Intervista a Paco Salvini: social street in via Corsico, Milano

Questo articolo è stato scritto da Redazione

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Social Street, un termine ormai molto in voga. Salito di recente alla cronaca con Via Fondazza a Bologna, ribattezzata prima Social Street d’Italia, in realtà non fa di certo pensare a una novità dell’ultimo momento ne a un progetto che debba necessariamente realizzarsi attraverso Facebook.

D’altronde le reti sociali nascono prima di tutto fra persone, e i social network costituiscono in questo senso solamente un mezzo per agevolare la loro costruzione. Nell’ambito del corso di “Società delle reti e Societing” tenuto dal professore Alex Giordano allo IULM, gli studenti di Digital Marketing Management (@digitIULM) sono andati a scoprire quella che a Milano rappresenta un esempio di Social Street, nata ancor prima di Facebook.

 Si tratta di Via Corsico che da strada depressa, considerata un tempo alla stregua del Bronx di Milano, si è trasformata oggi in suggestiva via ricca di vita sociale ed eventi alternativi. Paco Salvini, CEO dell’agenzia di comunicazione Borderline che ha sede al civico 3, ci racconta come tutto è nato per caso qualche anno fa. «Abbiamo organizzato una cena sul terrazzo, e un mio amico guardando la situazione mi ha proposto: perché non fai una festa?» Il primo evento è stato un successo. Tutti gli inquilini del palazzo hanno aperto le porte di casa e in questo modo inquilini e invitati si sono mescolati. Da lì il passaggio è stato breve. L’esperimento si è esteso dal civico 3 all’intera Via Corsico con l’apertura di spazi pubblici come il bar Ral8022 e il Temporary Store Borderline, diventati luoghi di ritrovo che hanno poi ospitato esposizioni d’arte, eventi innovativi, seminari di formazione e work-shop. Ancor prima che il termine social street diventasse popolare, via Corsico ha costituito a Milano un primo esempio di comunità locale nato dalla collaborazione fra gli abitanti stessi.

«Abbiamo iniziato subito a capire che lo sviluppo dei progetti non doveva indirizzarsi verso le aziende, ma nei confronti dei consumatori o meglio delle persone che si lasciavano piacevolmente coinvolgere da queste attività», spiega Paco.

 

 

Non è un caso che al giorno d’oggi la differenza fra consumatori e produttori sia sempre più sottile, ed è proprio per esprimere questo concetto che è stato coniato il termine “consumattori”. L’avvento delle social street rappresenta dunque l’ennesima conseguenza portata dal crescente potere che le comunità locali rivestono all’interno della società, con la capacità di agire anche sulle dinamiche del mercato.

«Un sacco di persone che abitano in via Corsico – prosegue Paco – sono scese fisicamente a darci una mano e a cercare di convincere gli altri inquilini a partecipare alla vita della via, facendosi in primis promotori di un evento che loro stessi sentivano come valido e utile per questa comunità».

 Il progetto di via Corsico non è solo social, ma soprattutto eco-sostenibile. Gli scarti prodotti dalla via vengono infatti recuperati e seguono un processo di riutilizzo, riciclo e trasformazione. I prodotti creati servono non solo ad arredare i locali stessi, ma anche ad essere venduti nel Temporary Store insieme a quelli di altri artigiani locali.

«Le americane sono le vecchie plafoniere del Libraccio che stavano buttando via quando hanno ristrutturato, – ci rivela Paco – e lo stesso colore delle pareti da cui deriva il nome del bar è un avanzo di vernice utilizzato per il pavimento dell’altro store». Ma non è tutto: il processo produttivo eco-sostenibile si integra infatti ad un’ottica di lavoro sociale grazie alla collaborazione con un’associazione che lavora con i detenuti del carcere di Bollate. «Nella cantina di Via Corsico 3 si realizzano i primi pezzi, e una volta trovata la metodologia migliore per svilupparli si va in carcere ad insegnare».

Se siete di Milano e passate da quelle parti, il nostro consiglio è sicuramente quello di fare un salto in via Corsico 3. Troverete un ambiente sempre accogliente, come ci ha garantito un vecchio inquilino dello stabile che, pur non abitandoci più da ormai due anni, ci torna ogni settimana!

Qui trovate l’intervista a Paco Salvini.

 

Di Federico Sciascia

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