Benvenuti nell’era delle rivoluzioni augmeted

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Che i Social Network avessero cambiato le nostre esistenze lo sapevamo già. Di certo solo adesso siamo consapevoli del fatto che l’impiego della tecnologia sia stato l’elemento portante di questa ondata di dissenso mondiale.

Qualcosa, noi di Societing, l’avevamo capito tanto da portare il tema al centro dei dibattito della scorsa Societing Summer School. Ci eravamo soffermati sull’impiego dei nuovi social network all’interno nella scorsa primavera araba che ha portato milioni di cittadini a manifestare contro i propri regimi totalitari.

Al centro dell’attenzione adesso vi è Occupy WallStreet che procede ormai da mesi. E’ possibile definirla ormai occupazione aumentata, ma non semplicemente per via del dualismo tra rivoluzione on- e offline. La vita digitale non è che l’estensione della vita reale: Facebook è il nostro metronomo delle relazioni sociali e non, riuscendo a influenzare e ad influenzarci. Non si tratta di sostituzione della nostra vita, ma estensione della stessa.

In poche parole, i termini “reali” e “virtuale” per descrivere il mondo fisico e quello digitale sono inadeguati: Facebook è reale come il resto del mondo cresce sempre più virtualeE ‘questa implosione enorme di atomi e bit che ha creato una realtà aumentata dove le proprietà di digitalità – l’ informazione si diffonde più velocemente, più voci diventano potere, maggiore organizzazione e capacità di consenso – si intersecano con l’importanza di occupare lo spazio fisico in carne ed ossa.

Come una rivoluzione aumentata, il movimento di occupazione ha fin dall’inizio utilizzato il Web mentre sempre sottolineando l’importanza di (occupante) spazio fisico.

Ispirata alla primavera araba, l’intento iniziale era quello di occupare la piazzaGran parte dell’organizzazione è avvenuta on-line, tanto più che il gruppo Internet hacktivisti Anonymous unì la comunicazione mediante i social networks utilizzata per organizzare occupazioni locali così come le notizie diffuse circa il movimento, aggirando media tradizionali che ignorarono l’attività. Una volta organizzati, i manifestanti iniziarono a scattare foto, filmare e postare su Twitter le brutalità della polizia (probabilmente l’elemento che ha permesso di catalizzare l’attenzione dei media).

Questo è certamente non  una rivoluzione di Internet. Molto più di una protesta “digitale”: il movimento è stato fondamentalmente interessate per la ripresa dello spazio geografico, mobilitando enti in una zona, urlando, camminando, respirando, dormendo e facendo quello che si va nella concretezza. C’è chiaramente un abbraccio di low-tech a Occupare Wall Street, dove le tecnologie retrò e analogiche aumentare le high-tech al parco. E, naturalmente, il movimento Occupy si preoccipa di questioni molto reali per la nostra vita offline, come ad esempio le disuguaglianze economiche, le ingiustizie sociali, la politica globale e così via.

La lezione che sta giocando più e più volte è che utilizzando sia fisicità e digitalità e l’intersezione importante dei due può efficacemente mobilitare un numero enorme di persone. La tattica della   rivoluzione aumentata sta diventando sempre più raffinata. Chi organizza le proteste Occupy ha imparato da i moti egiziani, che aumenta utilizzando sia il fisico ed il digitali per creare in modo più efficace il cambiamento. 

Ma in Italia? Siamo pronti ad un rivoluzione augmeted? Chiaramente gioca un ruolo da protagonista il digital divide che ci pone sul podio Paesi meno digitalizzati. Tuttavia l’avvento delle iniziative come il Popolo Viola ed i Grillini ci lascia ben sperare in una nuova era, fatta di consapevolezza non solo politica ma anche e soprattutto culturale.

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