Open Design City – Berlino : riflessioni su un Hackerspace

  • Sharebar

Dall’Aprile 2010, è iniziato il cammino della Città del Design Libero di Berlino (ODC – Open Design City), uno spazio per la condivisione di risorse, idee, capacità e tempo.

Ispirata da altri spazi hacker e dai Fab Lab, la ODC fa dello sharing aperto la sua filosofia di vita; facendo in modo che tutti si sentano a loro agio ad entrare in relazione ed interagire con questo spazio, senza contare per quanto tempo ne abbiano fatto o vogliano farne parte.

Sebbene venga accostata ad un luogo abitato per lo più da hacker, la mentalità di totale apertura verso il prossimo e la definizione labile del termine hacker, fanno sì che a frequentarla possa essere veramente chiunque.

In fondo l’hacker non è che una persona intenzionata ad apportare delle modifiche a qualcosa, senza averne il permesso, per migliorarlo; e questa interpretazione ci fa allontanare dall’immagine del pirata informatico che viene accostata solitamente al termine. Così anche chi non è un vero “smanettone” può sentirsi tirato dentro.

Anche su questa semi-definizione, poi,  si può discutere, per arricchirla o smentirla, e saremmo ben lieti di sentire altre opinioni.

 

Come tutto ha avuto inizio

 La comunità iniziale si è incontrata mentre ci si preparava per il DMY Maker Lab Festival, durante il festival internazionale del design. Questo primo gruppo esplorò quali fossero le sue possibilità creative avendo a disposizione gente con interessi del tutto diversi, 5 giorni e 200 mq.

Eventi come questo servono a creare legami profondi ed esperienze di condivisione, facendo sì che si scambino racconti riguardanti le proprie storie e si comprendano le capacità ed il carattere di ciascuno, unendo ancor di più i membri del gruppo.

Durante questa prima esperienza di prova, il team di coworking Betahaus vide l’energia che questo primo aggregato di persone sprigionava ed offrì una stanza, un luogo fisico in cui ci si potesse ritrovare insieme per altri successivi progetti. Da lì è partito tutto.

Hanno richiamato l’attenzione di appassionati, designer, sociologi, filosofi ed antropologi, curiosi di documentare come stesse andando.

La voce si è sparsa sia grazie agli eventi organizzati e alle attività svolte, sia per merito del passaparola, ma anche grazie alle comunicazioni fatte online.

Continuano a crescere ma restando un tutto indefinito: dagli spazi di intersezione tra i vari interessi dei partecipanti, vengono continuamente alla luce nuove collaborazioni ed idee.

La forza e la potenzialità creativa della ODC sono in parte anche dovute al suo non volersi dare una definizione stabile, ma semplicemente vivere il divenire, cambiando a seconda delle esigenze del momento e delle persone che la abitano.

 

“Per chi è questo luogo?” “È Per te”

Quando si chiede loro “per chi è questo luogo?”, ci si sente rispondere “per te”, a sottolineare nuovamente che chiunque voglia contribuire è libero di farlo.

In questo Open Space, la gente investe strumenti, capacità, progetti, idee e tempo, mettendosi in relazione con gli altri. Non c’è una visione d’insieme, ma un incrocio di sogni.

In soli 150 metri quadrati, i progetti entrano in collisione, si fondono e vanno a coincidere; i componenti del gruppo lavorano sia in modo autonomo che insieme: sono liberi di organizzare lo spazio e il proprio lavoro come meglio credono. 

 

Invece che cercare consensi, e concentrarsi nella programmazione di una fitta agenda di impegni, promuovono opportunità di connessione e richiami a partecipare.

Chi partecipa agli incontri di programmazione degli eventi futuri, spiega che cosa vorrebbe fare e si vede dare carta bianca.

Se qualcuno desidera imparare qualcosa in particolare, viene attivata la rete di conoscenti e di amici, così da poter rintracciare le persone adatte da chiamare per fare dei brevi corsi.

Non si cercano gerarchie basate sul controllo di ciò che accade, ma si intende invece fornire un ambiente adatto per fare in modo che le cose seguano il proprio corso naturale.

 Molti nella ODC hanno trovato amici e collaboratori preziosi; hanno acquisito nuove capacità ed abilità; hanno imparato ad insegnare agli altri, sviluppando per conto proprio fiducia in se stessi e nuove abilità.

 

Un esempio interessante

 Un’esperienza particolarmente interessante da segnalare, ci è sembrata quella legata all’ingresso nella ODC di un nuovo strumento e di come poi questo è stato modificato e si è evoluto grazie alle esigenze dei membri.

La macchina per il taglio e l’incisione CNC è stata come prima cosa oggetto di studio da parte di un gruppo di manifestanti per i diritti umani. Questi erano arrivati alla ODC con l’idea di delegare il proprio progetto e vederlo realizzato da altri, mentre invece nel giro di 10 minuti si sono trovati con le mani in pasta. Il gruppo li ha istruiti su come utilizzare il macchinario: senza che avessero mai avuto alcuna esperienza pratica hanno velocemente appreso come fare, e anzi sono stati anche in grado di passare questa conoscenza agli altri. Alla fine hanno da soli realizzato un monumento in polistirolo di ben 4 metri, che denunciava le sentenze di prigionia emesse contro gli Iraniani a causa della loro fede religiosa. 

 

Nuove combinazioni tra macchine, idee e spazi

 La natura modificabile del macchinario CNC ha ispirato nuove combinazioni con altre macchine ed in seguito ad accoppiamenti strutturali e modifiche, è stata ottenuta una Tool Bot: una macchina più complessa, composta, atta a realizzare oggetti tridimensionali, stampare, dotata di testina laser blueray, usata per tagliare polistirolo, cartone e legno e combinata con un’interfaccia fisica così che gli oggetti possano venire tagliati secondo un progetto disegnabile a mano.

Ciò che ci appare rilevante in questo esempio è che non sono gli strumenti ad essere al centro dell’attenzione e nemmeno i progetti. Sono le persone a fare lo spazio e a cambiare le cose, le regole del gioco, il mondo attorno.

La mentalità hacker è contagiosa, cresce nelle menti e diventa modo di vivere: libertà assoluta nell’usare gli strumenti secondo le proprie esigenze, modificandoli a proprio piacimento per renderli più consoni ai propri scopi, modellare il mondo anche tramite le relazioni e grazie alla messa in condivisione del sapere.

Questo è un posto in cui i Social Media Strategist possono venir visti intagliare il legno accanto a simpatizzanti delle piattaforme Open Source, hacker collaborare con studenti ed ingegneri.

Durante l’esperienza alla ODC si vivono momenti pieni d’arte, libertà ed ispirazione. I partecipanti sono liberi di prendere l’iniziativa, imparando l’uno dall’altro e collaborando. ODC è un posto in cui si ha il permesso di stringere relazioni.  Anzi, stringere legami è l’unico modo per entrare a far parte di questo mondo. E non è poi questa la logica della Rete?

Sapete di altri progetti come questo? Cosa ne pensate?

Siate curiosi – Siamo curiosi!

Elisabetta Zurovac

Commenta

  • Tetta Jones

    Possiamo considerare anche questo un dono al tempo di internet?! :)

  • Ilaria D’Andrea

    Esempio perfetto di come l’intelligenza
    e la creatività collettiva siano in
    grado di produrre contenuti, applicazioni e senso sfruttando la potenza delle
    connessioni che generano relazioni e condivisione del sapere.

    Quindi sulla base della Teoria
    del Dono di Mauss che “attribuisce al
    Dono un carattere essenziale e cioè creare legami tra le persone e costruire la
    base sociale per gli scambi sociali economici” penso che si possa parlare di
    un dono al tempo di Internet.  

  • Simmonsstummer

    sarebbe molto bello poter realizzare una cosa del genere in italia. A parte qualche esempio però sembra essere una cosa difficile. E’ già da tempo che sto pensando di avviare un’attività come questa ma purtroppo quello che non riesco a trovare è gente interessata. E interessante.