School di Matera.

Per il programma completo: www.sharingschool.it

Per noi questo è solo il primo passo di un lungo cammino comune verso una nuova società più etica, collaborativa e sostenibile. Un cammino che va costruito insieme.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here