Dharavi: una lezione per Napoli?

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Il tema del rifiuti e delle problematiche ad esso annesse rimbalza di settimana in settimana tra i tg ed i giornali. Nel Bel paese è sicuramente Napoli a detenere il primato: la capitale partenopea rimane indubbiamente il tempio contaminato di questo disagio ambientale e urbano. Infatti , siamo ormai abituati a vedere da anni scorrere immagini surreali in cui cumuli di sacchetti di spazzattura fanno da contorno a strade, piazze e monumenti, sotto lo sfondo di un cielo denso e grigio distrutto dai continui roghi. Ciò che sembra è che ormai qualsiasi napoletano abbia accettato questo scempio ambientale senza mai ribellarsi, come se non fosse consapevole della sua pericolosità. Eppure il problema non risale ad oggi: a parlarne ci aveva già provato Matilde Serao nel suo libro “Il Ventre di Napoli“, pubblicato all’inizio del secolo scorso.
Passato poco più di un secolo da quando la scrittrice lanciò questo primo allarme, sembra che invece negli ultimi anni non sia successo niente. Scarso risultato hanno avuto le campagne per la sensibilizzazione per la raccolta differenziata. Così come scarso interesse hanno registrato altre iniziative come il meteo-munnezza.
Rimane il fatto che la città è ancora invasa da cumuli di rifiuti. Rifiuti che diventano oggetto di promesse elettorali dei politici di turno pronti ad agguantare la poltrona da poco lasciata vuota: in primis l’attuale Presidente del Consiglio che più volte ha dichiarato che avrebbe risolto la situazione con irrilevanti risultati pratici.

Crescono i cumuli ma non cresce la consapevolezza che i rifiuti urbani possano essere una risorsa. Paradossale è che a capirlo sia stata la provincia di Salerno che rientra nella classifica delle prime 20 città italiane più virtuose per le attività di riciclo  con un tasso che sfiora il 57%.
Eppure un’interessante esempio di come i rifiuti possano diventare energia ci viene dato da Dhravi, famoso slum nei dintorni di Bombay. Lì è sorta una vera e propria industria del rifiuto: vengono riciclati metallo, sapone e plastica per un profitto di ben oltre 700 milioni di sterline all’anno, dando un lavoro a ben 10000 persone con compensi che vanno al di sopra  della media nel settore  dei lavoratori agricoli indiani.

Che sia questo il giusto esempio per Napoli? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

 

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  • Silvia P.

    Con il tema dei rifiuti si tocca un punto dolente per l’Italia…mi fanno ridere le persone che vogliono il nucleare nel nostro paese…ma se non sappiamo smaltire i rifiuti organici figuriamoci quelli nucleari…Penso, ancora, che nessuno si è mai impegnato veramente per risolvere la situazione. In primis il nostro presidente del consiglio il quale, come è solito fare, promette promette ma alla fine….non mantiene! Sperando in un cambiamento con il nuovo sindaco, dovremmop veramente prendere esempio da paesi tanto lontani e tanti meno benestanti di noi come l’India.

  • http://twitter.com/MGaia89 Gaia Mangiavacchi

    Credo che la situazione di Napoli non importi veramente a nessuno perché non tocca da vicino nessun politico veramente “in alto”. Penso inoltre che anche gli abitanti della città siano stanchi e stufi di sentire mille promesse mai mantenute e abbiano gettato la spugna anche loro. Lottare contro i mulini a vento è molto difficile. Ci vuole collaborazione, difficile da ottenere da chi fa solo i propri interessi economici e politici.

  • Francesca Bellini83

    Interessante come in un paese come l’India, dove le norme igieniche non sono certo rigide come le nostre, si sia trovato un metodo efficace sia dal punto di vista ambientale che da quello economico per lo smaltimento dei rifiuti. E che da noi si stia ancora parlando di sensibilizzazione della raccolta differenziata.

  • Tetta Jones

    Ciao Gaia, mi permetto di risponderti in quanto Napoletana Doc: se veramente la questione non interesserebbe a nessun politico perché hanno censurato ben due documentari? Sto parlando di Biutiful Cauntri e Una montagna di Balle che sono stati completamente e chiaramente censurati per evitare di mostrare gli scempi di una politica interessata solo a zittire le richieste della Camorra. 
    Momentaneamente vivo lontano da Napoli ed in casa sono l’unica che differenzia la spazzatura: segno di una forte sensibilizzazione al problema? 

  • http://twitter.com/MGaia89 Gaia Mangiavacchi

    Cara Tetta Jones, 
    intendevo dire che a nessun politico interessa RISOLVERE la questione dei rifiuti a Napoli; è chiaro che i documentari che testimonia la situazione critica della città vengano censurati dalle forze politiche (e forse anche altre forze!). 

  • http://twitter.com/vincent89bis vincenzo

    Chissà chi ci guadagna da tutta questa montagna di “munnezz” forse a Dharavi non ci sono tanti conflitti di interessi, forse in India non ci guadagna qualche migliaio di imprenditori e di politici, e forse a Dharavi vale più la salute, l’igiene e la vita che il dio denaro. La situazione che si va delineando è quella del più intricato thriller americano mai scritto con CIA e KGB inclusi e collusi. Da quando è scoppiata l’emergenza e ancor prima non si parla più solo della solita Camurria ma anche di Calabria, Puglia, Trenitalia, Politica, Bassolino, Berlusconi e soprattutto di Germania….una filiera di rifiuti che costa più di 200 euro a tonnellata  ma ancor di più costa alle famiglie che già si vedono in mezzo alla …. e poi devono pure pagare….e poi gli chiedono di fare la differenziata…come diceva Totò “ma mi faccia il piacere”…dove vanno a finire i rifiuti da riciclare???e chi lo sa…forse sugli stessi vagoni che vanno in Germania….???
    L’Italia sta diventando un immenso cumulo di macerie, di immondizia, di soldi sporchi, di menzogne….e non possiamo far altro che aspettare ansiosi una missione umanitaria…!!!