La Summer School di Societing si è aperta con il seminario “New Media and New Mediterranean”. Vi riportiamo qui di seguito il diario del primo giorno, scritto da Stefania Barina.
“Qual è stata la relazione tra Social Media e Primavera araba?”
Con questa domanda, Alex Giordano ha inaugurato la Societing Summer School 2011 che da qui parte per allargarsi ad una riflessione estesa sui nuovi media e le loro potenzialità “abilitanti” negli scenari politici e sociali del mondo contemporaneo. Da qui partiamo dunque per tentare di ricostruire e monitorare il processo cognitivo che sta emergendo in questi giorni, durante i seminari e nel tempo passato insieme.
Scopo del primo seminario è stato quello di inquadrare gli eventi della Primavera araba in una prospettiva geopolitica.
Giampaolo Capisani ha fornito un punto di vista storico per l’interpretazione dell’attuale situazione nordafricana, ricordando come esattamente un secolo fa le navi da guerra italiane salparono alla volta della Libia. Da allora, la situazione dei paesi di questi area non sembra essere cambiata: le élites istituzionali sono rimaste al loro posto. Per Capisani, gli aspetti centrali per l’analisi dei recenti eventi sono quelli di carattere economico-sociali: le disuguaglianze in questo senso costituiscono il trait-d’union che unisce i movimenti di massa emersi nell’ultimo anno: dalle rivolte medio-orientali e nordafricane al movimento degli indignados spagnoli e delle sommosse londinesi.
“Quello che è successo a Londra è connesso agli eventi dello stesso tipo accaduti nel resto del mondo. Il Terzo Mondo è anche nelle principali città europee e le differenze possono produrre esplosioni sociali”.
Giampaolo ha sottolineato l’inefficienza redistributiva del modello liberale di produzione di ricchezza nelle società occidentali contemporanee e la visibile, nuova aspirazione verso una “coscienza dei beni pubblici” dentro un modello di produzione sempre più sociale ed immateriale, cognitivo ed intellettuale. In una parola: biopolitico, una condizione che comprenda tutti gli aspetti dell’esistenza.
“L’equilibrio in questione non è solo geopolitico ma eminentemente economico, connesso con la crisi economica europea”.
Un’interpretazione differente delle radici della Primavera araba è stata proposta dai ragazzi de “Lo Spazio della Politica”, un think tank digitale indipendente che lavora come piccolo osservatorio sulla situazione politica internazionale con un approccio bottom-up. Dal loro punto di vista, le rivoluzioni di Tunisia, Egitto e Libia sono state rivoluzioni politiche preparate e condotte “attraverso i social media”, pertanto non meramente riconducibili agli aspetti della congiuntura economica. Le loro analisi hanno quindi allargato gli orizzonti della tradizionale interpretazione geopolitica di queste dinamiche e sono sfociate nella creazione di un modello di spiegazione complesso, il “MENA Stability Index”, che comprende al suo interno una gamma di nuovi indicatori socio-politici: la percentuale di giovani istruiti, il livello di corruzione, la carenza di libertà fondamentali, il livello di consapevolezza politica tra le nuove generazioni, la penetrazione dei Nuovi Media e di Internet come strumento di protesta e organizzazione. La combinazione tra questi elementi e le condizioni economiche di questi paesi hanno reso il contesto “esplosivo” in una situazione in cui il divario tra vecchi regimi e masse giovani era già evidente: “istruiti, urbanizzati e disoccupati, i giovani arabi sono polvere da sparo”. Il raggiungimento di una massa critica da parte di questi giovani arabi “netizens” si è compiuta, almeno in Egitto, concretizzandosi nel passaggio da giovani “activist” a “hacktivists” pronti a fare breccia nel fire-wall e ha propagare il buzz sfruttando le peculiarità dei diversi social media:
“handy-cams are your eyes; sms are your words; chat at cybercafés; e-skype wiretaps; blog your storytelling; meet-up for a protest; geo-localised your crowd; hash clouds provoke storms; Big G comes on the stage; please record your tweet after the beep. Followers viewers and likers are ur allies!”.
La discussione scaturita in seguito a questi interventi si è sviluppata a partire dalla comparazione tra la situazione economico-politica italiana e la Primavera Araba. In entrambi i casi si tratta di società dominate da gerontocrazie politiche e ordini politici sclerotizzati, tutte caratterizzate da alti tassi di disoccupazione giovanile. Tuttavia esiste un’importante differenza a livello demografico: alle giovani popolazioni arabe protagoniste della primavera si contrappone il basso tasso di natalità ed il conseguente invecchiamento della popolazione italiana.
Un altro tema di discussione è stato il ruolo dell’ideologia nelle proteste e sollevazioni europee e nordafricane. L’assenza di una narrazione ideologica condivisa chiara ed evidente e il grado di influenza del “medium on the message” sono due articolazioni del medesimo discorso, da cui sono nate differenti riflessioni teoriche. Mentre alcuni dei partecipanti hanno parlato della possibilità di una narrazione post-ideologica, altri hanno invece sottolineato l’importanza del tessuto connettivo di stampo ideologico nella crescita virale della rivolta e nel contrasto alla repressione governativa.
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