Adriano Olivetti e la creatività al servizio dell’innovazione

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Lo spunto per questa riflessione deriva dalla notizia recente per cui la Biennale di Architettura di Venezia in programma a partire dal prossimo 29 Agosto 2012 ospiterà al Padiglione Italia un’esposizione riguardante la figura di Adriano Olivetti, che fu imprenditore e capo azienda ma anche portatore di un messaggio politico e sociale che si imperniava sull’idea di “comunità concreta” e vedeva nello sviluppo dei valori delle comunità locali il cuore della ricchezza del nostro Paese.

Per questo e per altri motivi non è un caso che la figura di Adriano Olivetti stia ritornando al centro del dibattito sulla società e sull’innovazione nel design, nell’industria e nella società.

L’azienda Olivetti, grazie soprattutto ai suoi fondatori, fu tra le imprese maggiormente all’avanguardia nel mondo per sviluppo industriale nella prima metà del secolo scorso e in particolare nell’immediato secondo dopoguerra. Secondo l’impostazione olivettiana, la progettualità industriale si traduceva con innovazione, cultura e design, e si declinava in sviluppo attraverso la creatività.

Questi elementi facevano di Olivetti la prima azienda al mondo nel suo settore, al punto che l’eredità di questo approccio manifesta i suoi effetti anche dopo la morte di Adriano (avvenuta nel 1960) sino al primo periodo dopo il cambio di proprietà, quando è acquistata dalla famiglia De Benedetti (siamo nel 1979).

Sin dagli anni Trenta, e in particolare nel secondo dopoguerra lo sviluppo delle macchine da scrivere nei laboratori di progettazione lavorava nella prospettiva di inserire nelle macchine stesse componenti di elettronica, in direzione dei personal computer, sempre con una spiccata attenzione non solo all’ingegneria, ma anche all’oggetto macchina da scrivere, alla sua linea estetica, al contributo che questa era in grado di portare nell’ambito dell’esperienza della scrittura e più in generale al suo significato nella società del tempo.

Nel 1975 è Olivetti a presentare il primo computer basato su microprocessore Intel, e quattro anni dopo andrà ad aprire un laboratorio, l’Olivetti Advanced Technology Center, a Cupertino (vi dice niente?). Almeno fino alla fine degli anni ’80 A? insieme ad IBM una dei leader di mercato nei primi personal computer.

Poi c’è l’aspetto dell’innovazione sociale, che a Societing si sa, interessa molto. Questo incredibile sviluppo di Olivetti fu reso possibile anche, e soprattutto grazie alla figura di Adriano e all’intuizione per cui l’innovazione passava inevitabilmente dalla capacità di mettere la creatività al servizio dell’innovazione, e quest’ultima al servizio della società, ponendo il mondo della cultura e delle arti in comunicazione diretta e produttiva con l’organizzazione industriale.

Dentro a Olivetti, nel periodo in questione, lavoravano designer e creativi come Ettore Sottsass e Michele De Lucchi, ma anche esponenti della cultura e della società più direttamente legati al mondo umanistico come Sergio Bologna. In Olivetti c’era l’idea di un connubio vincente fra le logiche di successo economico dell’impresa e la prospettiva sociale che essa incarna e nella quale chiede di identificarsi anche ai suoi dipendenti. C’era, in altre parole, un progetto di impresa sociale che proponeva la declinazione del fare impresa in un progetto politico che aveva l’obiettivo del miglioramento della società e del tessuto della comunità in cui l’impresa andava a collocarsi.

E infine, last but not least, c’era Ivrea, la città ideata e realizzata in gran parte dai creativi di Olivetti e a tutti gli effetti una sorta di smart city ante litteram, oggi in lizza per entrare a far parte dei Patrimoni dell’Umanità, patrocinati dall’Unesco.

La storia proseguirà poi negli anni Ottanta in modo controverso, e porterà al declino di Olivetti come tale, smembrata e riconvertita alla telefonia cellulare prima con Omnitel poi con Infostrada e ora Vodafone Italia, che oggi ha il suo quartier generale proprio a Ivrea. E per l’idea e la modalità di gestione, organizzazione e innovazione alla base dell’azienda di famiglia, portata avanti da parte di Camillo e Adriano e in particolare da quest’ultimo, fu un esempio forse unico nel suo genere di industria creativa di tipo fordista, uno dei primi (e tuttora uno dei meglio riusciti) di innovazione sociale applicata.

Pleonastico sottolineare, pensando alla citata Cupertino e quindi a Apple, quello che Olivetti poteva essere, e non A? stata, principalmente a causa di scelte industriali poco lungimiranti, e di un contesto politico italiano probabilmente già inadatto a questo scopo.

L’insegnamento e l’idea però sono rimasti con noi: ripartire da questi esempi, per di più di matrice italiana come questo, e riadattarli al contesto contemporaneo per trarne input a fini di innovazione sociale, A? un utile dovere.

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