Annullata dal T.A.R. Lombardia la nomina di un Direttore Generale di ASL : una cronaca di meritocrazia

 

Societing significa “fare società”, immettendo e producendo valore all’interno della stessa. Per produrre valore sociale non è sempre necessario creare nuovi paradigmi culturali, come nel caso delle community Open Software o dei G.A.S. . A volte basta difendere e tutelare i valori che già si possiedono e che troppo spesso si danno per scontati, nonostante facciano delle nostre società democratiche esattamente quelle che sono. Uno di questi valori è sicuramente la meritocrazia, valore assai vilipeso dalle istituzioni italiane.

Ovviamente non è sempre così, esistono delle virtuose eccezioni ed è di una di queste che vorremmo parlarvi. Oggi pubblichiamo infatti la notizia di una recente sentenza del T.A.R. Lombardia che ha annullato la nomina (assai discutibile) di un Direttore Generale di A.S.L.

Insomma anche in tempi di crisi politica la meritocrazia a volte trionfa. Buona lettura!        

 

Meritocrazia e Giustizia   

Per spiacevole che sia constatare che ancora in Italia si è lontani del far pre-valere i sani principi della meritocrazia, soprattutto in ambito lavorativo, rincuora, per così dire, sapere che a volte c’è la possibilità di ripristinarli facendo ricorso alla Giustizia.

Così è stato grazie alla sentenza 16 dicembre 2011, n. 3198 del T.A.R. di Milano, che si è pronunciato sulla legittimità di alcune nomine a Direttore generale di A.S.L. disposte dalla Regione Lombardia nel dicembre 2010.

 

La vicenda

Queste nomine, infatti, per legge dovrebbero cadere su candidati che abbiano come requisito fondamentale una qualificata esperienza manageriale, almeno quinquennale, con autonomia gestionale e responsabilità diretta delle risorse umane, tecniche e finanziarie. Viene da sé l’importanza che tale requisito assume alla luce della delicatezza, della complessità e dell’elevato grado di responsabilità che un ruolo direttivo di strutture pubbliche comporta. Eppure, le nomine erano cadute su candidati dai requisiti quanto meno discutibili.

E così il Dott. Cappuccio, che di competenze manageriali ne ha maturate negli anni in qualità di dirigente pubblico, dopo aver pazientemente atteso per oltre 15 anni che il suo nome emergesse dalla rosa dei candidati, vistosi scavalcare ancora una volta da persone dalla dubbia idoneità alla nomina, ha provato a far valere i propri diritti intentando un ricorso al T.A.R.. E, in buona parte, ci è riuscito.

 

Le statuizioni del T.A.R. Lombardia

Il Dott. Cappuccio, patrocinato dall’Avvocato Francesco Caliandro, pur non potendo ambire a subentrare direttamente alla nomina venuta a cadere (decisione, questa delle nomine, spettante in ultima analisi all’amministrazione stessa) ha ottenuto, oltre alla conferma della legittimità della propria pluriennale candidatura, un altro risultato non da poco: l’affermazione di un principio socialmente desiderabile, quello per cui anche questo tipo di nomine non può sfuggire al criterio meritocratico.

Infatti, se il profilo professionale di Alessandro Visconti, nominato a capo della Azienda Istituti clinici di perfezionamento di Milano, è stato giudicato dal T.A.R. coerente con l’incarico da ricoprire, la nomina di Nicola Mucci quale Direttore generale dell’Azienda sanitaria della Provincia di Sondrio è stata annullata. E d’altronde sarebbe stato difficile riconoscere l’idoneità di Mucci, che vantava nel proprio curriculum solo un’esperienza come gestore di una piccola impresa di tipo familiare con non più di tre dipendenti, oltre a quella di sindaco del Comune di Gallarate, carica di carattere squisitamente politico, non comprovante di per sé capacità manageriali.

 

Riflessioni conclusive

 In un momento di crisi come quello attuale, caratterizzato da crescenti tensioni sociali, la citata  sentenza rappresenta un’ importante presa di posizione su di una concreta declinazione del concetto di “meritocrazia”, tante volte invocato dai cittadini e (paradossalmente) dalla stessa classe politica nei dibattiti televisivi. Oltre alle problematiche, più evidenti, connesse alle retribuzioni e ai privilegi dei parlamentari, infatti, ci si dimentica di considerare le situazioni come quella analizzata dal T.A.R. di Milano.

 Dietro questo tipo di “investiture”, infatti, si annidano i più rilevanti giochi di potere del nostro Paese, che hanno la capacità di incidere in misura rilevante sul buon funzionamento del sistema democratico e, in ultima analisi, sulla vita di tutti noi. A questo proposito basti considerare che la nomina annullata riguarda una ASL che gestisce un patrimonio di circa 50 milioni di Euro, mentre la nomina “salvata” dal T.A.R. riguarda addirittura un’Azienda Ospedaliera con un bilancio di circa 110 milioni di Euro.

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