Social Street: intervista a Federico Bastiani

Questo articolo è stato scritto da Gabriella Sorrentino

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E’ tempo che i social ritornino ad essere “social”: in un mondo dove ormai non ci sono più limiti alla connettività, dove le distanze sono abbattute e i tempi iper contratti, ci sembra quasi a volte di sfuggire dalla realtà.

Il mondo in tasca: le mille critiche che sono rivolte ai social media possono spesso avere radici fondate.

Parecchi luoghi comuni:

  • i social allontanano;
  • hai mille amici su Facebook e solo tre persone ti salutano, una di queste è tua madre ;
  • gli unici eventi a cui partecipi sono quelli virtuali
  • grazie ai social tutti sanno tutto di tutti

O piccole verità?

Ad ogni modo, molte tendenze sembrano confermare una rinnovata voglia di convivialità e socialità, come se l’individuo avesse di nuovo voglia di tornare a riscoprire l’Uomo. Infiniti sono i temi social-innovation-oriented di cui si discute sempre più spesso e in salotti non più solo domestici: sharing economy, consumo collaborativo,  ruralità 2.0 e chi più ne ha più ne metta. Tutte tendenze che presuppongono il face-to-face.

L’esigenza di una stretta di mano, del contatto visivo, viene ben interpretata da Federico Bastiani, che riesce a mettere insieme un piccolo gruppo di Bologna per dare vita ad una social street.

In pochissimo tempo il fenomeno dilaga tanto da richiamare l’attenzione nazionale.

social street

  

Perché nasce la social street in via Fondazza?

«La città non crea più occasioni di socialità. Penso ad esempio ai paesini di cinquanta anni fa, dove magari la domenica mattina ci si riuniva per andare a messa, era un momento di socialità. Oggi queste cose non ci sono più e quindi in questo caso Facebook mi ha aiutato tantissimo,» spiega Federico.

Quindi il primo passo è quello di creare un gruppo su Facebook, instaurare un rapporto virtuale. Avere un rapporto col tuo vicino di casa può aiutarti a risolvere i piccoli problemi della vita quotidiana, come trovare un dentista nella città dove ti sei appena trasferito. Il secondo passo è quello di portare la socialità dal virtuale al reale: esattamente il contrario di quello che stava succedendo da dieci anni a questa parte con l’avvento dei social network.

Due esigenze fondamentali a cui le social street offrono una risposta immediata: 

  • socialità
  • utilità

«La solidarietà e l’aiuto reciproco sono cose che vengono col tempo,» narra Federico, che però è positivamente colpito dalla reattività delle persone che vivono in via Fondazza e dal modo in cui hanno accolto la sua idea. «Pensa che la signora Carla, settantacinque anni, ha aperto un profilo Facebook solo ed esclusivamente per entrare nel gruppo di via Fondazza, perché le sembrava di essere tornata indietro nel tempo.»

Il secondo passo è quello di creare delle occasioni per far incontrare le persone, senza necessariamente investire tempo o denaro. 

Il gruppo, nel reale e nel virtuale, non è organizzato gerarchicamente e non ha una suddivisione dei ruoli. «Semplicemente ognuno mette a disposizione del prossimo le sue competenze, in maniera del tutto volontaria e senza aspettarsi niente in cambio.» Le proposte vengono dal basso, si creano e se trovano consenso si realizzano: «In questo senso Facebook è uno strumento molto democratico.» 

social street

Nonostante il concetto di social street sia completamente avulso dai meccanismi politici e dalle burocratizzazioni istituzionali, non passa inosservato agli occhi dei politici: «Anche la politica ci sta guardando con interesse, sembra che voglia supportare la cittadinanza attiva. Ci sono persone, nel comune di Bologna, con le quali ci stiamo confrontando, che stanno tentando di modificare i regolamenti per potersi interfacciare meglio con questo tipo di realtà.» Federico confessa: «Secondo me la politica si è resa conto che ha sbagliato tutto ed ha preso atto che un cambiamento concreto sia necessario. Ora si è un po’ arresa, chiedendo l’intervento delle persone comuni per cercare insieme delle soluzioni. Mi ha fatto molto piacere questo approccio positivo della politica nei confronti del nostro gruppo. Sarei contento se la politica “prendesse esempio” da questa operatività per cambiare se stessa, non per strumentalizzarla.»

Ma cosa, concretamente, è cambiato in tre mesi in via Fondazza? «E’ come vivi la strada,» sembra quasi materializzarsi l’immagine di un girotondo coi colori della pace. «E’ il potere del sorriso: le persone si fermano per strada per salutarsi, per scambiarsi gli auguri.» Persone che fino al giorno prima non sapevano di vivere porta a porta. Perché in fondo, «Sono le persone che fanno la social street.» Persone con una mentalità aperta, con la predisposizione ai contatti umani. Persone che non si lasciano intimorire da diffidenza e paura del prossimo. 

La prova del nove ha un potere inaudito: «Prima di aprire una social street, devi farti una domanda. Quando cammini per strada e una persona viene verso di te, ti guarda e ti saluta, come accogli questo comportamento? Se rispondi con un sorriso, questa idea funzionerà.»

L’augurio di Federico mi sembra proprio quello che ci vuole per iniziare un nuovo anno all’insegna dei principi del societing: «Pensa se l’Italia diventasse una grande social street…»

 

 

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