Social network e rivoluzione

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Manifestanti in Nordafrica inneggiano a Facebook

Come testimoniano le news più recenti, la zona del continente africano, in particolare nell’area nord, è in questi giorni agitata da un rilevante sommovimento sociale in cerca di democrazia. Abbiamo visto cadere, dopo i governi di Algeria e Tunisia, anche il presidente egiziano Mubarak, trafitto e scalzato da una rivoluzione democratica tanto inaspettata quanto rapida e più che mai incisiva. In brevissimo tempo, il vento della rivoluzione ha contagiato la Libia, dove la rivolta sta continuando nonostante una sanguinolenta, violentissima repressione. Guardando più a sud, lo Yemen vive lo stesso tipo di eventi, come accade, più a oriente, anche in Asia. In Iran, ad esempio, dove i movimenti di protesta contro il regime di Ahmadinejad si fanno sempre più intensi – e sempre più intensamente repressi.

Questa ondata di rivolte, fatte salve le differenze contingenti ad ogni singolo stato, pare però essere contraddistinta da un dato comune: i sommovimenti hanno tutti origine e sviluppo all’interno dei social network, e nei social network le masse trovano il luogo libero e non controllato per organizzare l’azione e condividere informazioni. Nei giorni scorsi su Rai News 24 un ragazzo egiziano, intervistato dopo la deposizione di Mubarak, ha affermato che la rivoluzione ha subito l’accelerazione definitiva quando il governo ha decretato la chiusura di Facebook: in quel momento, a suo dire, è stato passato un limite.

E non pare essere una casualità il fatto che i regimi coinvolti in questa ondata di insurrezioni abbiano in comune la pratica di chiudere l’accesso alla Rete come prima forma di repressione del dissenso. Se si pensa anche solo ai celeberrimi “carbonari” italiani, e alle riunioni segrete che si tenevano per delineare le strategie d’azione, lo strumento del social network permette ora di intrattenere comunicazioni a distanza, in luoghi diversi e diversamente dislocati geograficamente, senza la necessità di incontrarsi fisicamente in un solo luogo. A dimostrazione di come il social network abbia, nella sua natura, la potenzialità – dal virtuale all’attuale, direbbe Deleuze – di essere mezzo per lo sviluppo di nuove forme organizzative: e forse anche, come sostiene Bernard Stiegler nel recente libro “For A New Critique Of Political Economy” (2010), di una nuova economia politica.

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  • Tiziano Bonini

    Nel 68 gli studenti francesi portarono le radio a transistor sulle barricate e si scambiavano informazioni attraverso le onde radio. la radio è stato il primo social medium “rivoluzionario”. oggi il suo posto è stato preso da Facebook e Twitter.